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"La vendetta di un genio incompreso"
Francesca Leoncini | Rubriche | 19 agosto 2010 alle 16:49:29

"Nella mia vita di umiliato e offeso la narrazione mi è parsa lo strumento, in assoluto, del riscatto e della vendetta". Sono queste le parole con cui l'Ingegnere Carlo Emilio Gadda, genio della letteratura Italiana novecentesca, descrive la propria matrice letteraria: la scrittura come "vendetta" contro la "realtà merdosa" della ritualità borghese e del fascista cialtrone e parolaio. La sua personalità è segnata da una profonda delusione storica e da laceranti ferite interiori. Il suo sofferto trascorso contribuisce alla creazione di due capolavori assoluti del romanzo italiano: "La cognizione del dolore" e "Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana". La chiave di lettura di entrambi è l'ossessione del nevrotico autore per lo sporco,autentica metafora del disordine. I due romanzi sono il disperato tentativo di rappresentare la totalità della realtà, creando personaggi che si ergano a paladini di un mondo dominato da una logica perfetta.   

Nella "Cognizione del dolore", Gadda, proietta numerosi ed espliciti riferimenti autobiografici, primo fra tutti il sofferto rapporto con la madre, "colpevole" di avergli inflitto veri o supposti torti, nell'infanzia. Inoltre la vicenda è ambientata in un immaginario paese Sudamericano, che, però, assomiglia molto alla Brianza. I protaonisti sono, appunto, il crudele Ingegnere Don Gonzalo e la vecchia madre, destinata a perire in un assassinio, vittima designata della violenza. L'esile trama serve solo a conoscere il dolore dell'esistenza, la cognizione, che caratterizza i due, legati da un rapporto viscerale amore-odio.
Tema centrale del libro è la convulsa ossessione di Gonzalo per lo sporco, di cui il "croconsuelo", il gorgonzola, è simbolo per eccellenza: “L’ignominia di tutte le ignominie, il croconsuelo, elevato dal costume villereccio a principe dei cibi”.
Non è un caso che il tragico omicidio avvenga in seguito all’apice di rabbiosa indignazione di gonzalo, manifestato con una violenta sfuriata nei confronti della madre, per il terrore che lo sporco di servi e contadini, accolti nella lussuisa villa, possa esonerare le difese. Ma il libro manca del capitolo finale e l’identità dell’assassino rimane ignota, anche se è innegabile come l’inconscio e sadico desiderio del protagonista fosse diretto a questa meta.
Differente è, invece, l’impostazione di “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” , un giallo, privo di elementi autobiografici, che ruota intorno ad un fatto realmente accaduto, L’assassinio al 219 di Via Merulana, di una ricca borghese, Liliana Balducci. All’ “azione delittuosa” corrisponde una “contro-azione razionale”, di cui è protagonista il commissario Francesco Ingravallo, “Don Cioccio”, per di più amico della vittima. Questo alter ego di Gadda, si fa portatore della sua filosofia, secondo la quale un evento non avviene, nè si sviluppa per un’unica causa originaria, bensì per una concomitanza di circostanze; il romanesco “gnommero” del commissario. Così la vicenda si dipana in infinite direzioni e, giunto ad un passo dalla fine, il romanzo si interrompe bruscamente. Nell’assassinio Balducci si fiuta la “BELVA INFINITA” ma anche l’allegoria del fascismo, secondo Gadda narcisistica e voluta esibizione dell’ ”IO-MINCHIA” , Benito Mussolini. L’opera, pubblicata dopo la Seconda Guerra Mondiale, si distingue per rabbbiose invettive contro Mussolini: “Quer gallinaccio co la faccia fanatica a Palazzo Chigi”.    

Lo stile, composto di infinite digressioni, si combina con l’mitazione linguistica della realtà, in cui i termini aulici cozzano con quelli volgari. Il “pasticcio” linguistico, costituito dall’impiego di diversi dialetti, è l’immagine speculare del “pasticcio” dellla realtà.

Il NON-FINITO LETTERARIO che caratterizza questi romanzi è VOLUTO, l’autore non conclude perchè la vita, caotica e disordinata, non conclude.

Gadda non vede altra prospettiva, al di là della vendetta letteraria, del solitario declinare verso la morte: ” L’OBOLO CHE PAGHERO’ A CARONTE SI CHIAMA DOLORE “.



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