CONTATTI | INFORMAZIONI | DIVENTARE SOCI | SOSTENERE L'ASSOCIAZIONE  
   
[ Giornale 09 gennaio 2014  Disponibile la XXXIII Edizione! PeggioRedazione 03 maggio 2013  Farò del mio peggio News vince il primo premio al "Giornalista per un giorno" Giornale 08 aprile 2013  Disponibile la XXXI Edizione Giornale 24 dicembre 2012  Disponibile la XXIX Edizione Giornale 05 novembre 2012  Disponibile l'edizione XXVIII del "Farò del mio peggio News"! PeggioRedazione 01 novembre 2012  Aggiornata la redazione del giornalino! Giornale 15 giugno 2012  Disponibili l'Edizione XXVI e XXVII del Farò del mio peggio News ]
  HOME | EDIZIONI | REDAZIONE | STORIA | DOCUMENTI | ARTICOLI | CAVOLATE | WEBTV |GALLERIA | LINK | RASSEGNA  
odg

Concorso Nazionale "Fare il giornale nelle scuole"
Vincitore Nazionale VIII Edizione

 
Premio Nazionale "Giornalista per un giorno"
Vincitore Nazionale IV-V-VI-VII-VIII-IX-X Edizione
Primo Premio Nazionale X Edizione
alboscuole
Edizioni
E' on-line il
34^ Numero!!! 34Numero
» Vai alle Edizioni
login
Login

User:

Password:



Password dimenticata?
Vuoi diventare socio?

webtv
Web-Tv
Eventi previsti:
Nessun evento previsto

yt Canale YouTube della Redazione
 
» Vai alla Web-Tv
fb
Facebook
rss
Puoi sottoscrivere i nostri Feed RSS cliccando qui oppure puoi riceverli via e-mail:

cavolate
Cavolate

PROF. FOLCO: Come possiamo calcolare il limite effettivo di questa funzione che dovrebbe risultare una funzione indeterminata 0/0?

MANTERO: Il suicido è contemplato come soluzione?

PROF. FOLCO: Non risolverebbe il limite...


» Vai alle Cavolate
Animali|Ambiente|Attualità|Costituzione|Diritti|Editoriali|Informazione|Interviste|Musica
PeggioRedazione|Politica|Racconti|Recensioni|Religione|Rubriche|Satira|Scienza
Scuola|Società e Costume|Storia|Sport|Tecnologia e Rete|TV e Media|Varie|
 
London Calling
Davide Carnevale | Diritti | 07 novembre 2011 alle 13:25:56

Mark Duggan, un ragazzo di colore 29enne, pregiudicato e padre di quattro figli, è a bordo della sua auto il 6 agosto scorso, quando viene fermato dalla polizia. Un controllo di routine (il solito patente e libretto per intenderci), che per motivi del tutto oscuri si trasforma in omicidio.  Gli agenti, sparano due colpi, di cui uno colpisce e ammazza Mark. Un nero,  padre di famiglia,  viene ucciso inspiegabilmente da poliziotti bianchi. E’ la miccia che fa esplodere una rivolta sociale. La situazione degenera, gli scontri si moltiplicano e si fanno più accesi, le vetrine vengono distrutte, i negozi derubati, edifici, cassonetti e auto dati alle fiamme. Poi feriti, arresti e altre morti. I politici più influenti sono costretti a tornare dalle ferie per trovare una soluzione. Nel frattempo i rivoltosi vengono descritti come delinquenti e criminali. I media parlano di anarchia sociale e imputano alle forze dell’ordine una cattiva gestione. Per loro ci sarà “la linea dura della legge” promette il sindaco di Londra Boris Johnson. Prima però, ricapitoliamo.

Innanzitutto il caso Inglese non è un caso singolo, nei mesi scorsi ci sono state varie rivolte, in Africa come in Europa arrivano i primi segni del forte malcontento sociale, primo effetto concreto della crisi. Basta guardare all’ Egitto, alla Tunisia e alla Libia, alla Grecia dove perdurano gli scontri da più di un anno, al  movimento degli indignados  Spagnoli, agli scontri in Francia e pure qui in Italia, lo scorso 14 dicembre a Roma. Parlare quindi, di un’ improvvisa “anarchia sociale” sembra un po’ avventato, quando il contesto economico e sociale dei quartieri popolari delle città più grandi (teatro degli scontri), è instabile già da tempo. I tagli ai servizi pubblici, conseguenti alla crisi, colpiscono i ceti meno ricchi e soprattutto i giovani. Tra questi il tasso di disoccupazione ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi 50 anni: i ragazzi tra i 16 e i 24 anni senza lavoro sono 963.000, il 20,4%. A questo bisogna aggiungere un fallimento della politica dell’immigrazione, un’integrazione che non riesce e anzi sfocia in casi di razzismo, soprattutto nei quartieri più poveri ed emarginati. Il quadro non è certo dei migliori, e l’uccisione di Duggan sembra solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

