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La mia parte intollerante
Nicolò Patrone | Scuola | 18 dicembre 2012 alle 21:50:01

Le occupazioni e le autogestioni di questi mesi hanno segnato una radicale inversione di tendenza: gli studenti hanno liberato le aule e gli istituti con la forza delle proprie idee e la voglia di mettersi in gioco in prima persona per cambiare la propria scuola. Nelle scuole occupate o autogestite i veri protagonisti sono stati gli studenti e le studentesse, i loro interessi e i loro problemi, ordinariamente ignorati per “rincorrere la fine dei programmi” o “non perdere tempo durante le lezioni”. Le centinaia di scuole liberate hanno ospitato, dalla mattina presto fino alla sera, assemblee sul diritto allo studio e sull’edilizia scolastica, workshop sulla crisi e la precarietà, laboratori autogestiti d’arte, scrittura creativa e tanto altro ancora. Chi, tra presidi e giornalisti, ha provato a spacciare queste proteste per gesti rituali o vuoti di significato dovrebbe riconsiderare le proprie posizioni; gli studenti in questi mesi hanno sperimentato metodologie didattiche cooperative e realmente democratiche,  hanno dimostrato che c’è un altro modello di scuola possibile, una società radicalmente diversa da costruire. Le scuole che siamo costretti a vivere vedono gli studenti come utenti passivi di un servizio. […]

Fonte: www.unionedeglistudenti.net


Le voci degli studenti ci sono, e si sentono.  Spesso questo nome è associato a impotenti entità minori che occupano i banchi nell’attesa di diventare il futuro del paese,  per questo strumentalizzati senza pietà da chi li nomina nelle loro campagne elettorali o nei loro progetti riformistici. Ma la scuola è un primo nucleo di società, al suo interno si possono trovare persone capaci di intendere e di volere ben prima del raggiungimento della maggiore età, certo questo può sfuggire a chi la scuola la osserva e la gestisce dall’esterno.

Le voci degli studenti ci sono, ma non tutti le ascoltano.

 

“Mi farò portatore positivo con il presidente Mario Monti di questa richiesta” ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo in merito alle richieste delle scuole cattoliche private di non pagare l’IMU, rispondendo all’interpellanza della parlamentare centrista Luisa Capitanio Santolini.

Non c’è da meravigliarsi che mentre per le scuole pubbliche si parla di nuovi tagli al fondo ministeriale per l’offerta formativa (che finanzia corsi di recupero, sportelli, attività autogestite dagli studenti, corsi extracurriculari) dopo qualche lamentela dalle lobby cattoliche, si vogliano reintrodurre le esenzioni per le private. Le scuole cattoliche sono scuole private, ci teniamo a ribadirlo, perché non è concepibile in un paese civile che quando si tratta di tagliare la scuola “per tutti” i governi si pongano ben pochi problemi, quando si tratta di favorire le solite lobby ci sia sempre massima disponibilità. Non accettiamo in alcun modo che questo possa avvenire ancora, soprattutto in una fase in cui centinaia di scuole occupate e cortei stanno ribadendo quotidianamente il valore della scuola pubblica.

Fonte: www.unionedeglistudenti.net

 

 E’ ancora più triste leggere queste righe se si pensa che il ministro dell’istruzione si è diplomato proprio nella nostra scuola. Il giorno che è tornato a visitarla (l’anno scorso, ricordo) si è mostrato solo ad una sparuta brigata di studenti insieme alla sua fida scorta. Lascio ai lettori il piacere di trovare un movente a tale democratico comportamento.

La verità è che gli studenti nelle manifestazioni sono solo una piccola parte di quelli contrari alla  politica dei tagli e dei licenziamenti. C’è anche chi non partecipa alle manifestazioni, con le proprie ragioni. Questi non si vedono in piazza, ma sono anche loro la voce degli studenti. La scuola è una piccola società in tutto e per tutto.

Un umile consiglio da “impotente entità minore”: dato che si riserva ogni anno al ministero della difesa la modica cifra di 30 miliardi di euro, si potrebbero prendere da lì i soldi quando si tratta di tagliare 182 milioni, invece di mirare con compiacenza alla scuola e alla sanità. Da chi ci dobbiamo difendere, poi?

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