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Cavolate

(Durante una noiosissima lezione di grammatica, D’Antona sta leggendo sul libro...)

D’ANTONA: “Vincenzo batteva i denti...”

PROF. D’AMICO (interrompendo la lettura): Mai. Io sono come Chuck Norris, i denti battono per la paura che provoco io. Non c’è discussione.


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Congo, XXI secolo
Roberta Marcoli | Società e Costume | 30 gennaio 2011 alle 14:25:21

Anno 2010. XXI secolo. Paesi sviluppati del mondo.

Un secolo pieno di rivoluzioni, di buoni propositi, di innovazioni.

Un secolo le cui generazioni non hanno conosciuto la guerra. Un secolo dove governi, nazioni, cittadini hanno provato (e in alcuni casi ci sono riusciti) a fare in modo di cancellare il ricordo di bombe, urla, morti.

2010. Repubblica democratica del Congo.

Stesso anno, secolo uguale, ma il paesaggio che si presenta è diverso.

Non si vedono i bambini sorridere con un pacchetto di patatine in mano; non si vedono donne eleganti camminare per la strada per andare al lavoro, belle, distinte, alte sui loro tacchi, magari fermandosi a guardare una vetrina, un vestito.

No. Non si vede nulla, neanche minimamente simile a questo.

Fango, sporcizia, pianti, urla di disperazione, bambini feriti, donne violentate… questo è ciò che si può vedere, ma tanto altro è ciò che viene nascosto, per non fare scandalo, per non far spegnere il sorriso a noi che siamo dall’altra parte del mondo, occupati a pensare a noi stessi e al nostro benessere.

23 agosto 2010, Luvungi.

L’ONU, dopo 20 giorni dall’accaduto, rivela lo scandaloso fatto che ha investito il centro-est del Ruanda: 179 donne e bambini violentati e non assistiti, lasciati li, sotto gli sguardi di chi, per miracolo, ha ancora lacrime da versare.

Nello stesso mese, nel Sud Kivu, in un villaggio sono stati compiuti almeno 200 stupri.

Si, è vero, i caschi blu delle nazioni unite (Monusco) erano in quella regione a pattugliare e controllare la situazione, niente da dire, a parte il piccolo dettaglio, che nessuno, neanche un soldato si sia accorto delle urla, dei pianti, delle donne e dei bambini accasciati a terra, violentati spudoratamente, ma non ci si può stupire: l’ennesima missione risolta in un’inutile parata, più che una risposta al problema congolese.

La cosa più scandalosa è che, quando si è trattato di aiutare i civili, la Monusco si è distinta per immobilismo e perfino per complicità.

Detto questo, che già ci sconvolge e ci scandalizza, non abbiamo minimamente cercato i veri problemi e i veri colpevoli di questa guerra infinita, con infinite vittime.

RdC, terra ricca di beni naturali, uranio, diamanti, petrolio.

Ci siamo mai chiesti dove finiscano tali materie prime? Davvero possiamo pensare che vengano ignorate dalle grandi multinazionali? No, non è così.

Perché alla fine dei conti chi provoca le guerre siamo noi, noi che per il regalo di nozze vogliamo l’anello col diamante e utilizziamo senza controllo macchine e moto; noi che guardiamo commossi i bambini dal pancino gonfio e le mosche negli occhi … e non facciamo nulla.

Eppure le multinazionali nascondono bene il loro crimine “indiretto”. L’esercito patriottico Ruandese, l’alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo, il movimento armato dell’ex presidente dell’RdC, Laurént Desirè Kabila, al potere dal 1997 al 2001. Nessuno paga. Le donne e i bambini sono lì, sofferenti, eppure nessuno ha giustizia.

Uomini mutilati e uccisi. Villaggi distrutti. Eppure noi continuiamo ad esibire i nostri gioielli.

Anche in Europa, le generazioni prima di noi hanno vissuto gli orrori della guerra, ma nessuno muove un dito. Ancora più scandalosa l’informazione:  non una parola su un qualsiasi giornale, non un filmato su un TG. Niente.

Perché noi, persone del 21° secolo vogliamo mantenere il nostro sorriso, vogliamo tranquillamente vivere in un mondo fintamente perfetto. Noi, ci consoliamo, ”non possiamo singolarmente mutare la situazione in  Congo”.

E dimentichiamo che l’Africa è la nostra culla, sì, l’Africa, la cui terra ormai è rossa per il sangue versato … ma per noi è solo “terzo mondo”.

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