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(Si sta leggendo una poesia di Petrarca, una canzone dedicata a Laura...)

BELLINO: A cosa servono le parentesi in questa poesia?

D’ANTONA: Ad evidenziare le forme di Laura!

PROF. D’AMICO: Siamo proprio arrivati alla fame...


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Una scelta di vita
Alice Arba | 19 agosto 2010 alle 16:19:54

L’essere umano è padrone della propria vita e può decidere di porre fine alle proprie sofferenze se le terapie si trasformano in accanimento terapeutico. Chiarisce Rita Levi Montalcini: <Morire con dignità è un diritto individuale e il testamento biologico va scritto esclusivamente per noi stessi. Non si decide mai per gli altri>. I casi di malati terminali sono numerosissimi e oltre 30mila persone hanno sottoscritto un appello a favore di un referendum per il testamento biologico, in nome del diritto di ognuno di decidere se e fino a quando ricevere delle cure: con esso si arriverebbe ad una morte naturale, evitando così l’eutanasia e cioè l’estremo rimedio alla tortura di una vita artificiale. Alla domanda del sottosegretario Rocella: <Come si può dire che una vita non è degna di essere vissuta?>, risponde la storia di Angela che, indigente e malata di cancro, vuole morire e chiede l’eutanasia: una <morte dignitosa piuttosto che una vita di stenti, dolore e umiliazione>. Anche due importanti genetisti, Luca e Francesco Cavalli Sforza, hanno rivendicato il diritto dell’uomo alla libertà di scelta. La questione, in realtà, dovrebbe considerarsi già risolta in virtù dell’art.32 della nostra Costituzione che afferma che nessuno può essere obbligato a qualsivoglia trattamento sanitario. La nostra vita ci appartiene, dunque, siamo noi che ne disponiamo: il rifiuto delle cure, secondo la nostra Costituzione, è legittimo anche quando dovesse comportare la morte del soggetto. Il professor Francesco Fedele, presidente della Società italiana di Cardiologia, afferma: <Una società scientifica è tale se ha come suoi capisaldi laicità ed eticità, per cui il medico deve accompagnare il paziente ad una buona morte. Il testamento biologico va bene, ne sono convinti otto cardiologi su dieci, e penso che il depositario del testamento dovrebbe essere proprio il medico>. Mentre in Italia la discussione si fa ideologica, gli altri Paesi europei legiferano a difesa dei diritti civili. In Danimarca si può chiedere di non essere tenuti in vita con il testamento biologico. In Svezia il suicidio assistito non è punibile e l’eutanasia è depenalizzata, così come in Olanda, in Belgio è disciplinata per legge. In Svizzera il suicidio assistito non è reato se il malato è giudicato consapevole. In Francia l’eutanasia è illegale ma il codice distingue tra attiva e passiva. In Gran Bretagna è illegale, ma in molti casi i tribunali hanno riconosciuto i diritti dei malati all’autodeterminazione; qui è nata EXIT, prima associazione proeutanasia. In Germania e Spagna le disposizione testamentarie normali permettono di dare indicazioni anche sul proprio diritto a morire. Nel nostro Paese la subalternità dei politici nei confronti delle gerarchie cattoliche impedisce di applicare le libertà costituzionali. Basti ricordare a questo proposito il caso di Eluana Englaro: come è possibile che l’esecuzione di una sentenza venga impedita da un dogma religioso o da un decreto ministeriale? È singolare come nel nostro Paese (e solo nel nostro!) l’attività legislativa debba essere condizionata da un’etica di parte: in Italia si vede avanzare sempre di più una pericolosa ondata, che potremmo definire “neoguelfa”, nonostante ripetuti sondaggi abbiano sempre indicato una maggioranza di italiani favorevoli all’autodeterminazione. Su questioni così delicate e personali è bene che sia il cittadino a decidere. Anche se i fatti parlano diversamente, bisogna sempre ricordare che ognuno di noi è libero, libero di vivere bene ma anche di morire dignitosamente.

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