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In nome dei diritti universali dell’uomo
Alessia Parodi | Religione | 19 agosto 2010 alle 17:01:52

Si è dibattuto e, probabilmente, si dibatterà ancora molto sulla presenza dei crocifissi all'interno delle scuole italiane, ma è indiscutibile che i simboli sacri debbano trovarsi solo nei luoghi di culto e che altrove siano del tutto inappropriati.

In uno stato laico una religione non può esporre i suoi simboli in luoghi pubblici nei quali tutti si riconoscono. Laicità indica, infatti, “la rivendicazione da parte di un'entità collettiva dell'autonomia decisionale rispetto ad ogni forma di condizionamento ideologico o religioso”.

In Europa lo stato moderno non abbraccia una fede come un privato cittadino, ma è asettico, non permeato da valori e principi religiosi o “identitari” specifici. Tale principio racchiude in sé un insieme di altri valori fondamentali come quello di uguaglianza, libertà, democrazia e solidarietà.

Non a caso l'affissione del crocifisso nelle aule scolastiche è in contrasto con la nostra Costituzione che, all'art. 7, riconosce la piene autonomia e indipendenza tra stato e Chiesa a condizione che nessuno interferisca nell'ordinamento dell'altro. Il cristianesimo non è religione di stato.

Nella Costituzione Europea non sono state volutamente riconosciute e citate le radici cristiane del continente per non privilegiare alcuna religione e non alimentare l’intolleranza verso le minoranze.

La tradizione del simbolo religioso nei luoghi pubblici è stata imposta con l'avvento della dittatura fascista, quando il cattolicesimo venne proclamato religione di stato. La presenza della croce a scuola non è prevista da alcuna legge dello Stato, ma è solamente contenuta in due regi decreti, non aventi forza di legge, di epoca fascista che la considerano “parte integrante dell'arredamento scolastico”, facendole assumere un'importanza pari a quella di un attaccapanni.

Il crocefisso brandito come una spada contro qualcuno porta alle crociate, cioè alla violenza e all'intolleranza. Dobbiamo liberarci del “nostro” Dio che ci siamo costruiti illudendoci che fosse assoluto: viviamo in una società multietnica e il multiculturalismo impone  un confronto in termini di uguaglianza e di libertà tra valori, modelli culturali e stili di vita diversi da quelli seguiti dalla maggioranza di un popolo. Ogni credo, che auspichi la pace tra i popoli, deve avere il coraggio di relativizzarsi, ammettendo che altri indirizzi religiosi siano possibili.

La promozione del pluralismo non significa esaurimento della propria identità, ma concepire che le radici culturali europee non sono riconducibili ad un'unica matrice.

La Corte di Strasburgo, in nome dei diritti universali dell'uomo, ha stabilito che il crocifisso in aula, in quanto simbolo riconosciuto dalla religione cristiana, viola la libertà dei genitori di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni. Nessun ragazzo può essere costretto a studiare “sotto la croce”, perché la sua esposizione obbligatoria è lesiva della libertà di coscienza.

Solo un'aula libera da icone permette l'incontro e lo scambio di tradizioni, idee e solidarietà.

D'altra parte la croce non è declassabile a un simbolo culturale e identitario, come cercano di fare alcuni politici “cattolici”, privandolo del suo vero significato, perché una dei principi delle grandi religioni monoteiste è l'universalità: non si può costringere un simbolo universale nel patrimonio di un solo popolo. Appellarsi ai regi decreti fascisti per rendere legale la sua affissione è offensivo nei confronti stessi della croce, che si riduce a una suppellettile scolastica o ad uno strumento di lotta politica.

Siamo cittadini di uno stato laico che alcuni fanatici e molti miopi vorrebbero “etico”, cioè più vicino all’Iran che all’Europa. Se discriminiamo oggi le opinioni e le fedi diverse dalle nostre, se rivendichiamo privilegi che offendono la ragione, ci ritroveremo a vivere oppressi da un governo “devoto” e intollerante verso ogni forma di pensiero e di libertà individuale, vedendo così cadere sotto i nostri occhi - e grazie alle nostre mani - la democrazia.



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