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Astensionismo come sintomo di protesta 
Debora Geido | Politica | 11 agosto 2010 alle 22:36:01

Quest'anno, in preparazione alle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010 si è verificato un episodio senza precedenti. I programmi di approfondimento giornalistico in periodo pre elettorale sono stati bloccati per il rispetto della par condicio. In questo modo i dibattiti tra politici non sono stati trasmessi nelle televisioni italiane impedendo la possibilità ai cittadini di chiarirsi le idee. In un'Italia prossima alle elezioni il mancato confronto politico ha sconvolto l'Europa intera, ma non gli italiani. Nel piccolo schermo gli argomenti erano ben altri, e il silenzio politico incombeva. Con i problemi delle liste e un clima di malaffare politico i cittadini italiani avevano il diritto di essere informati e ricevere delle spiegazioni. Invece ogni voce è stata zittita, trasmissioni come Annozero di Santoro, Porta a porta di Vespa e Ballarò di Floris hanno subito la censura temporanea per riprendere una volta che gli italiani avrebbero votato. Ma il senso e lo scopo dei programmi in questione dovrebbe essere proprio quello di garantire ai cittadini di formulare un'opinione sulla scelta del futuro governo ovviamente prima di giungere alle urne. Diverse trasmissioni però denunciano i soprusi e gli scandali politici o mettono a nudo verità nascoste, e il loro intervento avrebbe potuto compromettere il risultato delle votazioni. È evidente che non è tollerata la critica. Ma è la critica a mantenere una democrazia stabile. Dal momento che la sovranità spetta al popolo, deve essere tutelata la libertà di informazione e la possibilità ai cittadini di venire a conoscenza della verità. Non si capisce tuttavia quale sia il motivo di fondo che ha condotto alla censura, se il timore di un maggiore condizionamento politico da parte di certi programmi o la necessità di celare fatti compromettenti all'interno dei partiti.

In ogni caso la libertà di espressione ha subito un bavaglio, ma non ha portato alla resa molti giornalisti. Infatti la prima risposta alla censura è avvenuta per iniziativa di Enrico Mentana, ex direttore del Tg5 che ha trasmesso in internet un talk show a puntate invitando al dialogo candidati di ogni fazione politica. Mentana è andato in onda in streaming ogni giorno sul sito del Corriere della Sera dall'11marzo sino alla vigilia delle elezioni. Con il motto 'vietati in tv, liberi sul web' l'obiettivo di 'Mentana Condicio' era quello di dimostrare l'assurdità del divieto di trasmettere talk show in periodo pre elettorale. Non casualmente la diretta si è verificata sulla rete, l'unica fonte di informazione ancora libera.

Ma la svolta si è manifestata con l'iniziativa organizzata da molti giornalisti che credono ancora nella libertà di stampa, di trasmettere Rai per una notte sul web. Dal Paladozza di Bologna, la diretta condotta da Michele Santoro è andata in onda in diversi siti internet e radio private. La partecipazione di giornalisti come Travaglio, Floris e comici come Luttazzi e Cornacchione è stata determinante. Si è creato così un civile dialogo politico, un continuo scambio di opinioni tra quelle figure messe in penombra dalla televisione. Il risultato è stato strabiliante. Migliaia di persone connesse contemporaneamente in streaming per vedere in tempo reale lo show hanno contribuito per dire no alla censura in tv. La serata inoltre, alla riconquista della libertà ha rappresentato il più grande evento web della storia italiana.

Il ricorso alla censura ha incrementato la sfiducia nei confronti della politica e delle istituzioni, infatti i risultati delle elezioni hanno attestato un forte astensionismo. L'influenza alle urne è calata dell'8% rispetto alle precedenti elezioni amministrative del 2005. Gli astenuti, rappresentati dal 35,8% dei votanti, provano quanto la politica abbia deluso, stancato e nauseato. Non per altro la bassa partecipazione alle urne si manifesta come il più eloquente sintomo di protesta.


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