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Il clima alla frutta
Giorgio Bellonotto | 16 agosto 2010 alle 11:05:00

Più di 24 miliardi di tonnellate, sono l’emissione mondiale globale di anidride carbonica nell’atmosfera. Di questi 24 miliardi, il contributo USA è del 24%, il 14,5% della Cina, e oltre il 10% dei paesi europei. Un aumento del 2,5% rispetto al 2002. Ebbene, il prezzo dello sviluppo è costato caro, troppo caro per l’ ambente terrestre che rischia di essere compromesso e modificato in maniera irreversibile. Attualmente la temperatura si mantiene in Europa molto al di sopra delle medie stagionali, e in Italia, i riscaldamenti delle abitazioni sono per la maggior parte spenti. Una buona cosa, in questo modo le emissioni di gas serra sono parzialmente ridotte. Tuttavia i livelli di polveri sottili e CO2 sono alle stelle, nonostante i bassi consumi energetici. L’Italia si trova al 10° posto nella classifica mondiale i produttori di anidride carbonica, e non a caso. Oltre ai consumi quotidiani e agli sprechi, contribuisce notevolmente l’intenso traffico stradale, spesso ingiustificato, che, oltre ad aumentare lo stress, aumenta il livello di gas nell’atmosfera. Ma guardando oltre i nostri confini la situazione si fa più critica del previsto.

Paesi come gli USA o la Cina, in costante e frenetico sviluppo industriale, rendono la situazione italiana una delle più rosee. Le nazioni ad alto consumo energetico sono quelle che emettono più gas e polveri nell'atmosfera, senza preoccuparsi delle conseguenze che si possono verificare, e che si sono già in parte verificate. C’è chi afferma: “Respirare fa morire “, sembra un paradosso, ma è la pura verità. Sono, infatti, più di 2 milioni i morti nel mondo a causa dell’inquinamento atmosferico. Il doppio delle vittime della malaria. Soltanto in Italia sono 50000 le vittime da malattie coronariche croniche, tumori alle vie respiratorie, infarti e ictus, tutti dovuti all’inquinamento atmosferico. “Le micropolveri e i gas penetrano attraverso l’apparato respiratorio fino ai bronchi, dove avviene lo scambio fra ossigeno e sangue, dando vita a problemi sia respiratori che cardiaci” - spiega l’epidemiologo Francesco Forestieri dell’Asl di Roma - “inoltre i pazienti a rischio non sono solo anziani e bambini, ma anche persone relativamente sane”. I principali generatori di tali disturbi sono le micropolveri rilasciate dai gas di scarico di mezzi di trasporto ed impianti industriali. Oltre ai problemi alla salute umana, l’emissione di questi gas provoca il ben noto effetto serra (responsabile del riscaldamento globale del pianeta) ed il conseguente scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari. Proprio al Polo Nord, con il progressivo ritiro dei ghiacci, è venuta alla luce una “nuova miniera d’oro”. Infatti ora sono raggiungibili nuovi vasti giacimenti di idrocarburi e miniere di metalli e pietre preziose, nuove risorse libere e incontaminate dove le multinazionali del mondo hanno messo subito le mani per sfruttarle al meglio. Un viavai di spedizione geologiche ed esplorazioni da parte di industriali e miliardari si verifica costantemente, tutti vogliono raggiungere l’oro fra i  ghiacci, il che prospetta, nei prossimi anni, una vera e propria invasione industriale sul suolo artico, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Ma ci sono sempre due lati nella stemma medaglia, se c’è chi si arricchisce grazie al clima, c’è anche chi fugge per scampare alla morte. Nei prossimi cinque anni si sono stimati da 50 a 150 milioni di persone in fuga da un ambiente troppo deteriorato ed invivibile. “Rifugiati ambientali” non sono solo i fuggiaschi di nazioni a basso reddito o del terzo mondo, ma anche di stati ricchi, come gli sfollati dalla devastazione di New Orleans causata dall’uragano Katrina. E’ una questione che ormai interessa tutti i paesi. L’effetto serra provoca cambiamenti climatici irreversibili, dallo scioglimento dei ghiacciai alla progressiva desertificazione, alla formazione di innaturali uragani e alluvioni. Per far fronte a tutto ciò le popolazioni si spostano, “migrano”, dando vita a veri e propri esodi, verso la speranza di poter ricominciare a vivere normalmente, senza più fuggire dal clima. Ora, in questo precario scenario, viene da porsi una domanda: “come si può porre, almeno in parte, rimedio a tale situazione?”. Sono molti i modi suggeriti e che possono essere sperimentati sia dal singolo cittadino che dalle multinazionali, dalle industrie o direttamente dai governi delle rispettive nazioni. L’emissione dei gas serra e delle micropolveri deve essere ridotta. A tal fine si possono utilizzare energie alternative che non fanno uso di combustibili fossili; limitare il traffico cittadino con l’introduzione di piste ciclabili e mezzi di trasporto urbano più efficienti, come è stato fatto in Germania o in Inghilterra; fermando il disboscamento. Sono soluzioni che ridurrebbero l’inquinamento senza modificare di molto il consumo abituale ma, forse, è il nostro stesso modello di consumo e di sviluppo che deve essere messo in discussione, se non vegliamo giungere ad un punto di non ritorno per il nostro pianeta.

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