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(Perugino e Cecinati devono essere interrogati in sostituzione della verifica...)

PROF. FANNI: Allora interroghiamo Cecinati e Perugino!

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PROF. FANNI: E io mica avevo detto che andava bene!


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Clandestini: tutti a casa?
Silvia Bessero | Diritti | 07 novembre 2011 alle 13:20:12

Tornando a casa trovo, nella cassetta delle lettere, un volantino. “La solita pubblicità” penso, poi scorgo una scritta in grandi caratteri "CLANDESTINI: TUTTI A CASA". Incuriosita inizio a leggerlo, mi piace conoscere le opinioni di altre persone, anche se diverse dalle mie. Dopo aver esaminato il contenuto e le argomentazioni, mi sono quasi sentita in dovere di scrivere un articolo per difendere le mie idee, anche se difficilmente l’autore di quel testo, Fausto Benvenuto, lo leggerà.

         Innanzitutto vorrei precisare che essere favorevoli all’immigrazione non significa necessariamente non essere orgogliosi della propria identità nazionale o desiderare ardentemente “invasioni barbariche”; ma, piuttosto, dare la prospettiva di un’esistenza migliore a chi fugge da situazioni di grande disagio. È però vero che tutti gli stranieri che entrano nel nostro paese introducono una piccola parte della loro cultura nella nostra. Questo arricchimento fa parte del normale ciclo storico: l’Italia non è certo nata come la conosciamo oggi, ha subito numerosi cambiamenti e le etnie che si sono fuse e sovrapposte sono state molteplici: Celti, Romani, Greci, Fenici, Germani, Slavi, Arabi, Normanni... La nostra storia è il risultato di un processo migratorio permanente, in entrata e in uscita: pensiamo ai 30 milioni di Italiani emigrati all’estero tra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento.

         Vorrei sottolineare inoltre alcune espressioni utilizzate nel testo come “sustrato celta”, “meticciato”, “sangue italiano” che rimandano pericolosamente ad un terribile passato che non dovrebbe più ripetersi.

         Definire la scelta di chi è favorevole all’immigrazione “buonista”, banalizza una questione molto più complessa. In realtà, oltre a produrre il 10,9 % del PIL, i “migranti” svolgono professioni che gli italiani hanno abbandonato da tempo, perché considerate faticose, umilianti, di serie B e sono quindi fondamentali per l’economia del nostro paese.

         Il signor Benvenuto scrive che occorre respingere tassativamente tutti gli immigrati, fatta eccezione per i "casi estremi" come gli uomini provenienti dal Darfour, paese che da decenni subisce violenti massacri. Ma tutti i migranti sono stati costretti ad abbandonare la terra natale e la propria famiglia per motivi drammatici, perché sono perseguitati, per sfuggire alla fame, per poter sognare un futuro migliore. Con quale criterio si dovrebbe decidere chi può restare o chi dev’essere respinto e rimandato verso quel paese dal quale con tanta fatica e tanti sacrifici è riuscito a fuggire?

 

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