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lo non vedo leggi, ma poesia
Riflessioni a margine di una verifica di fisica
Lorenza Saettone | Giovani | 30 gennaio 2011 alle 14:23:23

La questione è semplice: nella realtà che ci circonda io non vedo leggi, ma poesia. La mela che cade dall'albero non mi emoziona per la legge di gravità che la costringe ad abbattersi al suolo, bensì la tristezza mi assale, perché in quel dolce pomo io ho visto la morte. Questa è poesia. Nei problemi scritti sui libri di testo mi si chiede: "Non mi interessa il tempo, è secondario. Ciò che conta è che Giulia raggiungerà Marco. Essi si parleranno, proveranno emozioni, rideranno o piangeranno: loro scriveranno un piccolo paragrafo di quel libro chiamato “Vita”. E’ questo ciò che mi interessa. Non è vero, poi, che due opposti s'attraggono. Gli uomini sono spinti a ricercare ciò che è simile a loro, il diverso li spaventa e ne è purtroppo testimonianza il razzismo. Gli amanti si completano, è vero, ma due esseri tanto diversi tra loro da essere opposti finiscono con il non incontrarsi, si rifuggono. Il giorno non vedrà mai la notte, sono destinati ad inseguirsi per sempre, separati da mura inespugnabili: l'alba ed il tramonto. Persino il grande Albert Einstein odiava la fisica e la matematica. Sembra un controsenso, eppure è la verità. Egli studiava la realtà, ponendosi domande di una straordinaria caratura poetica. Era invece la moglie a tradurle in numero. Ad esempio un giorno, studiando la velocità della luce, si chiese: "Se io cavalcassi un raggio di Sole, come fosse un cavallo alato, quanto impiegherei per raggiungere la Terra?". Questa è poesia.", diceva il PiccoloPrincipe... beh, "fabula docet". La favole ci impartiscono una morale ed il Piccolo Principe insegnava ad Antoine de Saint Exupery proprio a non perdere la fantasia, quella che da bambini ci faceva vedere non un cappello, ma un boa dopo aver mangiato un elefante. Io, allo stesso modo, non intendo perdere l'immaginazione. Voglio continuare ad emozionarmi di fronte alla pioggia, ascoltando il suono che produce a contatto con i vari oggetti. Ovviamente sono per il progresso, per la scienza: i "lumi" della conoscenza che ci allontanano da superstizioni e da false paure. Epicuro ci insegnava proprio questo. L'unico modo per vincere il dolore e il turbamento e, quindi, raggiungere la felicità, è la conoscenza. Sono i falsi timori che ci angosciano, tra cui quelli legati ai fenomeni fisici. La nostra è una realtà matematica e meccanicistica, ma, al di là delle leggi fisiche su cui essa si basa, c'è l'arte. Sì, la realtà è arte. Se solo esistesse dio, gli stringerei la mano per il capolavoro che ha creato. L'Universo, si dice, è invaso da una melodia cosmica, quella delle Stringhe, inoltre, vi si possono trovare forme intricatissime di galassie, come se fossero state dipinte da pittori futuristi. Non è che, come me, l'Universo sia più poeta che fisico.

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