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Uniti dalla Costituzione.
 I pilastri del nostro futuro insieme
Federico Roba | Costituzione | 14 ottobre 2012 alle 16:50:17

La Costituzione della Repubblica Italiana. Il documento firmato il 22 Dicembre 1947 dopo anni di guerra e lotta partigiana, il documento che rappresenta tutti gli italiani, figli di una patria ottenuta – e difesa – col sangue di giovani combattenti. Non è però un semplice documento, ma è un modello che ha contribuito a creare la nostra identità, una fucina di valori  da imitare e preservare.

 

Il tricolore. La bandiera a tre strisce verticali di tre colori differenti con un significato profondissimo. Verde, il colore della massoneria; bianco, derivante dalla composizione dei colori dell’arcobaleno, a sua volta spettro della luce del Sole; rosso, il colore più intenso, portavoce del sangue versato in battaglia per l’Unità del 1861, di tutti quei giovani caduti in nome della Patria.

 

Democrazia. Articolo primo della Costituzione. Simbolo di un ideale, della volontà di un popolo stufo di soprusi e di angherie da parte di nazisti e fascisti, emblema di una nazione che vuole partecipare alla lotta politica, personificazione di uno stato che non si dovrà più basare sulla forza, ma sul dialogo e sulla cooperazione. La democrazia è una concezione che considera essenziale il riconoscimento dei diritti politici a tutti i cittadini. I diritti politici (diritto di votare per tutti, cioè suffragio universale, di formare e propagandare liberamente partiti politici e movimenti, di presentarsi come candidato) sono quelli che consentono di partecipare alla vita della comunità e di contribuire a determinare le decisioni che essa prende. Per rendere effettivo il potere dei cittadini, è necessario che essi si procurino e pretendano di conoscere tutte le informazioni necessarie per poter effettuare scelte consapevoli, al tempo stesso i politici non devono considerare lo Stato “cosa loro” e devono ascoltare i cittadini che protestano. Insomma, non basta poter andare a votare ogni tanto: è necessario partecipare alla vita sociale. Ecco perché bisogna estendere il diritto alla partecipazione politica, rendendo più semplice ottenere la Cittadinanza italiana per i migranti e potenziando tutte le espressioni e gli strumenti di democrazia diretta.

 

Diritti umani. Dignità, eguaglianza e libertà. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo viene ripresa, assicurando a tutti i cittadini italiani l’uguaglianza giuridica e la lotta contro ogni ostacolo all’organizzazione politica, economica e culturale. La religione, il sesso, la razza, la lingua, le opinioni politiche e le condizioni personali e sociali non saranno più fattori di divisione, elementi di contrasto, ma motivo di unione e di solidità, di diversità di un popolo che si sente unito come nazione.  Dopo tanti anni di diseguaglianze, anche di tipo economico- sociale, grazie alla Costituzione si arriva all’uguaglianza. Solo per il fatto che si è nati si hanno una serie di diritti inalienabili: diritto alla vita, al lavoro, diritto alla libertà. La Repubblica,  “deve togliere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, questo secondo l’articolo 3 della Costituzione. Di questo si deve occupare esclusivamente la Repubblica, nessun altro.

 

Lavoro. Viene riconosciuto anche il diritto ed il dovere di lavorare, concorrendo al “progresso materiale o spirituale della società”. Il lavoro è uno dei principi fondamentali fissati dalla Costituzione della Repubblica Italiana, valore addirittura fondante della Repubblica stessa. Innanzitutto il lavoro è stato considerato un valore che consente l'affermazione della personalità umana, in contrapposizione all'idea di lavoro tipica di uno Stato liberale, laddove si valorizza solo la ricchezza individuale. Diritto al lavoro che purtroppo oggigiorno è sempre più a rischio. La disoccupazione, altissima ormai da quasi due anni, continua ad aumentare. File di precari sono schierate nella lotta per la sopravvivenza in ogni  settore di attività. Persone che non sanno se il giorno dopo avranno ancora il lavoro, se potranno o meno mantenere la famiglia, se riusciranno a comprare il pane per nutrire i loro figli. Individui privati del futuro.

