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Gli anni passano, il razzismo no
Eleonora Poggi | Società e Costume | 19 gennaio 2012 alle 18:58:09

Siamo nel 2010 e ancora non abbiamo superato l'ideologico "ci siamo noi e poi ci sono loro".

<Noi italiani siamo cambiati>. Purtroppo gli eventi mostrano che questa è solo una formula di rito che ripetiamo al mondo per convincerlo e convincerci che i nostri antenati erano mentalmente disturbati, malati, mentre oggi il razzismo nel nostro paese è scomparso definitivamente.

Una mattina di settembre in una stazione della metropolitana un ragazzo italiano di 20 anni tira un pugno ad una donna rumena di 32, dopo una settimana di coma la donna muore. Alessio Burtone inizialmente era agli arresti domiciliari, successivamente viene portato in carcere. Il fatto di per sè non sarebbe sconcertante, ma questa non è tutta la verità: molti abitanti del quartiere difendono l'assassino, non lo descrivono per quello che è, un mostro che ha privato della madre un bambino di tre anni, ma come un bravo ragazzo che ha reagito ad una rumena attaccabrighe e maleducata. Per alcuni giovani, cresciuti nelle periferie violente, Alessio è un eroe. Proviamo a porci un interrogativo: e se fosse accaduto il contrario? Se la donna fosse stata italiana e il ragazzo rumeno? Mentendo potremmo dire che la situazione sarebbe stata la stessa, purtroppo tutti sappiamo che sarebbe successo il finimondo, avrebbero urlato tutti condanne al mostro, al brutale assassino che ha ucciso "una di noi", che dovrebbe essere espulso dal paese, come tutti quelli della sua "razza". Purtroppo i fatti parlano chiaro: c'è una solidarietà verso l'assassino e una condanna della vittima.

Un altro episodio che dovrebbe lasciarci sgomenti e farci vergognare di noi stessi è quello di Viterbo, un rumeno sta filmando la scena di un sopruso ai danni di un connazionale: la rimozione forzata dell'auto. Un energumeno italiano si avvicina e lo colpisce violentemente con un pugno in faccia. Subito arrivano due carabinieri che lasciano andare l'aggressore e chiedono i documenti ai due rumeni e li indicano come colpevoli dell'accaduto, intanto la vittima della violenza è ancora a terra e nessuno ha chiamato l'ambulanza. In un paese civile situazioni del genere non dovrebbero verificarsi, a nessuno dovrebbe importare la nazionalità, ma piuttosto dovrebbe essere immediata la richiesta di soccorso, episodi come questo dimostrano che i mostri, i malati spesso siamo noi.

Durante la seconda guerra mondiale gli ebrei erano visti come topi che infestavano la Germania nazista ed erano considerati la causa del suo declino, artefici di tutti i furti, gli omicidi e i fallimenti. Oggi in Italia il capro espiatorio, i colpevoli della maggior parte dei crimini sono i rumeni e siamo arrivati al punto di dare la colpa a loro anche quando la bestia è uno di noi. Quando un rumeno viene ucciso i media e le fonti d'informazione in generale, ne parlano come se fosse routine e ogni volta la vittima viene denigrata, proprio come nel caso di Maricica che viene definita "un'attaccabrighe sempre in cerca di un pretesto per litigare".

Purtroppo molti episodi accaduti negli ultimi anni mostrano un'Italia malata, che ha il razzismo insito nell'anima nonostante tutti denuncino e parlino con disprezzo degli atti commessi nella prima metà del '900 dai nazisti. Ma le parole mentono, i fatti ci smascherano, mostrano un'Italia in cui per ogni crimine commesso le persone intervistate dicono:<Sarà stato un rumeno>, come se questo popolo fosse costituito solo da delinquenti. Non ci saranno più i lager, i forni crematori, ma non possiamo dire che non ci sia più il razzismo.

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