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INTERVISTA ALLA BOUTIQUE DELLA BIRRA
Eleonora Poggi e Anna Zhu | Interviste | 22 ottobre 2012 alle 14:38:56

Un locale, persone, musiche, colori, pensieri, emozioni, capacità creative ed emotive e, soprattutto, interazione con la sua città, Savona.

Potrebbe sembrare che tutto sia iniziato un anno fa, quando il signor Cesare, proprietario della “Boutique della Birra” , è entrato nel nostro liceo e si è imbattuto nella redazione del giornalino. Recenti scoperte hanno smentito questa prima impressione, è emerso, infatti, che il prof. D'Amico alla nostra età era un assiduo frequentatore del locale, che oggi, come ieri, rappresenta un luogo d’incontro unico per tutti i Savonesi. 

Signor Cesare abbiamo scoperto da fonti attendibili e riservate che il suo locale non è sempre stato così, ma ha subìto numerosi cambiamenti. Può raccontarci com'era alle origini, com'è cambiato nel tempo e perché è cambiato?

 

La Boutique della Birra... Mi sembra una vita che esiste, e in effetti sono tanti. 32 per l’esattezza, anniversario festeggiato il 14 febbraio 2012, proprio il giorno di S. Valentino.

Erano gli ultimi giorni di gennaio del 1980, io e l'allora mia moglie, stavamo facendo gli ultimi preparativi prima dell'apertura. Pennello e calce, tanta energia, nessun soldo, entusiasmo da vendere, la giusta dose di superficialità, voglia di arrivare, almeno fino al giorno dopo.

Fin dall'inizio tante idee, frutta, cocktails, sala the al pomeriggio, panino al metro, ma l'idea vincente, “la birra”, sarebbe arrivata mesi dopo.

Un invito fortunato, nell'agosto di quell'anno, ci ha portati al porticciolo di Nervi. Aspettiamo il nostro turno davanti al locale “L'Imbarco 1”. Quaranta minuti dopo, siamo davanti al tavolo, mentre aspettiamo che il cameriere lo liberi, un giovane ragazzo si avvicina, mette tutti i bicchieri su un vassoio, ci allunga una spugna e ci dice: ”Pulitevi il tavolo che adesso vengo a prendere l'ordine”.

Sono rimasto folgorato... Doveva esserci una ragione particolare per cui tutte quelle persone, si accontentavano di un servizio e di tempi di attesa non adeguati.

All'inizio di settembre, dietro a questa considerazione, nacque la “Boutique della Birra”.

Ed è nata questa avventura. Pochi anni dopo, è diventato un giardino all'interno, con tanto di ombrelloni e tende parasole. Uno schermo gigante, il primo in zona, ci divertiva con filmati, mandati in onda su DJ Television. I Drive In, o le gare mondiali di “football americano” ci tenevano svegli fino a tardi.

Gli 80 tipi di panini e 460 tipologie di birre, richiamavano tutti, tantissimi ragazzi e non, che venivano da molte parti, da tutta la Liguria e anche da fuori.

Tante idee, cucina, serate a tema, cuochi, hanno cominciato a creare piatti, piccoli momenti indimenticabili, tante, tantissime serate in cui si trovava calore, preparazione, tante curiosità, e appunto i primi piatti esotici.

Nel '96 ho conosciuto un cuoco della Bassa California. Un cuoco che aveva lavorato anche nella zona di Jalisco, in Messico. Ci siamo seduti ad un tavolo ci siamo guardati, e ci siamo piaciuti. Aveva un sorriso e una verve divertentissimi. E... una grande capacità di cucinare.

Nel '97 nasce “Il borgo”: Il locale si ingrandisce, case, finestre, tetti, vie che fuggono dal centro della piazza e un castagno gigante che sembra essere lì dall'inizio dei tempi; i numeri civici alle porte, le grondaie, le nuvole sul soffitto, lo scroscio ai vicoli, la chiesa in lontananza, le buche delle lettere, tutto a creare un'atmosfera delicata e originale e l'interno del locare diventa un piccolo paese.