 

Difesa del patrimonio. La Costituzione tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Difendere i monumenti, i quadri, le sculture, i simboli architettonici di tutte le epoche presenti in Italia, che da sola vanta più del 50% delle opere mondiali, è il primo passo verso l’affermazione della stessa come protagonista della storia . La nostra Nazione potrebbe puntare sul turismo grazie al numero impressionante di opere artistiche che possiede. Ciò nonostante questi elementi di forza vengono tuttora molto trascurati: località stupende gettate al vento e abbandonate a sé stesse, magari per mancanza di denaro da utilizzare per i costi di manutenzione e mantenimento. La Costituzione deve essere applicata anche in questi casi, è un punto fondamentale per il futuro del paese; non solo si risolverebbe la situazione economica ma verrebbe meno il disagio della precarietà.

 

No alla guerra. Questo è il punto cardine della prima parte della Costituzione, quella dei princìpi fondamentali su cui si baserà la Repubblica negli anni a venire. La bandiera delle Nazioni Unite sventola finalmente, insieme a quella della Pace, sull’Europa devastata da una seconda guerra mondiale che non ha fatto altro che portare terrore e distruzione su tutto il suolo europeo. Si promuove in questo modo la ricostruzione degli edifici distrutti dalla guerra e il consolidamento di una società egualitaria, democratica e libertaria, dando inizio a quella che è diventata l’Italia moderna, con i suoi aspetti positivi e negativi. La guerra che era la più amata dai potenti, quelli che in guerra non ci vanno, che era la compagna delle nostre vicende storiche viene messa fuori legge, non viene più considerata lo strumento della sovranità dello Stato, non è più strumento per gestire le relazioni internazionali e nemmeno per fare giustizia, viene ripudiata e la si espelle da qualsiasi tipo di rapporto: con la politica, con la cultura, con lo Stato. Salvo poi farla rientrare dalla finestra delle cosiddette “missioni di pace”, in cui il 90% dei fondi vengono utilizzati per armi e soldati, bombardamenti ed effetti collaterali, e le briciole elemosinate alle popolazioni locali. Allora, sotto l’egida dell’ONU o della NATO, si parla addirittura di guerre umanitarie, ossimoro di una politica  che si fa beffe della nostra intelligenza, mascherando con l’aiuto di media compiacenti i loschi affari dei soliti “mercanti di morte”.

 

Diseguaglianze. Questa è la Costituzione e non deve essere espropriata o impoverita: la guerra è un flagello, gli uomini sono uguali, la sovranità appartiene al popolo, indietro non si torna!

Purtroppo, negli ultimi decenni, abbiamo assistito al tentativo di disegnare una società in cui l’Altro è un pericolo, in cui si affaccia il volto di un’Italia crudele e razzista che respinge e lascia morire in mare i profughi, in cui gli stranieri sono considerati criminali e si inventa il “reato di clandestinità”, negando scuola e sanità, diritti e dignità, a chi non ha il permesso della Polizia. Alcuni sindaci “padani” hanno persino negato la mensa scolastica ai bambini immigrati e la casa ai loro genitori, per un pugno di sporchi voti, affermando il principio razzista e ignorante del “prima la nostra gente”, che parla alla “pancia” e incita alla guerra fra poveri. Insomma, “noi” e “loro” definiti su base etnica alla faccia della Costituzione e dei diritti umani!

Per risalire la china bisogna fare appello alla ragione, alla storia ed alla “verità effettuale”, che ci dicono che non esistono identità chiuse e immutabili: le società umane sono organismi in continua trasformazione, in cui vecchi e nuovi cittadini si incontrano e si meticci ano nel tempo, inesorabilmente. La Costituzione repubblicana, se applicata e attualizzata nel senso dei diritti, è la solida piattaforma su cui costruire, tutti insieme, indipendentemente dalle culture d’appartenenza, un futuro di pace e di libertà.         

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