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Stipendi loro, ricerca nostra
Alberto Rubattino | 16 agosto 2010 alle 09:01:20

“Non è sensato che un parlamentare come me guadagni come cinque dirigenti d’istituti di ricerca messi assieme”. Queste le ultime parole del Ministro per l’universitàe la ricerca Fabio Mussi, dette al convegno per la Ricerca organizzato da Confindustria. Il ministro denuncia questo squilibrio fra i redditi dei ricercatori e i dipendenti politici che cercano, con l’assegnazione di mandati parlamentari, di abbassare il tetto di anzianità e aumentare la percentuale degli assegni vitalizi in rapporto alla loro busta paga da parlamentari.

In Italia la paga di un parlamentare medio è a dir poco scandalosa: l’indennità parlamentare mensile è di 5.419 €, la diara di soggiorno è pari a 4.003 € mensili, spese per il rapporto con gli elettori sono 4.190 € netti al mese, spese per il raggiungimento dell’aeroporto più vicino sono di 3.995 € ogni tre mesi, rimborso per ragioni di studio sono 3.100 € l’anno, spese telefoniche 3.098 € l’anno, per un totale di 15.459 € al mese. Ovviamente per tutti i dipendenti di Palazzo Madama sono gratis in Italia autostrade, ferrovie, navi e aerei. L’intera classe degli onorevoli e dipendenti politici ci costa in totale 1.851.767.958 € annui, mentre il pacchetto proposto da Confindustria per risanare la ricerca scientifica in Italia prevede una spesa di 1,5 miliardi di euro, più conveniente che strapagare i parlamentari. Questa è la situazione di un parlamentare medio ma vi è un abisso con le buste paga dei ricercatori italiani. Facciamo un esempio, una ragazza di trentacinque anni, convivente e madre di una bambina e che non abbia ancora certezze sul proprio futuro è a dir poco indecente.

Se poi questa ragazza è anche laureata, dottorata e in attesa di conferma presso la cattedra di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, la cosa si fa inquietante. Questa è la situazione di una giovane ricercatrice di Milano: “Guadagno al massimo, e con tutti i possibili sgravi, 1.350 € per 13 mensilità più un bonus legato alla produttività. La fine di questo sacrificio è ancora lontana perché il percorso di una carriera accademica è un po’ complicato. L’unica possibilità è diventare un professore associato ma comporta un aumento del 30% sulla busta paga quindi il percorso verso la tranquillità è ancora lungo”.

Nella precedente legislatura, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti stava lavorando ad un piano che, a partire dal 2008, dovrebbe impedire ai lavoratori di mettersi a riposo prima del raggiungimento dei 65 anni (60 anni per le donne) o del raggiungimento del tetto dei 40 anni di contributi. La rivoluzione non è però destinata a toccare lorsignori: deputati e senatori della Repubblica, consiglieri regionali compresi, che da sempre si amministrano con regole autonome i loro ricchi vitalizi. A partire dagli onorevoli, il cui regolamento è stato approvato in una solenne seduta dell’ufficio di Montecitorio nel luglio del 1997, tutti i parlamentari conseguono diritto all’assegno vitalizio al raggiungimentodel sessantacinquesimo anno di età, l’unica condizione è che siano stati versati contributi per un periodo di almeno cinque anni. Stabilito il limite, infatti, cominciano gli sconti che i parlamentari hanno deciso di concedere a se stessi. Per ogni ulteriore anno di mandato, per esempio, l’età minima per il conseguimento dell’assegno vitalizio viene abbassato di un anno.

Ancora più di favore si rivela il trattamento riservato ai parlamentari eletti prima del ’96: per loro si è riesumata la regola precedente che prevedeva un diritto al vitalizio a 60 anni di età, riducibili a 50 anni con il solito giochetto della detrazione degli anni di mandato accumulati oltre i cinque minimi richiesti. E la soglia della pensione scende addirittura a meno di 50 anni per coloro che possono vantare 20 anni di contributi. Si vede che lavorare stanca, soprattutto nelle aule parlamentari. Questa è solo una piccola carrellata delle situazioni ma soprattutto degli squilibri finanziari presenti sul nostro Paese. I nostri ricercatori, nonostante siano ridotti alla fame, sono al terzo posto a livello mondiale per le pubblicazioni scientifiche. Complimenti.

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