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Referendum radioattivo
Debora Geido | Attualità | 22 marzo 2011 alle 18:28:01

Al referendum sul nucleare in Italia per dire NO bisogna votare SI. Così il 12 giugno 2011 gli italiani si ritroveranno nuovamente di fronte alla scelta di introdurre o meno il nucleare con la domanda 'vuoi eliminare il ricorso all'energia nucleare?'. Dopo la catastrofe ambientale avvenuta in Giappone e il ritorno dell'allarme atomico nel paese che ha vissuto l'orrore della Bomba, dovrebbe essere inevitabile la diffidenza e la presa di distanze da questa fonte di energia alternativa. Infatti molti paesi europei come Francia e Germania hanno immediatamente adottato controlli e procedure di sicurezza alle proprie centrali. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha persino arrestato il programma nucleare bloccando tutti gli impianti di seconda generazione. Invece, e solamente in Italia viene riproposta la riconversione delle sei centrali.

Solo ventiquattro anni fa, con il referendum del 1987, gli italiani, condizionati emotivamente dal disastro e dalle conseguenze dell'incidente di Chernobyl avvenuto l'anno precedente, abrogarono in ampia maggioranza (70% dei votanti) le tre norme poste in votazione sul nucleare . Se tutto il mondo oggi ci sta ripensando, mettendo in discussione il nucleare, perché l'Italia, il paese meno preparato, dovrebbe adottarlo? I giapponesi, i più all'avanguardia in questo settore, hanno subìto lo scoppio di alcuni reattori non perché impreparati ma perché non potevano prevedere che lo spostamento delle placche oceaniche, provocato dal terribile terremoto di nono grado della scala Rickter e dallo tsunami, avrebbero portato all'esplosione della centrale e al nuovo diffondersi di radiazioni nocive. L'imprevedibilità della natura ha sconvolto il mondo intero, e tutto ciò che si reputava impensabile in pochi giorni è avvenuto. La catastrofe della centrale giapponese di Fukushima ha portato a una pausa di riflessione del governo italiano sul piano di rilancio del nucleare in attesa del referendum, ma nonostante gli allarmismi molti si rivelano ancora favorevoli. Fiduciosi nell'energia dell'Atomo sono tuttora il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, il Ministro dello sviluppo economico Paolo Romani e l'oncologo Umberto Veronesi.

Se il meccanismo di una centrale nucleare funzionasse a dovere, i benefici sarebbero immensi, dal momento che 1 kg di uranio produce la stessa quantità di energia elettrica di 3 milioni di kg di carbone. Ma utilizzare l'uranio e il plutonio nelle centrali per produrre energia richiede, oltre lo smaltimento delle scorie generate, una tecnologia e un lavoro di alta precisione. In Italia come risolveremmo mai il problema dello smaltimento delle scorie radioattive se non siamo in grado neanche di eliminare e arginare l'emergenza rifiuti? Ci ritroveremmo sull'orlo di una seconda Chernobyl, considerando l'arretratezza italiana rispetto al resto d'Europa sulla questione nucleare e la ricerca ad essa connessa, senza dimenticare le influenze che potrebbe avere la mafia.

Così, se fosse stata colpita l'Italia da un terremoto devastante come quello che ha sconvolto il Giappone l'11 marzo 2011 a quest'ora il nostro paese sarebbe completamente da ricostruire, tenendo conto dell'amministrazione urbanistica scadente e la tendenza a costruire in maniera abusiva. Infatti il terremoto del 2009 a L'Aquila in Abruzzo ha raso al suolo ogni tipo di costruzione e la scossa è stata mille volte inferiore rispetto a quella del Giappone. Questo è un ulteriore esempio sull'incompetenza e sulla superficialità della gestione italiana.

Però senza nucleare, l'Italia, tutt'oggi, è dipendente energicamente dalle centrali dei paesi europei. Attualmente sono 195 le centrali nucleari attive in Europa, di cui tredici sono collocate a meno di 200 chilometri dai nostri confini. Non eviteremmo certo le radiazioni in caso di emergenza visto che ne siamo circondati, ma gli italiani preferiscono non accogliere direttamente in casa il nucleare e questo è documentato dal rifiuto categorico di ogni regione dello Stivale di stabilire siti atomici entro i propri territori.

La nostra impreparazione al nucleare e le conseguenze che potrebbe comportare, tengono alto il consiglio di tenerci lontano dall'Atomo. Possiamo comunque renderci autonomi indirizzandoci verso altre forme di energia. Nel paese del sole, del mare e delle montagne sarebbe doveroso fare uso delle abbondanti energie rinnovabili, generate appunto da fonti naturali e non esauribili. Mentre combustibili come il petrolio, il carbone e il gas naturale sono risorse limitate, generate da lunghissimi periodi di formazione e consumate in tempi brevissimi, il sole, il vento e il mare sono forme energetiche sempre disponibili, naturali e, conseguentemente, pulite, sicure e non dannose all'ambiente. Se investissimo nell'energia idroelettrica, eolica e solare i benefici sarebbero notevoli, tra cui risparmio economico e mantenimento dell'ambiente. Ma deve cambiare la mentalità dell'italiano, soprattutto per il proprio territorio al quale deve rispetto e non trascuratezza (ciò si denota solamente per il forte disinteresse per la raccolta differenziata). Abbiamo il sole che splende sul nostro cielo, le acque che sgorgano dalle nostre montagne, il mare che lambisce le nostre coste, tutte ricchezze e risorse che abbiamo a immediata disposizione.

Per questo non ha senso investire nel nucleare di cui potremmo usufruire solo dopo anni e anni di spese per la riconversione delle centrali. Del sole, del mare e del vento possiamo usufruire ora e sempre.

L'Italia è ricca di possibilità e di risorse, ma deve imparare a sfruttarle.

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