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Quanto giusta credete che sia una sentenza che decreta morte?
Alessia Parodi | Diritti | 19 agosto 2010 alle 16:53:56

Una società civile deve riuscire a conciliare i diritti umani fondamentali con le esigenze di sicurezza della comunità. È pertanto necessario definire gli ambiti entro i quali l'esercizio della giustizia può agire, chiedendoci se è lecito punire per mezzo della pena capitale.

Partendo dal presupposto che la vita è un valore assoluto e inalienabile dell'essere umano, la pena di morte è una violazione irrimediabile della sacralità della vita stessa e della dignità umana che impoverisce, e non difende, gli stati che la applicano.

Non esiste nessuna istituzione che possa essere considerata al di sopra dell'uomo. Coloro che esercitano il potere sono uomini come quelli che vengono giudicati.

La Dichiarazione Universale dei diritti Umani afferma, negli articoli 3 e 5, che ogni individuo ha diritto alla vita, alla sicurezza della propria persona, alla libertà, e non può essere sottoposto a tortura o a trattamenti e punizioni crudeli, inumane e degradanti.

La pena deve, quindi, corrispondere a criteri di umanità, offrendo possibilità di rieducazione e recupero a chi ha sbagliato, non privando nessuno del diritto di pentirsi.

Nei paesi i cui governi hanno introdotto la pena di morte, essa finisce per colpire la piccola criminalità, i poveri e gli immigrati: individui isolati, non privilegiati o non protetti dal dio denaro. Il 90% dei condannati a morte negli USA non ha risorse finanziarie per pagarsi degli avvocati qualificati, di conseguenza gli incarichi vengono assegnati ad avvocati giovani, inesperti o poco disposti ad impiegare il loro tempo per casi non remunerativi.

Nessuna società può contare sull'infallibilità dei propri tribunali. Gli imputati possono essere costretti a confessare reati che non hanno mai commesso  mediante maltrattamenti e torture, mentre i giudici possono sbagliare in buona fede o perché condizionati dalla mentalità dominante, ricca di pregiudizi politici, ideologici o razziali. Ad esempio negli stati meridionali degli USA la condanna a morte per violenza carnale è quasi inevitabile per un nero se la vittima è bianca, è possibile per un bianco, ma del tutto improbabile se la vittima è di colore.

Negli USA, in questi ultimi anni, sono state giustiziate 23 persone la cui innocenza venne confermata pienamente in seguito.

Per quanto riguarda la Cina i processi vengono addirittura interrotti per accelerare l’esecuzione degli imputati.

Le Nazioni che mantengono la pena di morte hanno, spesso, tribunali militari o speciali, che possono emanare condanne capitali senza dover celebrare equi processi o senza prevedere il diritto di appello.

Insomma,  la pena capitale cancella la possibilità della vittima di ottenere la modifica di una condanna errata e sancisce l’incapacità del sistema giudiziario di correggere i propri sbagli.

È statisticamente provato che, nei paesi dove viene applicata, la pena di morte non è dissuasiva nei confronti dell’illegalità.

In Giappone gli studi di una psichiatra, condotti per due anni su un campione di 145 assassini, hanno dimostrato che nessuno degli intervistati aveva pensato, prima di commettere il crimine, al rischio di essere condannato a morte. Questo perché i delitti erano stati compiuti sotto l’influsso di violente emozioni come l’ira o la vendetta.

La maggior parte dei reati crudeli e insensati vengono compiuti da persone con serie anomalie mentali, incapaci di prevedere le conseguenze delle loro azioni, d’altra parte la mafia e le organizzazioni criminali, che  sulla violenza e sulle connivenze politiche costruiscono i loro imperi finanziari, non si fermano certamente davanti allo spauracchio della pena di morte.

Sul piano morale, invece, l’uccisione premeditata e a sangue freddo di un essere umano compiuta dallo stato non rende migliori dell’assassino, bensì peggiori, perché unisce la violazione dei diritti umani alla barbarie della vendetta.

Il progresso vero nel campo della giustizia non lo si misura sulla base della punizione dei colpevoli, ma sulla capacità che hanno gli uomini di non  creare quelle condizioni per cui diventa relativamente  facile il sorgere dell’illegalità.

La criminalità può essere debellata migliorando il tenore di vita di tutti i cittadini, promuovendo rapporti umani fondati su valori in cui tutti gli uomini possano riconoscersi, costruendo una società in cui la dignità umana venga salvaguardata, inclusa quella dell’assassino.



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