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Pace e democrazia in Medio Oriente?
Giorgio Bellonotto | 16 agosto 2010 alle 09:45:42

Attualmente, la situazione politica-militare ed economica in Medio oriente è particolarmente critica. Sono tre i fronti in cui si sta giocando la partita: in Iraq, nel quale le forze USA, già da diversi anni, tentano di ristabilire con poco successo “una possibile democrazia”; in Iran che da sempre ha mire espansionistiche nella politica e nell’economia e di recente anche in campo militare, tentando di dotarsi di armamenti nucleari; infine, è scoppiata la guerra sul fronte Israeliano-Libanese, ancora tutta da giocarsi. Tale situazione si preannuncia come una colossale pentola a pressione che se esplodesse potrebbe avere conseguenze a livello mondiale.

L’ultima patata bollente entrata nel gioco è il fronte Israeliano-Palestinese. La scintilla che diede inizio alla lotta avvenne quando gli Hezbullàh, del Partito di Dio, catturarono i soldati israeliani, al fine di scambiarli con compatrioti imprigionati nei carceri israeliani. Quest’ultimi, alla ricerca di un pretesto per attaccare l’odiato Partito di Dio, da sempre una spina nel fianco, risposero al sequestro con un offensiva armata in grande scala. Il problema è che gli Hezbullàh sono sparsi qua e là nel Libano agendo in segreto e nascondendosi per evitare uno scontro diretto, preferendo il metodo della guerriglia. L’offensiva Israeliana ha toccato anche le città libanesi, bombardando centri abitati di “rilevante strategia militare” con la naturale conseguenza di vittime tra i civili e ingenti danni alle strutture cittadine. Da parte loro gli Hezbullàh non se ne sono stati con le mani in mano, ma hanno colpito i centri israeliani con razzi katiusha e altre armi a distanza. Ma andando più in profondità e analizzando correttamente gli avvenimenti degli ultimi periodi, i motivi per cui gli Hezbullàh hanno catturato i soldati israeliani, sono diversi: per prima cosa dovevano spostare l’attenzione pubblica e politica lontano da Teheran che si trova in una fase cruciale della partita diplomatica sul nucleare. In secondo luogo, andava sabotato il tentativo palestinese di riaprire il dialogo con Israele e con l’Occidente per salvare i Palestinesi dei territori dal caos e dal disastro economico; in ultimo, dovevano rafforzare la propria immagine patriottica al fine di indebolire la coalizione delle forze antisiriane nel Paese dei Cedri e costringere Israele a un umiliante scambio di prigionieri. Ora con questo scenario, pace e democrazia sembrano solo delle parole senza senso, senza un significato poiché la posta in gioco è troppo alta per poterlo permettere.

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