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Il razzismo non è un capitolo chiuso
Eleonora Poggi | Società e Costume | 19 agosto 2010 alle 16:38:27

Alla parola immigrato nella mente degli italiani si associa la sporcizia, la droga, l’alcool, i furti e gli stupri. Nessun italiano ricorda, pensando all’immigrazione, che anche noi siamo stati immigrati: fra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento immigrammo in America dove pensavano dei nostri avi quello che noi pensiamo degli immigrati albanesi, marocchini, tunisini… Li discriminiamo in partenza, perché siamo propensi a pensar male di quell’immigrato anche se non lo conosciamo. Il razzismo non è storia del passato, presente solo nei libri, ma è radicato nella mente di molti italiani.Alla fine dell’estate 2009 in una spiaggia di Genova un minorenne stava annegando e ha rischiato di morire a causa dell’indifferenza generale: nonostante le grida del ragazzo i bagnanti genovesi restavano comodamente sdraiati a prendere il sole. A salvarlo è stata una donna di quarantanove anni cardiopatica: il giovane non è stato aiutato subito perché marocchino. Omettere soccorso solo perché ad annegare è un immigrato è una pura dimostrazione di razzismo.La periferia della capitale ha un grave problema con la convivenza fra immigrati e italiani. Le aggressioni a sfondo razzista non si contano, i pretesti sono tanti a volte basta uno sguardo alla ragazza sbagliata. E’ il caso del bengalese ridotto in fin di vita da una banda di teppisti a Tor della Monica. Tra gli assalitori romani vi era un bambino di dodici anni. Il ragazzo pestato era conosciuto dagli abitanti del quartiere che, hanno assistito da spettatori al raid, senza muovere un dito per aiutarlo.“Qualsiasi arma va bene per picchiare il “nemico” con la pelle scura”, scrive il giornalista della stampa di Torino Claudio Laugeri. Nel cuore di Torino l’unica spiegazione per due tentati omicidi è l’odio razziale. In un primo caso il gruppo di razzisti ha preso a pugni e coltellate un marocchino perché aveva un’amica italiana, per loro è stato un affronto. Il secondo pestaggio razzista, compiuto dallo stesso gruppo di italiani è avvenuto venti minuti dopo e un bengalese è stato colpito per non essere italiano. Un decreto dell’ATM del 1931 stabiliva i requisiti necessari per poter essere assunti e secondo questa regola dovevi essere cittadino italiano o europeo. Quest’anno un marocchino ha presentato la domanda per partecipare al concorso ed è stato escluso per un decreto dell’era fascista ancora in vigore nel 2009. il giovane si è rivolto al Tribunale del lavoro di Milano che gli ha permesso di presentare domanda per l’assunzione e ha imposto all’ATM di abolire l’infamante decreto che discriminava i cittadini immigrati. I nostri “centri d’accoglienza” sono prigioni, lo dice il presidente della Croce Rossa, Massimo Barra: rappresentano il bisogno degli italiani di sicurezza per paura del diverso. Il reato di clandestinità, introdotto dalla legge Maroni, ha creato un’ingiustizia (al vaglio della Corte Costituzionale) perché punisce anche chi non ha commesso reati e lavora onestamente per sopravvivere o mantenere la famiglia: è l’aumento del “soggiorno” nei centri d’accoglienza per gli immigrati da 2 a 6 mesi. Ha esacerbato gli animi e provocato rivolte. Il mondo e l’ONU ci guardano allibiti. Oggi gli italiani si nascondono dietro a parole come “identità” per avere l’illusione di un pensiero comune a tutta la nazione. Esistono molte identità, ad esempio quella religiosa, politica e culturale, ma oggi alla richiesta di un esempio la risposta è sempre: identità etnica. La diversità è sempre esistita fra le culture e le arricchisce: “In realtà vogliamo difendere i nostri soldi… E siamo diventati sempre più soli e più poveri, di idee e nel linguaggio, non riusciamo più a guardare lontano, che è ciò che ha fatto umani gli esseri umani” (Marco Aime, La Stampa). Un manifesto degli anni ’90 diceva: “Il tuo Cristo è ebreo, la tua macchina è giapponese, la tua pizza è italiana, la tua democrazia greca, il tuo caffé brasiliano, la tua vacanza turca, i tuoi numeri arabi, il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è straniero”. 

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