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Il terrorismo dei kamikaze? Bombe caricate a eros!
Matteo Picone | 16 agosto 2010 alle 10:14:31

Non è una barzelletta ma purtroppo la triste realtà. La mancanza di rapporti sessuali può portare al terrorismo kamikaze. E’ il tema di “Seventeen”, racconto di uno scrittore giapponese, Kenzaburo Oe. La storia narra di un diciassettenne che non riesce a trattenersi dalla voglia di masturbarsi, praticando questo gesto praticamente dappertutto: in bagno, in camera e addirittura a scuola. Il protagonista si vergogna di questa pratica, ma anche di altre cose. E’ negato nello sport, un totale fallimento con le ragazze, un bullo a casa e non sopporta nessuno. Il suo primo orgasmo avviene in un centro per massaggi dove sogna il potere totale con l’uccisione dei nemici. Kenzaburo ritiene, insomma, che la privazione sessuale possa avere un ruolo nell’attuale ondata di violenza suicida a sfondo religioso. Agli occhi dei giovani addestrati ad uccidere viene fatta balenare la prospettiva di possedere le più belle vergini del paradiso. Ed essi, molte volte, vivono in società dove è severamente vietato il sesso prima del matrimonio. Ciò può causare sia rabbia che invidia e alla parola rabbia può corrispondere l’ esplosione in orge di violenza. Si dice che prima di schiantarsi con un aereo contro le Torri Gemelle, il kamikaze Mohammed Atta, abbia visitato un bar-strip.

Questo, però, non vuole dire che la frustrazione sessuale porti direttamente all’uccisione, altrimenti vivremmo in un mondo decisamente pericoloso! Per secoli, anche nella nostra società, si è ritenuto che i giovani privati di sesso fossero i guerrieri migliori. Anche in ambito sportivo è diffusa l’idea che fare sesso con le donne distolga gli uomini dalla lotta. Una leggenda metropolitana in questo senso riguarda il calcio e, in particolare, la finale dei campionati mondiali del 1974. Pare che alcuni giocatori olandesi, prima della partita siano andati con prostitute locali, perdendo così, il giorno seguente, la gara contro la Germania.

E’ un’ altra questione il sesso tra uomini. L’ esercito di Sparta incoraggiava le relazioni d’amore tra soldati perché si riteneva che promuovessero la lealtà e il coraggio. Invece per quanto riguarda il Giappone feudale, era “tollerato” il sesso con le donne, ma l’onore e la nobiltà si potevano trovare solo nei rapporti tra uomini. In genere, le società autoritarie e violente non vedevano bene l’omosessualità. “L’estremismo è la rivincita del perdente sulla società”. Tale frase potrebbe essere una chiave del terrorismo. Lo scrittore Hans Enzensberger ha scritto un importante articolo sul “perdente radicale”, in genere un giovane che si sente una vittima di tutti e odia se stesso. Simili uomini sono bombe ad orologeria ambulanti e qualunque cosa può farli esplodere, ad esempio la perdita del lavoro. Le circostanze determinano, fino ad un certo punto, chi sono i nemici: gli stranieri, i comunisti, gli americani, gli infedeli.

Nell’articolo di Hans manca il fattore sessuale, presente invece nell’omicidio ad Amsterdam del regista olandese Theo Van Gogh. Il suo assassino, Mohammed Bouyeri, nacque in Olanda da genitori marocchini. Egli, da ragazzo, fumava marijuana, si ubriacava ed era alla continua ricerca di ragazze. Ma le ragazze olandesi non erano per niente facili come prometteva la tv. La sua vita diventò sempre più difficile: abbandonò lo studio , ci furono vari incontri con la polizia e la sorella trovò un fidanzato. Questo lo fece infuriare, si sentiva disonorato, escluso. Van Gogh divenne bersaglio di Mohammed a causa di un cortometraggio.

Il film, “Submission”, mostrava testi presi dal Corano proiettati su corpi seminudi di donne musulmane che erano state seviziate e brutalmente sottomesse dai loro uomini, padri e mariti. Laddove si parlava di liberazione e di dignità delle donne, Mohammed ha visto le proprie paure di perdente e ha ucciso. Poveri di spirito, integralisti di tutti i colori, violenti e frustrati, hanno paura della libertà… A noi piace un casino!

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