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Il fascismo sulla cresta dell'onda
Giulia Frumento | Politica | 19 agosto 2010 alle 16:36:30
“E’ possibile che nella società contemporanea si ricreino le dinamiche dei sistemi totalitari?”
Questo è l’ interrogativo che viene posto nel film “L’ Onda” , dove un professore,  in una settimana di corsi di approfondimento,  sperimenta con i suoi studenti i metodi che hanno portato all’ autocrazia. Il termine autocrazia deriva dal greco “autokràteia” e indica un potere assoluto, un comando dispotico, una forma di governo in cui il “sovrano“ trae i suoi poteri dalla sua stessa persona e non riconosce limitazione alcuna della sua autorità. Una forma di governo che nel corso del Novecento si è espresso in Italia con il Fascismo e in Germania attraverso la barbarie nazista.
In generale, le cause sociali e politiche che danno origine ad un regime totalitario possono essere individuate nella crisi economica, nella disoccupazione, in un progressivo aumento dell’ ingiustizia sociale , nella manipolazione dei mezzi di informazione e nella delusione per la politica democratica che innescano nazionalismo e  xenofobia.
Tale organizzazione politica trova la sua essenza nel terrore e nella violenza verso tutti coloro che manifestano un pensiero diverso dal modello proposto.
In ambito scolastico, come accade nel film, autocrazia significa compattare una classe di studenti in nome di una presunta superiorità del corso di appartenenza e discriminare ed escludere chi non accetta gli stupidi rituali voluti dal leader: un prof autoritario abbastanza ottuso da prendersi sul serio, una divisa, un po’ di disciplina e… il gioco è fatto!
L’Onda tende, poi,  ad abbattersi contro i “nemici” esterni scoprendo il fascino della  supremazia, su compagni e docenti più deboli, e della violenza su coloro che hanno osato opporsi. Ciascun membro vede nel gruppo un mezzo per sfogare la propria rabbia , per mascherare le proprie insicurezze e per incanalare il proprio disagio attraverso una disciplina e un ordine in cui si dissolve la singola identità, a favore dell’ amore e della fedeltà al gruppo. I giovani del film , ad esempio, sono individui in continuo dissidio con il mondo degli adulti e afflitti da una terribile solitudine, alla quale si unisce un vago desiderio di cambiare il mondo. Nei ragazzi sono state instillate le cellule del totalitarismo attraverso piccole scelte di vita scolastica e quotidiana dando forma e soluzione alla loro confusa ricerca di identità.
Dietro l’ unione del gruppo si nasconde un leader, che porta con sé l’insoddisfazione per la propria vita e un complesso di inferiorità nei confronti dei suoi simili, che alimenta ossessivamente la voglia di emergere e di dominare: dietro ogni leader autoritario e macho si nasconde un patetico caso umano, la storia e la quotidianità lo confermano!
Alla fine, come dimostra il film, è possibile in ogni momento e luogo – anche nel nostro liceo - che si ricreino modelli o caricature di un regime autoritario, poiché il passato più cupo, con tutte le sue spaventose e sconvolgenti conseguenze morali e sociali, non è detto che sia stato completamente spazzato via dai nostri orizzonti moderni e civili, dalle nostre coscienze di uomini liberi o dalle nostre piccole manie di grandezza.



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