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I bambini: il migliore esempio dello sport

Eleonora Poggi | Sport | 19 gennaio 2012 alle 19:04:09

I bambini oggi iniziano a fare sport fin da piccoli e a loro importa solo giocare e divertirsi, non pensano a vincere, al contrario degli allenatori, delle varie società e dei genitori che nelle competizioni sbraitano, dando ai loro figli un pessimo esempio.

Per tutelare i giovani sportivi c'è la Carta dei diritti dei ragazzi allo sport, stilata nel 1992 dalla Commissione Tempo Libero dell'ONU, purtroppo questa non viene rispettata completamente, ma nessuno ne è al corrente.

Articolo 2: diritto di giocare e divertirsi. L'allenatore deve proporre il divertimento, il miglioramento psicofisico e l'educazione come obiettivo finale, non la vittoria, che crea tensione. L'unico scopo oggi è diventato proprio la vittoria, non conta più che i bambini si divertano, l'importante è che vincano. A qualsiasi allenatore si può porre la domanda: gioco o vittoria? E probabilmente ognuno risponderà: il gioco e il divertimento sono importanti, ma nessun bambino si diverte se non vince. Questo non è affatto vero, perchè quando si è piccoli non importa sconfiggere l'avversario, anzi se ai bambini dopo una partita si chiede chi è il vincitore tutti risponderanno:<IO>.

Articolo 6: diritto del giusto riposo. Lo studio, la malattia, la crescita, richiedono dei carichi di attività motoria a seconda dei periodi e delle pause giuste, gli allenamenti troppo frequenti vanno ridotti e i riposi non devono essere ripresi come una colpa. Capovolgendo l'articolo si ottiene quelo che accade in realtà: gli atleti sono spinti all'eccesso tra allenamenti, frequenti ed estenuanti, e gare ad alto livello competitivo; inoltre, se l'atleta manca ad un allenamento per motivi relativi allo studio è rimproverato, accusato di non sapersi organizzare e punito impedendogli di partecipare attivamente alla competizione che rappresenta l'obiettivo di tutti gli atleti, la stessa sorte tocca a coloro che non riescono a dare il massimo perchè il fisico è stanco e non riesce a sopportare il carico di lavoro.

Articolo 9: diritto di pari opportunità. Tutti i bambini devono poter giocare, senza far panchina, senza tener conto del risultato agonistico che sarà ricercato più avanti nel tempo. Ultimo arrivato, mal accontentato: i bambini che fanno meno allenamenti o hanno iniziato da poco vengono penalizzati e relegati in panchina, a meno che non siano dei baby-campioni che porteranno a casa la vittoria. Non esistono le pari opportunità perchè non portano alla vittoria e a nessuno importa se c'è un bambino che non sorride.

Articolo 10: diritto di non essere un campione. Non sempre un bambino può essere un campione o continuare ad esserlo, chi lo è, può esserlo anche solo per un periodo e deve sapere che pratica sport per i vantaggi che arreca e per divertirsi, perchè solo uno su "quarantamila" sarà un campione anche nella vita futura come professionista. Tutti sanno che i migliori vengono allenati con più attenzione, sono elogiati maggiormente e sono meno rimproverati in caso di giornata no; gli altri vengono in parte trascurati e mortificati, perchè? Perchè i campioni fanno vincere, gli altri no.

La Carta dei diritti dei ragazzi allo sport non p conosciuta e tantomeno rispettata, perchè oggi non esiste altro scopo oltre la vittoria, oltre all'essere campioni. Genitori, allenatori, nessuno incoraggia al semplice e puro divertimento e certamente dalla televisione, dai giornali, da internet non arrivano modelli da seguire, perchè tutti dicono che se non sei un campione e vinci, sei fuori. I più piccoli, i baby dello sport sono gli unici che ancora credono nel divertimento, ma crescendo anche loro diventeranno schiavi della vittoria, a meno che qualcuno non ricordi che il vero scopo dello sport è, prima di tutto, il divertimento, a qualsiasi età.

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