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Il nostro tempo
Antonio Molinari | 16 agosto 2010 alle 08:47:01

Trenta anni fa si era diffusa la favola di Eriksen “Momo”, raccontava una vita sempre più frenetica, volta a risparmiare sempre più tempo. La volontà delle persone di risparmiare tempo diede origine a dei “signori grigi” che convinsero gli uomini a non perdere minuti preziosi cantando, leggendo o facendo visita agli amici, con il risultato di  privare le loro vite di ogni significato e di ogni momento di respiro. Eriksen vedeva nei signori grigi i sacerdoti delle nuove tecnologie, quelli che tutti i giorni cercano un modo per farci fare le cose più velocemente. Da poco nelle sale cinematografiche è uscito un film che si ispira all’immaginario della nostra società, ovvero fare le cose che non ci piacciono più velocemente, togliere tutti i tempi delle attese: grazie a un semplice telecomando per il video registratore, mandare avanti veloce o saltare addirittura interi capitoli della nostra vita.

Il protagonista del film inizialmente è molto contento di poter eliminare tutti i momenti noiosi e superflui della sua vita per raggiungere il suo scopo, ma quando sente sfumare anni e anni della sua vita e vede le persone alle quali era più caro scomparire senza aver avuto l’occasione di passare con loro più tempo, capisce quale terribile errore ha commesso. Nella nostra epoca ormai tutto viaggia più veloce, dalle persone alle malattie. Pensate che nel Trecento la peste ha impiegato tre anni per diffondersi dalla Sicilia a Riga, nel 2003 è bastato un volo aereo di poche ore per portare la Sars dalla Cina al Canada.

E questo è solo uno dei tanti esempi di come oggi le cose viaggino più veloce e il tempo abbia assunto una nuova unità di misura. Un altro esempio è il tempo di celebrità che Andy Warhol ci ha promesso, quando sosteneva che chiunque avrebbe avuto il suo quarto d’ora di celebrità, ora il nostro tempo di celebrità si è ridotto a poco più di 15 secondi. Dopo la rivoluzione industriale il modo di concepire, di pensare e sentire la vita è radicalmente cambiato: produci, consuma, crepa! Non c’è tempo da perdere. Perché, se prima il ricco era colui che non lavorava, al giorno d’oggi è ricco lo stacanovista, colui che sacrifica il suo tempo per dedicarlo al lavoro dimenticandosi così dei veri valori, quelli che sanno lasciarti  davvero qualcosa nel cuore e non solo nel conto in banca. In fondo, il punto della questione è questo: se a prescindere da quanto tempo una persona lavora, gli venisse offerto uno stipendio necessario a permettergli di vivere dignitosamente, il valore del lavoro perderebbe sicuramente di prestigio.

Il nuovo Papa, Benedetto XVI, a sorpresa, è intervenuto sul problema della perdita dei valori spirituali e familiari, con questo richiamo: “lavorare troppo indurisce il cuore”. Uno sconvolgente Papa tedesco ricorda a tutte le cariche pubbliche, governative e del clero, che non bisogna esagerare con il lavoro e dedicare anche del tempo al relax. Ovviamente l’invito del Papa non si riferisce ai gaudenti e ai nullafacenti, ma si riferisce a quelle persone che si allontanano da tutto ciò che li circonda per guadagnare più soldi.

In conclusione, noi il 1° Maggio festeggiamo la festa della nostra schiavitù, festeggiamo la perdita dei vecchi valori elogiando i nuovi in uno strano modo, festeggiamo il lavoro non lavorando. In realtà il primo maggio fu istituito per ricordare i 5 martiri di Chicago - Spies, Parsons, Lingg, Fischer ed Engel – impiccati l’11 novembre 1887 perché accusati di essere gli ispiratori degli scioperi che rivendicavano la riduzione a 8 ore dell’orario di lavoro…”Otto ore di lavoro, otto ore di riposo, otto ore di svago!” Erano le parole d’ordine dei lavoratori in sciopero per la dignità della vita e del tempo libero. La vera ricchezza dell’uomo è il tempo da passare con le persone care, dedicandosi a se stessi e agli altri. Non dovremmo perdere più del tempo necessario per lavorare, perché tutto questo tempo che noi “perdiamo” non ci verrà mai restituito con nessuno stipendio.

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