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E' colpa mia
Gabriele Lugaro | Giovani | 19 agosto 2010 alle 19:57:33

Sono appena tornato dalla manifestazione del 12 marzo 2010 indetta dalla CGIL e supportata da diverse forze politiche della sinistra parlamentare e non. Che dire, è stato, probabilmente, l’ultimo mio sciopero da liceale: standard. Solito corteo, solita manifestazione, soliti cori, solita gente che fa casino. Certo, non posso dire che l’affluenza sia stata maggiore della manifestazione dell’anno scorso (ah, bei tempi!), ma devo dire che mi aspettavo minore partecipazione. Insegnanti, maestre, dipendenti pubblici, di tutto e di più per dire un forte no ai tagli approntati dal governo italiano al sistema scolastico. Grave pecca del corteo è stata l’assenza di un serio coordinamento studentesco: i ragazzi hanno aderito senza organizzare nulla di proprio, abbandonandosi a sit in un po’ “campati per aria” e facendosi trascinare da gente che non sapeva neanche le motivazioni per cui stava scioperando.

Molto qualunquismo, molti cori privi di significato (“occupì-occupà occupiamo la città”), giusto per far qualcosa di diverso, per passare come i “ribelli” della situazione. Qualche ragazzo ha provato a parlare al megafono, a dir qualcosa di serio, ma è stato subito sovrastato dagli applausi e dal casino dei “capoccia” del corteo degli studenti (capoccia tra virgolette, perché penso, e spero, che nessuno accetterebbe mai di mettere in mano l’organizzazione della manifestazione a determinati personaggi). Poi giri un po’ per il corteo, incontri due amici, scambi due parole e pensi: “standard sì, però almeno incontri gente che la pensa come te”. Ma non è finita. Il culmine arriva quando due tizi (e scrivo tizi perché “persone” presenterebbe un grado di intelligenza che, sulla fiducia, i due tizi non meritano) decidono di legarsi (sì, legarsi) in mezzo a piazza Mameli. Si forma una piccola calca di studenti, carabinieri e sindacalisti intorno ai due tizi che poi, voilà, volevano semplicemente fare uno scherzo. Si slegano tranquillamente, ridono. Beati loro. A mezzogiorno termina tutto e questa manifestazione mi lascia l’amaro in bocca. La grande affluenza di dipendenti statali mi ha fatto piacere, però, giuro che a vedere gli studenti mi ha pianto il cuore.

Per carità, non voglio fare quello che dice “eh, ai miei tempi sì che c’erano degli scioperi veri”, non mi interessa. Tuttavia, non riesco a trattenermi dal dire che, una volta, la gente che organizzava gli scioperi e vi partecipava era gente seria, che si impegnava, che ci metteva il cuore e lo faceva perché credeva in ciò che stava facendo. Io stesso, con altre persone, l’anno scorso mi ero impegnato moltissimo per organizzare lo sciopero e la cogestione. Andavo nella sede della CGIL a stampare i volantini, pomeriggi passati a “tappezzare” le pareti delle classi con due fogli: uno con i punti base dello sciopero e l’altro con le motivazioni approfondite per cui si doveva scioperare. Era un’altra cosa. Oggi vedo un paio di c******i (perdonatemi il termine dettato dalla foga) che si spintonano in corteo, si limitano ad urlare uno sterile “Berlusconi pezzo di merda” e la cosa finisce lì. Ribelle sì, però dopo un po’ mi passa la voglia. Queste sono le future generazioni (salvo qualche eccezione).

E la colpa di chi è?
Di tutti, dalla tv alla società, fino ad arrivare agli insegnanti. Ma mi sento di dire che la colpa è anche mia (nostra, per quelli che la pensano come me). La colpa è mia perché sto qua a scrivere un articolo colmo di frustrazione nei confronti di ragazzi che alla fine non hanno fatto niente di male... L’esempio doveva arrivare da noi, “i più grandi”, di quarta e quinta. Allo stesso modo in cui noi eravamo spronati, quando eravamo in prima, dagli studenti più grandi, ora avremmo dovuto adempiere al nostro dovere e cercare di portare quel minimo di coscienza nelle menti dei ragazzi più giovani. Provarci almeno. Renderli consci del fatto che vivono in un mondo che non è quello della tv, il nostro mondo è fatto di tagli alla scuola, di licenziamenti, di cassa integrazione, di mafia, di malasanità e cattiva politica.

Dovevamo semplicemente fare quello, e non lo abbiamo fatto. E allora ci ritroviamo (mi ritrovo?!) ad infuriarci perché gli scioperi non sono organizzati bene, perché non c’è nulla di costruito dietro, perché alle assemblee di istituto c’è la festa di carnevale (in cui tra l’altro nessuno si maschera) e non si parla mai di un c***o di niente di serio. E, per quanto mi riguarda, l’unica persona che mi viene da incolpare sono io. E’ colpa mia! Avrei voluto candidarmi, organizzare più cose, metterci più impegno e non l’ho fatto. Per cui questo lungo lamento, perché di articolo non si può parlare, alla fine non è altro che un’ammissione di colpa.

“E' colpa mia se siamo diventati indifferenti, più poveri più tristi e meno intelligenti. E’ colpa mia che non mi curo delle tue speranze, forse perché delle idee non so più che farne. E’ colpa mia, non ci avevo mai pensato. E’ colpa mia, non presto mai troppa attenzione. E’ colpa mia, perché non prendo posizione.”

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