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Pedofilia e omertà: così lontani da Dio
Matteo Mantero | 19 agosto 2010 alle 14:07:39

Il 28 ottobre 2006, accogliendo i vescovi irlandesi a Roma, Benedetto XVI ha chiarito e ribadito la sua posizione sul caso-pedofilia: “tolleranzazero” e sospensione immediata, sia il colpevole un cappellano oppure il vescovo. Parole dure, profonde. Potremmo dire ammirevoli, se non fosse per il fatto che non rispecchiano affatto la politica della Santa Sede nell’ultimo mezzo secolo, anzi la mistificano totalmente. Il Vaticano, infatti, minimizza l’estensione del fenomeno e, se possibile, non lo considera. Insomma la Chiesa dimostra una profonda omertà nei confronti dei preti pedofili. Basta osservare i dati forniti dai vescovi irlandesi e americani: dal 1945 al 2004, 105 preti irlandesi (circa il 4% del totale) sono stati coinvolti in casi di abusi sessuali su minori e le “vittime” sono stimate in circa 400 ragazzi. Dei 105 sacerdoti indagati, solamente 8 sono stati condannati, mentre più della metà dei casi è stato archiviato per l’impossibilità di provare azioni troppo lontane nel tempo. L’unico provvedimento nei confronti di questi preti è stato l’esclusione dall’attività pastorale.

Negli Stati Uniti è stato accertato che 4'392 sacerdoti su un totale di 110 mila (anche qui, circa il 4%) hanno abusato di minori, prevalentemente fra il 1960 e il 1984, periodo in cui la pena era il trasferimento. La sostanziale impunità ha favorito il perdurare del fenomeno, che si è protratto segretamente fino al 2002, anno dello scoppio dello scandalo sui media. Un elevato numero di cause ha invaso i tribunali coinvolgendo migliaia di sacerdoti, decine di vescovi e, talvolta, citando in giudizio la Santa Sede che, però, forte dell’immunità come stato sovrano ha bloccato tutto. Perfino Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, minimizzò il numero di sacerdoti coinvolti, “meno dell’1%”, e affermò che lo scandalo era dovuto solo al “desiderio di screditare la Chiesa”. Per fortuna cambio strada e i processi iniziarono.

In Italia, invece, il fenomeno è tuttora sottovalutato, o ignorato, escluso qualche caso clamoroso che fa capolino sui media, ma che non riesce mai a dare un’idea dell’estensione della pedofilia nei clero italiano: dal 2000, sono stati individuati almeno 40 casi di abusi sessuali, eppure il “boom mediatico” non c’è stato. Addirittura in molte situazioni al danno, per le giovani vittime, si è aggiunta la beffa. La più eclatante è forse quella di Marco Marchese, un ragazzino siciliano stuprato in un seminario, fatto che gli è costato lunghe analisi e un tentativo di suicidio: alla citazione in giudizio della curia è seguita una controcitazione da parte della curia, che ha denunciato il giovane per diffamazione del vescovado e ha richiesto 200 mila euro di danno. La controcitazione recita: “La curia vescovile di Agrigento ha subito e continua a subire, a causa del comportamento offensivo e oltraggioso tenuto dal Marchese, pesanti danni che si ripercuotono sull’immagine, sul decoro e sul prestigio che la curia riveste nell’opinione pubblica”. Il vescovo ha avuto la faccia tosta di richiedere un risarcimento! Al processo, conclusosi con la condanna del religioso (due anni e sei mesi), non ha fatto seguito alcun provvedimento da parte della Chiesa nei confronti di don Bruno, sacerdote incriminato, che esercita tuttora il ministero sacerdotale. Nella sentenza gli vengono concesse attenuanti generiche in quanto “la complessa vicenda che ha visto protagonista il religioso va inscritta in quel particolare clima che caratterizza la comunità chiuse come il carcere, i collegi, le navi durante lunghe navigazioni, dove spesso si instaurano, tra soggetti deboli ed esposti, dinamiche a sfondo omosessuale”. Roba da mani nei capelli.

Anzi, da mani al collo del giudice: un ragazzino viene stuprato da un sacerdote reo confesso e si cercano, in qualche modo, giustificazioni al suo gesto? Indecente. Un altro caso è di scena a Roma: un tredicenne rom afferma di essere stato violentato ripetutamente dal parroco: per tutta risposta l’intera parrocchia, nonostante i riscontri delle forze dell’ordine, si è mobilitato a sostegno del sacerdote sostenendola sua innocenza, e contro il ragazzino, arrivando fino ad atti di razzismo. Questo dimostra l’ingenuità dei fedeli che spesso confondo i santi con i fanti e, purtroppo, tale atteggiamento, occulta il fenomeno della pedofilia: spesso i casi non arrivano nemmeno al vescovo, perché “coperti” dai parrocchiani e quando arrivano al vescovo... vedi sopra. Naturalmente non è in discussione la sfera religiosa e il prezioso contributo sociale di migliaia di preti, ma il ruolo di una Chiesa, istituzione “più profana che profetica” (Franco Garelli, La Stampa 3/02/2007).

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