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Veli d'Italia
Federica Barisone | 16 agosto 2010 alle 10:59:12

Art. 8 Cc. Italiana: "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge".

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. Ecco cosa dice la nostra Costituzione sulle religioni diverse da quella cattolica. Questo è solo un articolo dei tanti che possiamo trovare al suo interno sull’argomento ma più o meno tutti ribadiscono gli stessi concetti: ogni individuo ha il diritto di esercitare la propria confessione liberamente e senza costrizione alcuna in qualsiasi forma, in privato o in pubblico. Siamo una Repubblica laica in cui la maggior parte dei cittadini professa la religione cattolica. Da alcuni anni tale “maggioranza” sta diminuendo, anche se forse non in modo molto evidente. Gli stranieri entrano sempre più nella vita del nostro paese e con loro entrano pure usanze religioni. Una di queste, forse la più presente, è quella musulmana; gli immigrati di religione islamica si stanno integrando molto bene all’interno della nostra società se non fosse per una questione legata alle loro donne: il velo. Contrariamente al pensiero comune non vi è un unico tipo di velo, bensì sei. Essi sono molto diversi tra loro. L’Hijab, l’Al Almira e la Shayla coprono i capelli e il collo, lasciano completamente visibile il volto della donna. Poi vi sono il Chador e il Niqab che, in ordine, nascondono sempre più il corpo e il volto lasciando, nel Niqab, solo la possibilità di vedere gli occhi. Vi è, inoltre, un altro tipo di velo, o meglio, di mantello: il Burqa. Questo copre completamente la testa, il viso e il corpo. Una retina davanti agli occhi permette alla donna di vedere. Inutile dire che i primi sono conformi con la legge e la costituzione e gli ultimi no.

C’è, però, una considerazione che pochi hanno fatto. Guardando una qualsiasi delle prime tre tipologie di velo, che cosa vi viene in mente? Non notate una certa somiglianza tra quelli e i veli delle nostre suore? Sono pressoché identici, le suore indossano in fondo una sorta di Chador. L’unica differenza che si può trovare è che il Chador è un pezzo unico mentre gli abiti delle suore sono formati dal copricapo e dalla tunica. Il “risultato” comunque non cambia. In entrambi i casi si tratta di donne che coprono il loro corpo e i loro capelli, in nome della propria religione. Sorge una domanda spontanea: per quale motivo le donne musulmane non possono essere libere di indossare il velo mentre le suore si? Forse perché per le musulmane è anche in ballo il Burqa, che non è conforme alla nostra Legge. O forse perché proprio nel Corano non vi è l’obbligo di coprire il capo, ma l’invito, semplicemente, al pudore. In ogni caso le libertà costituzionali dovrebbero guidare le nostre azioni e i nostri pensieri.

Nel Governo, in questo periodo, si sta discutendo sul da farsi. “Se vuoi indossare il velo va bene, ma deve essere possibile vederti. Non si tratta di come ci si veste, ma se ci si nasconde o meno”: Prodi ha espresso così la sua posizione. Diverse le reazioni politiche: alcuni non condividono il suo pensiero, ritenendolo superficiale; l’Onorevole Santanchè suggerisce a Prodi di vietarne l’uso con una legge. Di parere fortemente contrario è la Prestigiacomo che dice “Sarebbe un errore intervenire con una legge”. Difficile trovare un punto d’incontro tra le molte opinioni, spesso divergenti, e non sempre edificanti dei vari politici. Per fortuna a scuola ci parlano della Costituzione, gli insegnanti leggono con noi i quotidiani e ci aiutano a decifrarli, in classe discutiamo e ci formiamo delle idee nostre. Il giornalino, poi, ci consente di esprimerciUinsomma una bella ginnastica di libertà e di cittadinanza da applicare, in questo caso, al diritto delle donne musulmane al velo come scelta.

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