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"Meno male" che Silvio c'è!
Roberto Palermo | Politica | 11 agosto 2010 alle 21:12:25

Sono passati solamente poco più di 60 anni dalla nascita della nostra Repubblica e dalla stesura della nostra Costituzione, una delle più avanzate al Mondo, basata sui comuni valori di democrazia e libertà, partorita da un’Italia che voleva allontanare per sempre lo spettro del Fascismo. La nostra Costituzione e le Istituzioni della Repubblica sono le basi fondamentali del nostro Stato, per tale motivo meritevoli di rispetto. Ma qualcuno non la pensa così. Stiamo ovviamente parlando di Silvio Berlusconi che, da quando è stato nominato Presidente del Consiglio, soffre di manie di onnipotenza. Lo dimostrano i fatti e i suoi discorsi, che sarebbero considerati fuori luogo e inadatti in qualunque democrazia occidentale. I suoi soldi e la sua fantomatica “investitura popolare” l’hanno spinto a credere di essere al di sopra di ogni legge e  ad ignorare, al pari di un monarca assoluto, i limiti che la Costituzione assegna al suo ruolo.

Da quanto si trova al potere ha tentato, con “dribbling” vari, di evitare i processi a suo carico. Egli crede di essere ingiudicabile e ha tentato di mettere su carta questa sua idea, concretizzandola prima nel Lodo Schifani ed in seguito nel Lodo Alfano, bocciato dalla Corte Costituzionale. La Costituzione evidentemente non ha alcun valore per quest’uomo che è riuscito a far approvare una legge palesemente contraria all’Articolo 3 pur di difendere i propri interessi personali.

Il suo disprezzo verso la Carta Fondamentale del nostro Stato emerge anche dai suoi discorsi. Non molto tempo fa aveva definito la stessa “filosovietica”, dimenticando il fatto che l’Assemblea Costituente era formata per la maggior parte da Democristiani e Liberali. Forse tale astio nei confronti della Legge Fondamentale nasce dalle limitazioni che essa impone al suo ruolo. Infatti recentemente ha dichiarato che “il Premier deve essere deciso dal popolo, così come la forma di governo”, annunciando di voler avviare al più presto riforme costituzionali che lo permettano. Probabilmente egli conta sul sostegno popolare, ottenuto in gran parte grazie al  monopolio sui mezzi di comunicazione di massa, per raggiungere il tanto agognato Presidenzialismo e un potere ancora maggiore, magari assoluto. Il Premier però non dice, quando proclama i risultati dei suoi sondaggi sulla popolarità, che la  maggioranza parlamentare non rappresenta tutti gli italiani. Infatti tenendo conto anche degli astenuti e delle schede bianche o nulle il suo consenso popolare scende notevolmente rispetto ai dati di cui si vanta (21,7% degli aventi diritto).

Berlusconi,  inoltre, non dimostra alcun rispetto nei confronti delle Istituzioni Repubblicane. Dopo la bocciatura del Lodo Alfano in un intervento di Porta a Porta dapprima ha negato l’imparzialità della Corte Costituzionale e del Presidente della Repubblica, poi ha rincarato la dose affermando che Napolitano avrebbe dovuto influenzare i giudici della Corte affinchè approvassero la costituzionalità di tale legge. Dichiarazioni inconcepibili in uno stato democratico che riconosce la Costituzione come Carta Fondamentale e il Presidente della Repubblica come suo garante imparziale!

La sua arroganza non si ferma di fronte a nulla, il nostro Presidente del Consiglio da anni continua ad offendere il potere giudiziario accusandolo di essere interamente coalizzato contro di lui. Si tratta di un comportamento inaccettabile per un Premier che, giurando fedeltà sulla Costituzione, è tenuto a rispettare tutte le Istituzioni. Ciò fa intuire che forse abbia qualcosa che lo turba, qualcosa da nascondere, poiché se fosse innocente si difenderebbe in aula come un comune cittadino. Egli si vanta di non essere mai stato dichiarato colpevole, ma non è del tutto esatto: la maggior parte dei processi sono andati in prescrizione, mentre altri l’hanno visto assolto grazie a depenalizzazioni introdotte da leggi ad personam. Ne sono esempio la legge sul falso in bilancio che gli fece evitare la condanna nel 2008 e il processo All Iberian.

Berlusconi ha provato altre volte a scavalcare il potere giudiziario. Nel Febbraio 2009 ha tentato di far approvare un decreto legge per “salvare” Eluana Englaro. In questo modo Berlusconi avrebbe bloccato l’esecuzione di una sentenza, ostacolando di fatto il potere giudiziario. Il tutto mascherato come una sorta di “missione umanitaria”. Dopo un caso del genere, cosa gli avrebbe impedito di bloccare altre sentenze? Magari che lo riguardassero da vicino. Per fortuna il Presidente della Repubblica è intervenuto bloccando questa pazzia, palesemente contraria alla divisione dei poteri tipica di uno Stato democratico.

In più il Cavaliere dimostra di non aver compreso a fondo il ruolo del Parlamento. L’abuso di decreti legge e di voti di fiducia ne sono la prova: la sua politica si basa su decisioni prese dal Governo e su votazioni in Aula “blindate”,  frutto della paura di un’eventuale caduta del governo. Pochi mesi fa egli definì il Parlamento “inutile e controproducente”, una dichiarazione da far rizzare i capelli in testa ad un calvo se pronunciata in un paese democratico e repubblicano come dovrebbe essere l’Italia.

Neanche nei dibattiti sulla Costituzione il Parlamento ha un ruolo importante. Mister B ha infatti dichiarato esplicitamente e senza alcun imbarazzo che intende realizzare la riforma costituzionale della Giustizia da solo, senza bisogno dell’opposizione. Questo per mettere fine ai processi in cui è coinvolto, frutto, a suo dire, della volontà di abbatterlo politicamente e dare il potere alla Sinistra. Ecco quindi che anche la Costituzione si deve piegare al suo volere, come se il Paese fosse una cosa sua.

Anche i referendum perdono la loro importanza e validità. Berlusconi ha deciso di reintrodurre l’energia nucleare in Italia, fregandosene altamente di un referendum popolare che nel 1987 decise di abolirla. Così, probabilmente per interessi privati, l’Italia si ritrova a viaggiare come un treno impazzito verso il nucleare, mentre il resto del mondo sta cambiando rotta  dirigendosi verso le energie alternative.

Tutto ciò va aggiunto alle minacce e alle pressioni che il Cavaliere fa su giornali e TV di Stato, all’introduzione delle ronde, che ricordano vagamente le “camicie nere” del Ventennio. Queste cose fanno seriamente preoccupare sul futuro della nostra giovane Repubblica. In un qualunque stato democratico la popolazione sarebbe indignata da simili attentati alla Costituzione. Gli Italiani, invece di rendersi conto dell’e/orrore,  lo ringraziano ancora cantando “Meno male che Silvio c’è”. Ma d’altronde questa è l’Italia, un’Italia che fa fatica ad imparare dalla sua storia.


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