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La pubblicità fa male
Matteo Cristiani | 16 agosto 2010 alle 11:20:27

Le pubblicità al giorno d’oggi sono sempre più ingannevoli e montate in modo da farsi notare appena capitano sotto gli occhi di qualcuno. Alla tv, sui giornali e sui grandi cartelloni delle città la troviamo sempre. Dalle indossatrici che pubblicizzano abbigliamento, ai pupazzi che ballano e cantano reclamizzando una compagnia telefonica , agli insetti lussuriosi che sponsorizzano l’acquisto di una macchina. Se ne vedono proprio di tutti i tipi, ognuna con un particolare che rimane impresso. Ma cosa colpisce e invoglia a provare il prodotto pubblicizzato? Le pubblicità si fanno notare grazie ad alcuni fattori che possono essere slogan, battute oppure immagini comiche che, molto spesso, diventano dei tormentoni.

Tutti questi spot, elaborati per colpire l’osservatore , servono a scatenare il desiderio di “possedere” nell’ignaro consumatore, che corre al più presto dal rivenditore, per fare suo l’oggetto del desiderio decantato dallo spot. L’inganno sta nel fatto che l’oggetto pubblicizzato non è sempre indispensabile per la vita quotidiana, ma non possederlo significherebbe non essere al passo con i tempi e, quindi, essere scartati dal resto della società. La reclame inganna perché da una visione superficiale della vita: “visualizza un mondo che ha come ideali principali l’esteriorità e la perfezione, tralasciando i valori di riferimento che sono la solidarietà e la carità”. Così Benedetto XVI ha rimarcato la sua opinione sulla reclame durante la visita alla Caritas di Roma. Anche papa Wojtyla aveva tuonato contro il potere dei messaggi pubblicitari e la mentalità consumistica: “Occorre fare attenzione alle insidie del linguaggio dei media e della pubblicità, perché offrono una visione superficiale e inadeguata della vita”.

Le pubblicità invocano lo spreco, il consumo ossessivo, senza preoccuparsi delle conseguenze di un’ impronta ecologica che rischia di schiacciare il pianeta. Big Mac sempre più grandi, Suv che ammorbano l’aria, auto che promettono prestazioni astronomiche: Perché dovremmo preoccuparci di seppellire il pianeta sotto montagne di rifiuti se, quando ci si guasta il lettore dvd, appare molto più conveniente buttarlo e comprarne un altro piuttosto che farlo riparare?... Come si vede alla distruzione del pianeta concorriamo tutti e gioiosamente” (Umberto Eco).

La pubblicità, insomma, induce ad uno stile di vita insostenibile per l’uomo e per il pianeta, alimentando frustrazioni, superficialità e discariche. Non lasciamoci trattare come “maiali all’ingrasso”, rispondiamo alle sirene mediatiche con un consumo critico, etico e solidale!

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