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Guerra o Umanità?
Matteo Gibbone | 16 agosto 2010 alle 09:53:13

Riprendendo un articolo di Gino Strada, volevo porre in luce i fatti recentemente accaduti in Iraq. La guerra dura  ormai da diversi anni, e si ricorda come era all’inizio? I soldati americani morivano raramente, i conflitti si combattevano nelle strade e a farne le spese erano i civili. Ora però le cose sono cambiate: ogni giorno un nuovo attentato e decine di americani si uniscono al numero già enorme di vittime, e il Presidente americano ha affermato di voler inviare in Iraq nuove truppe. Il Presidente Busch vede immagini dello stesso Iraq che vediamo noi in questo momento? Mi chiedo se l’abolizione della guerra debba essere vista davvero come un’ utopia. Mi chiedo se l’umanità voglia continuare a convivere con i conflitti che vi sono in tutto il mondo, non solo in Medio Oriente. Se l’umanità vuole davvero sopravvivere deve abolire in modo assoluto la guerra.

Parliamo anche di azionI umanitarie come reazione a un conflitto. L'aiuto o il soccorso per ragioni umanitarie è l'assistenza prestata in modo indipendente e imparziale, basata solo sui bisogni, non legata a programmi politici, a un'identità etnica o a un'appartenenza religiosa. Non è collegata all'essere “liberati” o allo stare da una parte o dall'altra di un conflitto. In Iraq il concetto di azione umanitaria è stato usato per giustificare, prevenire o interpretare in modo non obiettivo le ostilità. L'azione umanitaria è diventata semplicemente un altro strumento di guerra, confondendo i limiti tra aiuti umanitari indipendenti, obblighi militari e propaganda. Infine, nel modo in cui è stata combattuta, la guerra è stata anche presentata come una guerra “umana”. Gli unici veri aiuti umanitari sono quelli forniti da migliaia di volontari partiti da tutte le parti del mondo per portare anche poco sostegno. Almeno loro qualcosa oltre alle armi ed a alle bombe lo hanno portato. Proviamo un attimo a pensare alle fine di tutte le guerre. Una situazione paradossale se si pensa che la razza umana si è sviluppata ed evoluta convivendo con ogni tipo di conflitto. Ma ora l’odio scatenato dalle guerre e dai conflitti rischia di porre fine ai giorni dell’uomo. Bisogna quindi fermarsi un attimo a riflettere: o si pone fine alla guerra o si pone fine alla razza umana. Non ci sono altre vie di mediazione.

L’uomo non può più continuare a voltare le spalle alla realtà che potrebbe annientarlo e deve capire che tale abolizione non deve essere vista come un’utopia di pochi romantici sognatori, ma deve essere una causa che accomuna ogni essere umano e tiene unite tutte le persone per il bene comune. Come scrissero gli scienziati Bertrand Russel ed Albert Einstein rivolgendosi “da esseri umani” ai governanti del mondo “Questo allora è il problema che vi poniamo davanti, reale, terribile, non eludibile: dobbiamo mettere fine alla razza umana oppure l’umanità deve rinunciare alla guerra?”. Come dice Gino Strada “Forse sarà utopico, ma in passato vi sono state numerose vittorie del genere umano che parevano fossero irrealizzabili: l’eliminazione del vaiolo, l’abolizione della schiavitù e molte altre ancora". Parliamo un attimo delle numerose fondazioni di medici che si trovano in tutte le principali zone a rischio. Tra queste citerei Emergency e Medici Senza Frontiere. Sono centinaia i medici impegnati nell’aiuto dei feriti delle zone di guerra, volontari partiti solo con l’intenzione di dare una mano e fare del bene. Eppure anche loro non sono invulnerabili e muoiono come tutti gli esseri umani se vengono colpiti da un proiettile o da un missile. Fino a che queste persone vengono considerate solo dei medici sono in “salvo”, ma quando alla parola medico viene associata la parola soldato allora le cose si complicano. Per i medici la presenza di soldati diventa fattore di rischio. I cartelli NIENTE ARMI sulle porte degli ospedali di guerra non sono lì per caso. Senza armi si è più protetti. Infine vorrei ricordare che tutte le guerre non nascono per scopi umanitari, non c’è mai stata e non ci sarà mai una guerra umanitaria; dietro ad ogni guerra si nasconde sempre lo stesso motivo: il denaro. Pensiamo un attimo all’esercito americano, l’intero asset costa l’enorme cifra di manutenzione di 400 miliardi di dollari l’anno. Quando si hanno costi di gestione così elevati il modo più semplice per recuperare denaro è quello di utilizzare l’esercito in qualche conflitto. Un asset non in funzione non è redditizio, mentre uno funzionante può portare enormi incassi.

Come disse Victor Hugo “I pretesti delle guerre sono infiniti, ma la causa immediata è una sola: l’esistenza di un esercito. ”Pensiamo all’Iraq, i giacimenti petroliferi fatturano migliaia di miliardi di dollari l’anno, senza contare il protettorato che hanno gli americani sull’intero paese per il quale sarebbe quasi impossibile calcolare l’enorme fatturato. Come ha detto il presidente Chirac “Il petrolio potrebbe essere, lo dicono i numeri, una concausa della guerra.” Una forte concausa aggiungerei io.

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