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Una donna viene spesso punita per le sue virtù
Erinda Haklaj | Società e Costume | 11 novembre 2012 alle 16:12:07

“Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, I'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno” (Gandhi).

 

L'intolleranza ha sempre accompagnato il genere umano dalla sua nascita e lo seguirà, purtroppo, fino a quando esso cesserà di esistere.

E' un errore del quale sembra non si possa fare a meno, poiché alla mente umana piace concentrarsi principalmente sui difetti altrui piuttosto che sui pregi.

Un nostro errore è, infatti, quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che invece ha, suscitando nell'altro un senso di “inadeguatezza” e inducendo la persona a pensare: Ho qualcosa che non va?

 

Come può l'essere umano dispregiare l'essere umano?

E' assurdo pensare che l'uomo uccida l'uomo. Egli dovrebbe proteggere i suoi simili così come ogni animale protegge la sua specie. La psicologia umana è talmente perversa e complessa che non accetta di proteggere qualcuno che è diverso da sé e di cui non condivide opinioni o religione.

Fortunatamente, il nostro mondo non è formato da un esercito di cloni, ma da una miriade di vite con idee e opinioni diverse.

 

DIVERSITA'. E' una parola, che dovrebbe essere spiegata nelle scuole e scritta a caratteri cubitali dappertutto.

Noi siamo diversi l'uno dall'altro. La vita si è evoluta proprio perché ci siamo differenziati, eppure la diversità assume spesso una sfumatura negativa che viene associata a: straniero, cattivo, pericoloso.

 

E' così che l'intolleranza, insieme al concetto di discriminazione e alla ignoranza del genere umano, genera una voragine.

Una voragine che ogni giorno spegne milioni di vite.

Una voragine che da secoli divide l'umanità, inutilmente.

 

Ne abbiamo l'esempio lampante con Ipazia, una scienziata e filosofa neoplatonica, maestra nel Museo d'Alessandria d'Egitto che, nell'anno 415 d.C, venne trucidata da un gruppo organizzato di cristiani fanatici.

Ipazia viene molto spesso paragonata a Galileo, era una donna forte e sicura di sé che si dedicò all'astronomia con avanzate tecniche di osservazione. Ma l'analogia finisce qui.

Galileo venne processato perché con le sue tesi andava contro la Chiesa, e metteva in dubbio determinati argomenti di cui il popolo non doveva dubitare. Galileo era pericoloso.

E Ipazia? Ipazia non fu processata. Fu uccisa perché non veniva accettata l'idea che una donna ne sapesse più degli uomini. Era inammissibile che lei fosse una maestra libera, non subordinata a partiti o fazioni, presente in luoghi pubblici, sapiente e dotata di una parola autorevole per donne e uomini.

Contò quindi il fatto che si trattasse non di un filosofo ma di una filosofa? Certo.

Da sempre viviamo in una società maschilista, che tende a favorire gli uomini e non ammette che le donne possano essere molto più che madri e mogli.

 

Un altro esempio che calza a pennello con il tema?

L'aggressione di Malala Yousafzai, una ragazzina 14enne che, il 9 Ottobre scorso, è stata colpita alla testa e alla spalla dai talebani mentre rientrava da scuola.

Una vera e propria esecuzione, un atto dimostrativo per “educare” chi mai volesse seguire il sacrilego atteggiamento della ragazza che si batteva, nonostante la sua tenera età, per i diritti e le libertà dei giovani, soprattutto delle donne.

Anche Malala rappresentava un pericolo? A quanto pare sì e quindi andava eliminata.

Fortunatamente è ricoverata a Londra ed è fuori pericolo, ma quanto tempo passerà prima che si ripeta un altro episodio del genere?

 

E' facile prendersela con una ragazzina di 14 anni, ma come reagirebbe il mondo se si trovasse di fronte a milioni e miliardi di persone così, che lottano per la propria indipendenza e per i propri diritti?

La salute, lo studio, la libertà di pensiero e di espressione, non sono un'opportunità, ma un diritto.

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” (dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

E' un diritto, ma non viene rispettato. Sarebbe necessaria una presa di coscienza generale ma non è semplice; sin dall'antichità si è combattuto per far sì che le donne avessero gli stessi diritti dell'uomo e venissero giudicate alla stessa maniera.

 

“Una donna viene spesso punita per le sue virtù che per i suoi vizi” diceva Paul Brulat, Pensieri 1919.

E aveva perfettamente ragione.

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