Ma è l'anno dopo, il 1998, che segna il nostro impegno maggiore. Nasce “la Boutique della Pizza”. L'incontro con Marcello, “focacciaio de Recco”, ci porta sulla strada della conoscenza del mondo “pizza”; decine di tipi di impasti, lieviti madre, integrali, e la famosa focaccia al formaggio, che suscitano ancor oggi un grandissimo interesse.

Quelle caratteristiche, che ancor oggi, unite ai cento tipi di birra, alle nostre bruschette, alla cucina messicana, ai primi piatti, alla nostra simpatia, alla voglia di creare, al piacere di conoscere, rendono unica la nostra “Boutique”.

Ma la boutique è da vedere nel tempo, non come una struttura, ma come processo in evoluzione, con la sua capacità di reinventarsi. Il suo divenire è reale, per la rete di relazioni, di ricordi, di speranze, di desideri in sempre costante interazione con ogni elemento che la circonda: persone, musiche, colori, pensieri, emozioni, capacità creative ed emotive e, soprattutto, interazione con la sua città, Savona.

Una Boutique che con i suoi 32 anni, ha contagiato i genitori, ha accolto ragazzi, ha entusiasmato i nonni, con la musica dal vivo ha stregato gli innamorati, ha lanciato mode e confermato con il suo tempo, la continuità e l'attenzione alle novità in cucina e nell'arte del buon bere.

Il prof. D'Amico ci ha detto che voi facevate un giornale, come siete arrivati dalla birra all'editoria? 

È vero. Per 15 mesi, nel 1999, abbiamo stampato una pubblicazione che, ricalcando l'impaginazione di un noto quotidiano nazionale, ripercorreva il nostro listino, con tanto di birre, cucina, pizze, ma come corollario, articoli che avevano un comune denominatore: un'importante notizia di cronaca e attualità del mese, comparsa sul quotidiano e rivisitata in chiave allegorica. L'idea era nata per dare l'opportunità alla clientela di sfogliare “divertendosi” il nostro listino e fornire alle persone sedute allo stesso tavolo spunti di conversazione.

Qual è secondo lei la hit parade delle birre? E la sua birra preferita? 

È difficile parlare di una hit parade della birra. Io ritengo che la miglior birra sia quella che ognuno di noi preferisce. Ci sono però due nette scuole di pensiero. La prima, ritiene migliori le birre che sono prodotte in Germania, in Repubblica Ceca, in Moravia. Tutte le birrerie di questi posti, seguono la legge Reinheisgebot che dal 1500 obbliga a usare solo prodotti di prima qualità e soprattutto solo: acqua, orzo e luppolo. La seconda, apprezza le birre belghe, che con le particolarità prodotte dai frati trappisti ha saputo disegnare un mercato importantissimo di birre speciali, molte delle quali di alta gradazione, ma con profumi e gusti veramente unici.

Io personalmente bevo solo birre leggere, ma sono molto curioso, e quindi poche sono le birre che non assaggio. Se però devo proprio fare il nome di una birra, è sicuramente la Guinnes, la regina delle scure. Una birra irlandese unica nel suo genere.

Cosa vi ha portato al “triangolo birra, pizza e messicano”? 

Il triangolo “birra, pizza, messicano” com'è nato? Il motivo principale è stato che ad un certo punto tutto mi sembrava grigio... La cucina messicana con i suoi colori, i suoi piatti, le sua musiche, la sua allegria ha creato un nuovo modo di stare insieme.. La pizza rappresenta la tradizione, il nostro Paese, parla degli italiani e della loro straordinaria fantasia......non poteva mancare sulla nostra tavola. La birra è il filo conduttore, ciò che realmente ci appassiona!

Grazie per la passione e la simpatia con cui ha risposto alle nostre domande. Alla prossima riunione del direttivo dell’Associazione “Farò del mio peggio News”. Hasta la proxima!

Anna Zhu – Eleonora Poggi (V H) 

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