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Il dito medio di Galileo
Nicolò Patrone | Rubriche | 03 novembre 2012 alle 22:22:19

La profondità della personalità umana non finirà mai di stupire. Una delle sfortune più grandi del mondo è che non si possa ascoltare il parere di ogni singolo abitante della Terra per quanto concerne qualsiasi argomento. Chissà poi quante potenziali menti scientifiche, artistiche e letterarie sono state sottratte a questo mondo prima che potessero dare il loro contributo al progresso dello scibile umano.

Sia chiaro, la vita continua indifferentemente dalla situazione culturale e sociale dell’umanità, è giusto riconoscere che ogni scienza e filosofia è il frutto di concetti astratti inventati dall’uomo per organizzare i suoi pensieri. Tanto è vero che religioni, filosofie e scienze dipendono direttamente dal contesto e dalla cultura in cui crescono. Ma è altrettanto vero che senza questa organizzazione di pensiero ben poco ci distinguerebbe da un qualsivoglia altro animale. Che l’uomo sia un animale razionale è stato detto tre secoli prima dell’anno zero da Aristotele, dunque non è un’idea attuale. Ma l’uomo non fa nulla da solo.

Come disse Galileo: “La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi”, il merito delle sue deduzioni è da attribuire principalmente al mondo che lo circondava. Contestabile può essere la sua visione matematica dell’universo, ma innegabile è il contributo che ha portato, con queste tesi, alla nascita della scienza moderna, fondamento di tutte le scienze odierne. Sicuramente il pisano non fu il primo ad interessarsi al mondo: come dicono Einstein ed Infield: “I tentativi intesi a decifrare il grande romanzo giallo della natura sono altrettanto antichi quanto il pensiero umano”, basti pensare a zoroastrismo e religioni preistoriche.

Il difetto della scienza, però, è che chi la utilizza è padrone del suo scopo. Ciò la rende soggetta ad obiettivi di vario genere e, quando “Il progresso della civiltà non presenta una spinta uniforme verso le cose migliori”, come afferma Whitehead, ecco nascere le bombe atomiche e svilupparsi l’industria bellica.

La questione diventa spinosa: è giusto che il potere della scienza sia a disposizione di chiunque e chiunque possa utilizzarlo per qualsiasi scopo? Spesso gli scienziati ottengono risultati e scoperte clamorose, ma ancor più spesso vengono manipolati da persone potenti, più “furbe” e ciniche che intelligenti.

E’ il caso di ricordare che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, altrimenti la fine del dottor Faustus di Cristopher Marlowe, se rivolta ai potenti, rischia di essere desiderata da molti abitanti di Hiroshima. E non solo loro.

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