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"Proteggete i miei padri"
Alice Arba | Politica | 19 agosto 2010 alle 16:35:04

Il revisionismo politico ad uso strumentale, per distorcere la storia ed omologare valori contrapposti, sta tentando di diventare revisionismo giuridico. Un gruppo di senatori di Alleanza Nazionale ha presentato al Senato il 23 giugno 2008 una proposta di legge da far rabbrividire la nostra Costituzione.

"L’istituzione dell’Ordine del Tricolore deve essere considerata un atto dovuto verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della bontà della loro lotta per la rinascita della Patria": così la legge vorrebbe equiparare i repubblichini di Salò ai partigiani del Corpo Volontari della Libertà.

Per comprenderne la gravità è necessario rifarsi con chiarezza all’orizzonte della nostra cultura politica ed istituzionale: la memoria di un’Italia che ripudia il fascismo è parte integrante della nostra identità. Non si tratta di demonizzare nessuno, nè di coltivare odio, nè di imbavagliare la ricerca storica e la diversità di opinioni. Ma tutto non si può confondere.

Non si possono equiparare i combattenti a favore del nazi-fascismo, della dittatura, delle leggi razziali, dei campi di sterminio con i combattenti per la libertà, per la democrazia e l’eguaglianza dei diritti. Il progetto di legge dichiara <>. Ma il Tricolore per il quale repubblichini e partigiani combattevano era solo un simbolo, che nascondeva valori opposti. Il leader del PD Dario Franceschini sostiene che <<è inaccettabile voler equiparare chi lottò e morì per la democrazia a quelli che combatterono dalla parte sbagliata>>.

La proposta N. 1360 invita alla “rimozione collettiva della memoria”: anche Foscolo si sarebbe indignato, perchè egli rivendica il significato per i vivi dell’esempio dei morti e l’importanza di distinguere, tra i morti, le virtù dai delitti. Il senso stesso della civiltà è affidato a questa distinzione tra valori e disvalori del passato: un popolo che non ha memoria è un popolo senza futuro. <> è il grido di denuncia foscoliano che echeggia dai Sepolcri fino ai giorni nostri: il fatto che la Repubblica italiana sia nata dalla lotta contro il fascismo e neghi nella sua Costituzione il ripristino del disciolto partito fascista impone ai vivi di assegnare un significato diverso ai morti dei due schieramenti. Non si deve, certo, disprezzare la scelta di nessuno, nè la buona fede personale; ma il valore pubblico, storico, civile di una scelta o di un’altra non può essere considerato indifferente.

Parificare i repubblichini ai partigiani significa dimenticare eccidi, stragi, stupri, rappresaglie contro civili inermi, crudeli genocidi. Se il tentativo fosse riuscito, sarebbe stata un’infamia, un vergognoso colpo di piccone alla Costituzione nata dalla Resistenza antifascista. Il presidente Silvio Berlusconi non ci rassicura dicendo, incredibile dictu...<>.

Oggi e in futuro dobbiamo ricordare che: “dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buona fede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, chè di queste non ce ne sono”. (Italo Calvino)



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