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Clero e pedofilia: il silenzio non è una virtù
Matteo Mantero | 14 agosto 2010 alle 18:47:11

Il 28 ottobre 2006, accogliendo i vescovi irlandesi a Roma, Benedetto XVI ha chiarito la sua posizione sul caso-pedofilia: “tolleranza zero” e sospensione immediata, sia il colpevole un cappellano oppure il vescovo. Parole dure, profonde, potremmo dire ammirevoli, se non fosse per il fatto che non rispecchiano affatto la politica della Santa Sede nell’ultimo mezzo secolo, anzi la mistificano totalmente>>.
E’ l’incipit di un articolo che pubblicai, nel 2007, sul numero 3 del “Farò del mio peggio”. Purtroppo, il pezzo deve essere aggiornato nei numeri –drammatici-, ma non nella sostanza. 
I dati forniti dai vescovi irlandesi e americani sono inquietanti: dal 1945 al 2004, 105 preti irlandesi (circa il 4% del totale) sono stati coinvolti in casi di abusi sessuali su minori e le “vittime” sono stimate in circa 400 ragazzi. Dei 105 sacerdoti indagati, solamente 8 sono stati condannati, mentre più della metà dei casi è stato archiviato per l’impossibilità di provare azioni troppo lontane nel tempo. L’unico tardivo provvedimento nei confronti di questi preti è stato l’esclusione dall’attività pastorale.
Negli Stati Uniti si trova una situazione non troppo diversa. È stato accertato che 4392 sacerdoti su un totale di 110 mila (anche qui, circa il 4%) hanno abusato di minori, prevalentemente fra il 1960 e il 1984, periodo in cui la pena era il trasferimento. Questo comportamento ha favorito il perdurare del fenomeno, che si è protratto segretamente fino al 2002, anno dello scoppio dello scandalo sui media. Un elevato numero di cause ha invaso, così, i tribunali coinvolgendo migliaia di sacerdoti, decine di vescovi che, spesso, oltre a coprire i casi di abuso, ne compivano loro stessi e, perfino la Santa Sede che, però, forte dell’immunità come stato sovrano ha bloccato tutto. Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, minimizzò il numero di sacerdoti coinvolti: “meno dell’1%”, e affermò che lo scandalo era dovuto solo al “desiderio di screditare la Chiesa”. Per fortuna i processi iniziarono e, oggi, il papa, alle prese con lo scandalo scoppiato in Germania nell’arcidiocesi di Monaco, sembra aver cambiato idea. Nella lettera ai cattolici irlandesi, Benedetto XVI invita per la prima volta a denunciare la pedofilia assolta e dimenticata nell’oscurità di sacrestie e confessionali. 
Ma nelle curie l’anatema del papa si scontra con le pressioni (provate) della Chiesa sulle famiglie per mettere a tacere le vittime:”Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia né da parte dei vescovi né da parte dei singoli preti, e questo è strano. La magistratura quando arriva a inquisire un sacerdote per questi reati ci deve arrivare da sola, con le sue forze. E lo fa in genere su denuncia dei famigliari della vittima, che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosi e questa non ha fatto nulla”. E’ lo sfogo del pm di Milano, Pietro Forno, storico magistrato anti-pedofilia (Il Giornale, 1/4/2010).
In Italia, infatti, il fenomeno è tuttora sottovalutato, o ignorato, escluso qualche caso clamoroso che fa capolino sui giornali, ma che non riesce mai a dare un’idea dell’estensione della pedofilia fra i sacerdoti italiani: dal 2000, sono stati individuati almeno 40 nuovi casi di abusi sessuali e le condanne sono già decine. Secondo gli esperti è solo la punta dell’iceberg, perché da noi i preti godono di coperture mediatiche e politiche, fanno parte di una istituzione potente e stimata che mobilita i fedeli, per cui le vittime sono restie a rivelare che l’orco è un religioso.
Secondo uno studio di “Telefono Azzurro”, il 3-4% delle segnalazioni di abusi sessuali su minori riguarda dei religiosi, una percentuale molto alta se si pensa che nello sport si ferma allo 0,8%, ma in linea con analoghi fenomeni in Irlanda, Stati Uniti, Germania, Austria, Polonia … Si fa strada l’ipotesi che, nei casi di pedofilia, si tratti di aberrazioni radicate antropologicamente “che sono esaltate, se non prodotte, da particolari condizioni ambientali e istituzionali (di istituzioni più o meno chiuse)” a cui corrisponde “un atteggiamento assolutamente inadeguato verso la sessualità come tale” (Gian Enrico Rusconi, La Stampa, 26/3/2010).
Intanto, mentre in tutto il mondo un inarrestabile fiume di dolore, abusi e violenze si fa largo sui media , sconvolgendo le coscienze, la Chiesa si sente “ingiustamente attaccata”, grida al complotto e si paragona agli ebrei dell’Olocausto! Mi chiedo se non sia più giusto rivolgere il pensiero alle vittime innocenti, ai bambini – anche se hanno superato lo stadio embrionale- , e alla necessità di chiedere perdono e di risarcirli, con umiltà e generosità, per quanto possibile, spiritualmente e materialmente.
Le cose, purtroppo non sembrano andare in questo senso: il caso più eclatante è quello di Marco Marchese, un ragazzino siciliano stuprato in un seminario, fatto che gli è costato lunghe analisi e un tentativo di suicidio: alla citazione in giudizio della curia è seguita una contro citazione da parte della curia, che ha denunciato il giovane per diffamazione del vescovado e ha richiesto 200 mila euro di danno: “La curia vescovile di Agrigento ha subito e continua a subire, a causa del comportamento offensivo e oltraggioso tenuto dal Marchese, pesanti danni che si ripercuotono sull’immagine, sul decoro e sul prestigio che la curia riveste nell’opinione pubblica”. Il vescovo ha avuto la faccia di chiedere un risarcimento! 
Nella sentenza di condanna furono concesse al prete (reo confesso) attenuanti generiche, in quanto “la complessa vicenda che ha visto protagonista il religioso va inscritta in quel particolare clima che caratterizza le comunità chiuse come il carcere, i collegi, le navi durante lunghe navigazioni, dove spesso si instaurano, su soggetti deboli ed esposti, dinamiche a sfondo omosessuale”. 
Un altro caso è di scena in provincia di Savona: una bimba di undici anni afferma di essere stata violentata ripetutamente dal parroco: per tutta risposta associazioni di parrocchiani e alcuni politici, nonostante i riscontri delle forze dell’ordine, si sono mobilitati a sostegno del sacerdote, sostenendo la sua innocenza, e contro la ragazzina, arrivando fino ad atti di discriminazione.
Questo dimostra l’ingenuità dei fedeli che spesso confondono i santi con i fanti e, con tale atteggiamento, spianano il terreno al demone della pedofilia: i casi non arrivano nemmeno al vescovo, perché “coperti” dai parrocchiani… e quando arrivano al vescovo: vedi sopra.
Naturalmente non è in discussione la sfera religiosa e il prezioso contributo sociale di migliaia di preti, ma il ruolo di una istituzione che non può sentirsi al di sopra della legge e dell’umana pietà.

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