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"Tu ch'onori l'Italia"
Eleonora Poggi e Anna Zhu | Rubriche | 14 ottobre 2012 alle 18:08:04

Dopo una pizza a Napoli o una visita al Colosseo si arriva in Toscana, a Santa Croce, dove tra le tombe delle maggiori personalità italiane si distingue la statua di colui che, più di tutti, rappresenta l'identità nazionale: Dante Alighieri. Ma perché proprio lui?

 

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita

(Inferno, Canto I)

 

Con questi versi inizia la Commedia di Dante Alighieri, fiorentino di nazione non di costumi, che lo porta a riscoprire ogni virtù e ogni vizio umano. Il viaggio che gli è stato assegnato ha lo scopo di prepararlo a cambiare il mondo con la sua poesia. Dante infatti è un eroe-profeta in conflitto con l’ingiustizia del sistema.

Dante non si limita ad esporre nel suo poema un repertorio di conoscenze, ma si colloca in una dimensione utopistica di radicale rinnovamento morale e politico dell’Umanità. La sua "Comoedia" è concepita come un'arma contro la civiltà borghese incentrata sul denaro, sulle fazioni politiche e su un feroce individualismo, che dominava la Firenze dell‘epoca e che ancora oggi detta legge sulla massa degli uomini ridotti a "forza lavoro" o a consumatori di beni e immagini.

 

 

La tua città (Firenze)

produce e spande il maladetto fiore (il Fiorino, il "dollaro" del Medioevo)

c’ha disviate le pecore e li agni,

però che fatto ha lupo del pastore

(Paradiso, Canto IX)

 

Superbia, invidia e avarizia sono

le tre faville c’hanno i cuori accesi

(Inferno, Canto VI)

 

Dante è il politico (a Firenze fu priore, oggi diremmo "ministro") che, accusato di baratteria (di essersi appropriato di denaro pubblico), non  "patteggia" la pena , non depenalizza il reato e non accetta l’amnistia offertagli in cambio di una multa simbolica e del pubblico riconoscimento della colpa. Pur dichiarandosi innocente, affronta la condanna all’esilio senza venire a patti con la propria coscienza.

Dante è l’intellettuale che rifiuta di arrendersi ai disvalori dominanti e non si piega alla tirannia dei "poteri forti", siano essi i banchieri che coniano il "maladetto fiore" o la Curia pontificia "che puttaneggia con i re" (Inferno, Canto XIX) e denuncia l’alleanza finanziaria e ideologica fra la corrotta Chiesa feudale e la borghesia guelfa fiorentina: l’avidità di beni terreni e di potenza, che si è impossessata anche di chi dovrebbe essere devoto, è la causa prima della rovina dell’Italia…

 

Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di province, ma bordello!

[…]

Ahi gente che dovresti esser devota,

e lasciar seder Cesare in la sella,

se bene intendi ciò che Dio ti nota

(Purgatorio, Canto VI)

 

Come non pensare ai recenti fatti di cronaca vaticana, tra scandali finanziari e lotte di potere, "corvi" e "banche di Dio" (IOR). Evidente anche il riferimento alla separazione dei poteri ed alla laicità dello Stato, principio cardine della moderna società occidentale e della nostra Costituzione.

 

Tu duca, tu segnore, tu maestro (Inferno C.II)


Amor ch'al cor gentil

ratto s'apprende (Inferno C.V)


La cara e buona immagine paterna

di voi quando nel mondo ad ora ad ora,

m'insegnavate come l'uom s'etterna (Inferno C.XV)

 

Qui Dante mostra il rispetto per il maestro Virgilio, l'amore nobile e disinteressato (cortese) e l'affetto filiale, alcuni valori eterni che accomunano gli uomini… La Commedia non è solo un modello insuperato di poesia, ma un esempio di umanità e un riferimento decisivo della nostra identità di popolo. Gli vogliamo bene perché ci fa sentire fieri di essere italiani: i suoi versi spiegano chi siamo e chi dovremmo/potremmo essere, leggerli aiuta ad acquisire un diritto di cittadinanza in questa terra da condividere.

L'eredità principale della Commedia, però, è quella che usiamo tutti i giorni: la lingua. Il vettore della comunicazione e dell’identità. La Divina Commedia comprende il 50-60% dei termini della lingua italiana, in essa il 15% è rappresentato da neologismi danteschi. La lingua è la punta di diamante della sua opera, con il volgare infatti Dante coinvolge il popolo nella sua battaglia per cambiare il mondo e gli fornisce uno strumento di democrazia.

 

 

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza

(Inferno, Canto XXVI)

 

Sono le parole pronunciate da Ulisse per convincere i suoi compagni a seguire la via della conoscenza in un mare sconfinato, ostacolati da ignoranza e superstizioni, spinti solo dall'audacia umana di chi osa l'impossibile: l'eroe fondatore della civiltà occidentale. Con il suo genio il re di Itaca, rinuncia ai propri agi per intraprendere un "folle viaggio" in nome della conoscenza. La grandezza dell'eroe riesiede nel non volere la sapienza per se stesso, bensì per donarla all'intera Umanità.

 

 

Questi sciaurati, che mai non fur vivi,

erano ignudi e stimolati molto

da mosconi e vespe ch'eran ivi

(Inferno C.III)

 

Dante ha una visione eroica della vita, dinamica e operativa: ammira ed esalta l'impresa di Ulisse, altrettanto disprezza gli ignavi, quegli "sciaurati" "che visser sanza 'nfamia e sanza lodo". Il poeta dimostra che, anche in un'epoca buia come il Medioevo, alcuni uomini rifiutavano di inseguire una bandiera bianca, insegna della mancanza di ideali. Oggi quella bandiera è diventata tricolore, grazie a coloro che hanno combattuto per un'Italia unita e libera. Solo conoscendo la storia e attraverso la cittadinanza attiva possiamo impedire che questi colori svaniscano.

Essere italiani non vuol dire apprezzare il pesto, la pizza o la pasta, essere nati a Milano, a Roma o a Napoli, né, tantomeno, possedere la cittadinanza italiana, che è solo un pezzo di carta, che può essere negato da politici ottusi e un po‘ sadici, ma piuttosto significa essere consapevoli dell'Italia stessa, che è storia, lingua e cultura: patrimonio di valori che non escludono e non discriminano. È per questo che Dante, che amava e combatteva la sua Firenze, può entrare di diritto nelle nostre "Trasmissioni di Pace", in un progetto che voglia costruire e sperimentare una identità aperta e solidale nel giardino d’Europa.

 

Ma fu' io solo, là dove sofferto

fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,

colui che la difese a viso aperto

(Inferno C.X, parla Farinata degli Uberti)

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