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...E io pago!
Matteo Mantero | Politica | 19 agosto 2010 alle 16:08:45

Dagli studi effettuati a partire dal 2005 è emerso che il popolo italiano è, inconsciamente, vittima di una enorme truffa. Tutti i contribuenti, dal primo all’ultimo, sono coinvolti in questo raggiro di proporzione nazionale: l’8 per mille che, dietro alla sua immagine “pulita”, nasconde un ingegnoso meccanismo degno di una “associazione a delinquere”.               

Il meccanismo, va detto, funziona grazie all’ignoranza della gran parte della popolazione in materia. Infatti in molti pensano che, non esprimendo alcuna preferenza, il loro 8‰ non venga distribuito oppure vada allo stato. Invece è proprio la “non-scelta” che dà linfa vitale al meccanismo (che potremmo definire perverso) dell’8 per mille.               
    
Il principio è semplice: l’8‰ di chi non applica nessuna scelta sul destinatario (Stato, Chiesa, Assemblee di Dio, Avventisti, Valdesi, Ebrei e Luterani) viene suddiviso in base alle percentuali di preferenza di chi ha scelto il destinatario.Esistono in pratica due fasi di calcolo: la prima è in base alle scelte effettuate, la seconda invece suddivide la restante parte (il 61% nel 2005) in base alle percentuali di chi ha scelto; inoltre, le comunità valdesi e dell’ADI non partecipano, volontariamente, alla 2°fase di retribuzione. Così la Chiesa, che nel 2005 ha ottenuto l’87,25% delle percentuali, si è ritrovata a percepire 782 milioni di euro al posto dei derivanti dalle preferenze espresse, cioè circa il doppio, non proprio bruscolini.         
   
Un altro punto a favore della Chiesa è costituito dalla clausola che regola i pagamenti. Infatti, mentre tutte le destinatarie dell’8‰ vengono pagate a distanza di 4 anni (per esempio l’8per mille del 20007 le associazioni lo vedranno nel 2011), la Chiesa percepisce subito i soldi. Per trovare al causa bisogna risalire addirittura ai Patti Lateranensi del ’29. Lì Mussolini introdusse il sistema delle “congrue” secondo cui lo Stato si impegnava a dare una retribuzione ai sacerdoti. Nel 1984 Craxi modificò il destinatario delle “congrue” che diventò la CEI. La domanda sorge spontanea: ma se la Chiesa no ha a carico nemmeno la retribuzione dei sacerdoti, dove canno a finire i soldi? Sicuramente non vengono impiegati né nel mantenimento dei beni culturali (anche questo è a carico dello Stato), né al pagamento dell’ ICI sulle strutture commerciali che possiede e che corrispondono a circa il 20% degli immobili italiani (!) (ovviamente paga sempre lo Stato). Insomma, complessivamente lo Stato italiano spende 4 miliardi (sì, miliardi) di euro solo per pagare decime e privilegi ecclesiastici. Va ricordato che questo “pagamento” venne stabilito nei Patti Lateranensi in cambio della non interferenza, da parte della Chiesa, nella politica italiana, clausola che, a mio parere, è tutt’altro che rispettata (vedi PACS/DICO, RU486, divorzio, aborto…).

Tirando le somme, il bilancio della Chiesa può dormire sonni tranquilli, finché pagano i cittadini italiani, cattolici, atei o agnostici che siano. Del “miracoloso” guadagno dell’8 per mille, oltre 800 milioni, solo 190 milioni sono andati alle opere di carità (missioni nel Terzo mondo, case di accoglienza…). E tanti saluti alla solidarietà internazionale e all’economia italiana che si svena per pareggiare il bilancio. Ma, per l’ennesima volta, ci siamo tirati la zappa sui piedi da soli.



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