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Valutati, non schedati. No alle prove Invalsi!
Redazione | Scuola | 18 dicembre 2012 alle 21:45:32

Lo scorso anno, per la prima volta, gli studenti delle superiori sono stati  sottoposti alla prova INVALSI. Questa prova, cercando di produrre risultati obiettivi, finisce col non essere altro che un mero quiz, non in grado di valutare adeguatamente le conoscenze dello studente. La esasperata ricerca di parametri scientifici, che vadano a verificare le nozioni di studenti di scuole in cui i programmi didattici sono differenti, oltre a fallire nel suo intento, sopprime la libertà d’insegnamento e le capacità individuali degli studenti che in questi test non trovano riscontro.

Ancora più pericolosi risultano, poi, il meccanismo di “premialità” che il MIUR vuole mettere in campo a seguito delle prove e l’effetto di appiattimento e soffocamento della didattica e nei processi di apprendimento.
Ancora una volta noi studenti veniamo identificati come cifre su libri contabili, la valutazione risponde sempre meno allo stimolo da parte del docente delle criticità e potenzialità dello studente, e sempre più a criteri massificati ed uniformati. Mentre noi rivendichiamo processi valutativi innovativi, in cui sia lo studente stesso a mettersi in gioco con il docente e con i suoi compagni di classe, attraverso meccanismi orizzontali, il MIUR ingabbia sempre più l’apprendimento in grigie caselle da riempire, secondo criteri individuati in luoghi chiusi e lontani da quelli che sono i problemi reali della scuola.

Informazioni e numeri sui test INVALSI:

1. costo negli ultimi 3 anni: 80 milioni di euro

2. inadeguatezza scientifica:
a) misurano solo l’acquisizione di una serie di informazioni settoriali, stimolano la frammentazione della didattica, la sua banalizzazione
b) queste prove sono uguali per tutti e tutte, ma non siamo tutti uguali! (per l’Invalsi gli studenti con disabilità, gli studenti di altra cultura, i diversi indirizzi sono invisibili)
c) se le prove Invalsi avessero il solo fine di “testare” il funzionamento del sistema scolastico, sarebbero  somministrate “a campione”

3. fallimento in altri paesi:
a) in altri Paesi ciò ha prodotto deformazioni di sistema pericolosissime: si creano scuole di serie A e altre di serie B. E  per le scuole di serie B è difficile uscire dalla condizione che gli viene attribuita. Una scuola pubblica non discriminante, invece, dovrebbe dare spazio ad una utenza variegata, per non creare scuole ghetto;
4. non sono lo strumento adatto a migliorare la qualità:
a) una scuola pubblica che voglia garantire pari condizioni di accesso all’istruzione, deve dirigere gli investimenti e gli “aiuti” non alle scuole “di successo”, perché non ne hanno bisogno ma, al contrario, a quelle con maggiori problematicità.
b) un sistema scolastico che vuol far crescere l’insieme dei suoi giovani cittadini deve incoraggiare le scuole a “tenere” i propri studenti, e a trovare le migliori strategie per assicurare il loro successo scolastico.
c) le variabili che incidono sui risultati scolastici, sono assai numerose. E se fossero prese davvero sul serio renderebbero inutili i test sistematici scuola per scuola. Ma su questi dati nessuno vuol ragionare perché in realtà i fattori sociali che li determinano non li si vuol modificare: al contrario si lavora per cristallizzarli.

 

 

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