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Eutanasia, libertà personali, testamento biologico.
Luoghi comuni e falsità: alcuni punti del decalogo curato da LiberaUscita
Redazione | Diritti | 06 novembre 2011 alle 17:37:18

1.Eutanasia uguale omicidio.

Falso. I due termini non solo non sono equiparabili, anzi hanno significati contrari.

Eutanasia, secondo l’etimologia della parola ed il vocabolario italiano, significa “buona morte”. E una “buona morte” è quella che ogni persona vorrebbe, almeno per sé stessa.

Omicidio significa invece arrecare la morte ad una persona contro la sua volontà, ossia “cattiva morte”.

Ergo: chi è favorevole all’eutanasia è contrario all’omicidio, e viceversa.

 

4.Eluana doveva continuare a vivere sino alla sua morte “naturale”. 

A prescindere dal fatto che Eluana è morta “naturalmente” 17 anni fa e da allora è stata tenuta “innaturalmente” in vita tramite macchinari che non esistevano né al tempo di Gesù né per i duemila anni successivi, chi decide cosa si intende per morte “naturale”? La legge? La filosofia? La scienza? I medici? I magistrati? I parenti? La Chiesa? E quale Chiesa: quella cattolica o quella in cui si crede? O spetta invece alla singola persona, in base alla propria concezione della vita, della morte e della dignità, decidere a che punto la sua vita non è più “naturale” e diventa invece una tortura?

 

7.La vita è indisponibile. 

Alla domanda: perché la vita è indisponibile? la risposta alla fine è: perché è un dono di Dio.

A parte che, una volta donato, il dono diviene di proprietà di colui che l’ha ricevuto che pertanto ha il diritto di disporne, a quale Dio ci si riferisce? A quello dei cattolici o di altri credenti?

E se anche ci si riferisse al Dio dei cattolici, quando si è mai espresso sui casi di stato vegetativo persistente?

E se anche si facesse riferimento al suo rappresentante in terra, il Papa, non è detto che sia infallibile, anzi la storia ha dimostrato il contrario.

E se anche fosse infallibile, per chi valgono le sue opinioni? Non certamente per i non credenti, ma neanche per la maggioranza dei credenti, a giudicare dai sondaggi condotti sul tema del testamento biologico e dal numero di cattolici che usano contraccettivi, che non vanno in chiesa, che non si confessano, che nominano il nome di dio invano, che rubano, che desiderano la donna d’altri, che divorziano, che abortiscono, e così via.

La verità è che la Chiesa cattolica ritiene l’indisponibilità della vita un principio che debba essere codificato nelle leggi dello Stato, quindi obbligatorio non soltanto per i cattolici ma per tutti, cattolici, mussulmani, buddisti, atei, agnostici, razionalisti, testimoni di Geova, mormoni, ecc. ecc.

A ciò aggiungasi che sulla base del principio “la vita è indisponibile” non si potranno più rifiutare interventi sanitari  quali, ad esempio, trasfusioni di sangue, amputazioni, ecc., e ciò non soltanto da parte di coloro che hanno dichiarato anticipatamente la loro volontà ma anche da parte delle persone capaci di intendere e di volere.

Tutto ciò premesso, resta comunque il fatto che il principio della “indisponibilità” della vita contrasta con gli art. 2, 3 e 32 della Costituzione Italiana, che tutelano il diritto alla “inviolabilità” dell’uomo, al “rispetto della persona” e al “rifiuto dei trattamenti sanitari”, nonché con il codice penale, che non considera reato il tentativo di suicidio.

 

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