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CyberGuerra
Davide Carnevale | Tecnologia e Rete | 14 ottobre 2012 alle 12:44:21

«Siamo Anonymous. Siamo una legione. Non perdoniamo. Non dimentichiamo». Così si presenta Anonymous, il famoso gruppo di hacker che si “nasconde” dietro la maschera del cospiratore inglese Guy Fawkes  (quella di V per Vendetta per intenderci). E da cosa hanno fatto sin’ora sembrano piuttosto sinceri nelle loro dichiarazioni. 

Chi è Anonymous? Ovviamente, non si sa chi agisca dietro questo appellativo. Obiettivi? Manifestare il dissenso o   solidarietà su vari argomenti nella rete. Anche in modo “deciso”. Vittime? Le pagine web del potere o di chi lo spalleggia. Oscuramento del sito, sovraccarico di dati, blocco del funzionamento, accessi non autorizzati e “defacciamento” temporaneo sono le loro armi. E le sanno usare bene. Ma il loro asso nella manica, il loro cecchino in questo mondo di fantocci, è l’informazione, che oggi spaventa più di una bomba atomica. La verità, la trasparenza, l’onestà, ciò che tutti dichiarano di perseguire, mentre la mascherano il più possibile. E la diffondono su internet, tramiti server e spazi web autogestiti, mail, blog.

Definire Anonymous non è facile. La natura del gruppo sembra anarchica, in quanto non seguono una struttura gerarchica, non hanno regole precise da rispettare. Tutti “valgono” allo stesso modo. Non hanno un leader né un capo. Non hanno sedi concrete di ritrovo e non sono limitati da confini geografici. Proprio questo è il loro punto di forza. A farne parte può essere qualsiasi persona, con qualsiasi faccia, in qualsiasi metropoli, città, paese, frazione, periferia, luogo delle 193 nazioni esistenti al mondo. Dalla Siberia al Sahara, da New York a Hong Kong. Basta un computer con connessione internet. Questo gioca a loro vantaggio, sono pirati della rete, ignoti e imprendibili. Tecnicamente non sono neanche reali: sono processi informatici. Sono banali catene di 1 e 0. Sono pixel su uno schermo.

La “linea politica” di questi hacker appare in una delle prime “presentazioni”: «Gli Anonymous attaccheranno chiunque si metta contro Wikileaks e il suo portavoce Julian Assange e combatteranno ogni censura, autoritarismo e ogni violazione dei diritti umani. Siamo uniti». E, come sempre, hanno mantenuto la promessa più e più volte. Numerosissime sono le incursioni informatiche andate a segno che hanno comportato, per le vittime, la perdita di ingenti somme di denaro, attraverso il blocco temporaneamente della pagina web, oppure il furto di file top-secret governativi, come file militari: in rete sono finiti i dati personali di Robert Fuller, direttore dell’fbi. Uno dei tanti esempi della potenzialità che ha questo gruppo.

Prede dell’ “affamato” Anonymous anche il sito del governo tunisino di Ben Alì e quello egiziano di Mubarack, il sito di FBI, CIA, Mpaa, Riaa, Agcom, Pdl, Senato italiano, Governo cinese, Vaticano, Twitter, Facebook, Youtube, Trenitalia, Equitalia, Enel, Scientology, siti di pedopornografia, sito del gp del Bahrain, Putin, Sarkozy, Amazon, Paypal, Sony, Visa […] La lista degli attacchi è davvero lunga, e aumenta ogni giorno in modo costante. Tralasciando il complesso meccanismo di un attacco informatico a questi livelli, è interessante il comportamento di Anonymous: un’incursione non avviene mai per capriccio, ma è sempre motivata. Talvolta con una lettera alla “vittima”, scritta nel modo più garbato possibile.   

Il direttore della polizia postale sul tema ha commentato: “Ci sono molti modi di esprimere un dissenso, qui però si producono reati e seri danni economici”. Ma, come risponde un blogger su internet, «Rosa Parks non violò la legge sedendosi nei posti riservati ai bianchi?»

Anonymous porta notevoli riflessioni con sé. Risulta chiaro, ormai, l’enorme ruolo ricoperto dalla tecnologia nel terzo millennio e la sua possibile trasformazione in una matrice di protesta inedita con una potenzialità smisurata. Qui non incombono limitazioni geografiche, temporali o materiali. E questo può far scaturire una sorta di rivoluzione, non certo formata da una massa armata di forconi e baionette, come nel 1789, ma un’utopia nuova, immateriale, che spaventa i potenti. Una rivoluzione 2.0 fatta di pura azione diretta, che non implica danni a cose o persone. Anonymous spaventa il potere, perché lo colpisce con gli stessi mezzi per cui il potere è tale. Colpisce l’economia virtuale tramite internet e colpisce la non-informazione grazie alla “controinformazione”  di internet.  Anonymous è una filosofia. Forse questo suo potere di “piegare” la virtualità collegata alla realtà, in modo da cambiare la realtà stessa nella virtualità, ricorda un po’ come il demiurgo platonico plasmava le idee.

Il “Time” ha inserito Anonymous fra i 100 uomini più influenti della Terra.  Barton Gellman, il giornalista che ha commentato l’argomento, si è lasciato scappare una frase intesa come una battuta, che il gruppo si sia inserito da solo in questa classifica. Scherzava?

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