E’ indubbiamente vero che la protesta ha assunto forme di violenza gratuita,  ma è anche vero che la protesta pacifica, con manifestazioni davanti alle centrali di polizia, rivendicazioni di diritti e lavoro, cortei contro razzismo e violenza di Stato, è stata colpevolmente oscurata dai media. Se poi una parte dei rivoltosi, arriva ad atti di esasperata violenza, bisogna comprenderne le ragioni, come sostiene Lee Jasper, ex consigliere speciale per le minoranze dell’ex sindaco londinese Ken Livingstone: "La gente non decide da un giorno all'altro di appiccare le fiamme. È un lungo processo. Sono tutti gli abusi subiti, tutto il malcontento covato per anni a scoppiare. Ecco cosa succede quando una comunità viene abbandonata a se stessa, quando la politica non se ne fa carico. Condanno le violenze, ma solo in parte. Condanno molto di più la violenza economica: la disoccupazione, la mancanza di opportunità che nega ai giovani un futuro. È una violenza che non viene riconosciuta. Ci si sofferma sul sintomo e non sulla patologia: il sintomo sono le violenze di sabato, ma la patologia è l'alienazione di un'intera comunità lasciata a se stessa".

Le forze dell’ordine non hanno certo dato il buon esempio. Anzi. Per incominciare, hanno impiegato giorni a presentare le condoglianze alla famiglia Duggan, in una situazione a dir poco già delicata, senza dare notizie sullo sviluppo delle indagini sulla sua morte. E la versione iniziale della polizia, si è rivelata sbagliata: avevano incolpato Duggan di aver aperto il fuoco per giustificare gli spari degli agenti, ma un esame balistico mostra come gli unici due colpi sparati siano usciti entrambi dalle pistole dei poliziotti. Tutto ciò ha alimentato la protesta, aumentando la rabbia dei rivoltosi.  Inoltre, tutti gli esperti concordano sul fatto che la Polizia, cercando di risolvere tutto con lo scontro brutale, non ha fatto che peggiorare la situazione, incendiando ulteriormente la protesta. Probabilmente, aprendo un dialogo e ascoltando davvero i problemi di queste persone non si sarebbe arrivati a tanto. Se in Inghilterra si è arrivati a scene di vera e propria guerra civile, la colpa non è solo dei “delinquenti” che hanno iniziato la rivolta. Troppo facile liquidarla così. Se da Tottenham, quartiere della capitale, l’insurrezione ha raggiunto gli altri grandi centri Inglesi e quartieri più che benestanti, come Notting Hill, Ealing e Richmond, significa che malcontento, rabbia, delusione della politica hanno raggiunto l’apice scatenando una ribellione generale dei ceti più poveri. Senza un motivo più che valido la gente non avrebbe affrontato migliaia di arresti, centinaia di feriti e i morti. Il vero problema che sta alla base di tutto, non è la violenza in sé, ma il comportamento dei governi che fanno pagare la crisi ai giovani e ai più deboli. In Inghilterra come in Italia.

In conclusione questo mix esplosivo, dato dalla disperazione di tanti giovani disoccupati, dalla difficile integrazione dei giovani stranieri, dalla crisi economica, dagli episodi di razzismo e dalla violenza di Stato, è partito con il triste episodio di Mark Duggan, ma non si basava solo su questo.

Nel 1979, I Clash cantavano in London Calling: “Now that war is declared and battle come down”.

Che dire, Joe Strummer aveva visto giusto…

619 visualizzazioni | 0 commenti | |

Aggiungi un commento:
Nome
Cognome

Leave this empty:

 

www.farodelmiopeggio.it - Sito web realizzato da Roberto Palermo - Grafica di Andrea Quinci, in collaborazione con Simone Massardo - Testata di Gianluca Morena