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Intervista a Lorella Zanardo
Marta Messeri, Giulia Frumento e Debora Rossi | Interviste | 16 ottobre 2010 alle 18:52:58

Consulente organizzativa, formatrice e docente, Lorella Zanardo scrive e si occupa di tematiche inerenti il femminile. Fa parte del Comitato Direttivo di WIN, organizzazione internazionale di donne professioniste con sede ad Oslo , è speaker apprezzata in convegni internazionali di donne, dove tratta il tema della conciliazione sostenibile tra vita privata e professionale. Ha ricoperto importanti ruoli direttivi manageriali in organizzazioni multinazionali sia in Italia che all’estero, in particolare a Parigi dove ha coordinato progetti europei. E’ stata consulente e docente nei paesi dell’Est per la Comunità Europea. Si è occupata lungamente di gestione dei Cambiamenti organizzativi, ideando tra l’altro il corso “L’Arte del Cambiamento”. Ha gestito progetti di Diversity Management apprenden-done i modelli in Canada e in USA. Ha coordinato il 1° Master in Etica del Business. Laureata in Letterature Straniere con una tesi sul teatro inglese contemporaneo, ha successivamente conseguito un master in Business Administration. Studiosa di Paesi mediorientali, ha girato un documentario in Iraq durante l’embargo: “L’Iraq prima della guerra”.


Salve, siamo le inviate del “Farò del mio peggio News”, il giornale studentesco del Liceo Scientifico Statale “O. Grassi”. Possiamo farle qualche domanda?

Certo.

Il corpo della donna nella pubblicità. Che pensieri innesca nella mente femminile e in quella maschile?

Per quanto riguarda quella femminile, penso che inconsciamente ci penalizzi e ci faccia sentire in qualche modo più deboli, infatti se prima di andare ad un colloquio di lavoro vedo un cartellone pubblicitario con un corpo di donna nudo, mi sento inferiore e insicura, cosa che è stata dimostrata anche da recenti studi. Lo stesso discorso vale per gli uomini, che a causa della sovraesposizione a questo tipo di immagini, non si sentono all'altezza di donne così provocanti e cariche di erotismo.

Come dovrebbero essere le donne nella TV italiana?

Non voglio dare una “ricetta” di modello ideale, l'obiettivo del tour è infatti far sì che i giovani si pongano delle domande perché da qui a poco tempo siano proprio loro a pensare ad un modo diverso di rappresentare la donna in TV. Una cosa è certa, la televisione italiana propone al 90% il modello della “donna in mutande”: sarebbe opportuno chiedere che, così come nella società esistono tanti tipi di donne, anche nella TV italiana si noti questa differenza.

Il fatto che il più delle volte sia il corpo della donna ad essere mercificato è determinato, secondo lei, anche da fattori storici, cioè dal ruolo che essa ha ricoperto durante la Storia?

Sicuramente c'è una stretta relazione tra la storia e la situazione italiana attuale della donna, come sostiene la ricerca del CENSIS e riporto nel mio libro, nonostante il femminismo italiano abbia fatto da maestro a questo movimento a livello europeo. Molti si chiedono il perché di questa ricaduta, causata in parte da un trentennio di umiliazione televisiva. C'è da dire che in Italia vi è un maschilismo pernicioso (dovuto anche alla cultura religiosa) assente nei Paesi nordici, dove il potere delle donne è consolidato da tempo. 

Come mai le donne italiane contemporanee non lottano più per fare emergere la qualità della loro essenza femminile ed i loro diritti?

Sono dell'opinione che chi è cresciuto con questo tipo di televisione non ne creda possibile un altro differente. È sicuro che le donne italiane non sono zitte, ma zittite, cosa riscontrabile in rete dove vi sono molte iniziative di blogger donne, che non vengono considerate dai media. Le parole chiave sono: protestare e farsi sentire.

Lei ha vissuto per molti anni all'estero. Ha notato delle differenze significative nel modo di considerare le donne in televisione e più in generale nella società?

Ho constatato che nel resto d'Europa non c'è questa ossessione per il corpo spogliato e sono gli stessi uomini a considerare la nostra televisione trash senza ritenere che il problema, e la sua risoluzione, debba riguardare solo le donne.

Secondo lei sono gli uomini che portano le donne a puntare sull’esposizione del corpo o sono le donne che scelgono di adeguarsi a quello che chiedono loro, perché è più facile sottomettersi che lottare?

Si è affermato questo modello che è basato sul corpo delle donne, e che ha inquinato anche la politica: l'unico sistema per combatterlo è iniziare a dire di no. 

Crediamo che le donne vengano umiliate dagli uomini, perché, in realtà, possono essere migliori sotto molti punti di vista e per questo siano relegate in ruoli marginali e stereotipati per la paura maschile di soccombere. Cosa ne pensa?

Sì, questo è sicuro. Marina Terragni ha scritto sul Corriere che questo orrore di proposizione di corpi è il colpo di coda del patriarcato, e mi trovo d'accordo. Ho fiducia nel fatto che usciremo da questa situazione, nonostante la fragilità degli uomini, che tuttavia non vedo come antagonisti, come dice la scrittrice francese Irigaray Luce nel libro “Essere due”. Noi donne abbiamo il compito di affermare la nostra dignità nella società anche per dare sollievo  ai nostri compagni, sconvolti anche loro da questa sessualità così miserabile.

Ultimamente anche il corpo dell'uomo inizia ad essere utilizzato nelle pubblicità. Cosa ne pensa?

In questa società dove tutto ha una funzione merce, anche il corpo dell'uomo viene umiliato, benché in minor misura rispetto a quello delle donne. Per definire questa aberrazione di corpi a pezzi gli inglesi usano l'espressione “Tokenism”  (da “token” = pezzo).

In futuro la società avrà la capacità di fornire modelli positivi di donne? Nelle scuole, fra i giovani, ha trovato segnali positivi? Ed in politica?

Il mio obiettivo è creare un ponte sulle macerie della TV italiana che esistono anche a causa della mia generazione. Saranno i “nuovi” giovani, senza l'aiuto della società, a percorrerlo e a dirci quali cambiamenti devono essere apportati.

Nel nostro giornalino, i ruoli di direttore editoriale e caporedattore sono occupati da due donne. È un buon segno? Un consiglio e un augurio per loro? 

Ottimo segno. Anche se bisogna stare attenti ad una cosa: non basta dire “sono una donna al potere” (molti programmi trash hanno per capo progetto delle donne), ma bisogna cercare uno stile proprio, senza imitare il modello maschile, che per tanti anni ci ha fatto dimenticare chi siamo. 

Grazie per il consiglio, cercheremo di metterlo in pratica per poter sognare e costruire un mondo migliore per tutti: con meno violenza e tanta poesia, senza sfruttate e senza sfruttatori, insomma... al femminile! A presto, magari sul suo blog www.ilcorpodelledonne.com!

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