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Verità sui PACS
Davide Malagamba | 19 agosto 2010 alle 14:40:28

Nelle scorse settimane si è parlato a lungo dei Pacs, i Patti civili di Solidarietà a favore dei quali  alcuni movimenti per i diritti civili hanno portato in piazza a Roma e Milano centinaia di migliaia di persone.Pacs sta per Pacte civil de solidarieté. Si tratta di un istituto giuridico introdotto in Francia il 13 ottobre 1999. Il 9 novembre 1999 il Conseil Constitutionel ha dato via libera, ravvisandone la conformità costituzionale. Il patto civile di solidarietà è un contratto concluso da due persone maggiorenni, omosessuali o eterosessuali, al fine di organizzare la loro vita in comune. Il Pacs permette di lasciare eredità al partner, di subentrargli nell'affitto dell'abitazione e di ottenere la pensione di reversibilità. I medici possono interpellare uno dei partner in caso di malattia dell’altro. Differenze dal matrimonio: Il Pacs ha natura esclusivamente contrattuale e non modifica lo stato civile delle parti; Per sottoscrivere un Pacs i due partner  devono avere una vita in comune e prestarsi reciprocamente sostegno materiale. Per vita in comune non si intende soltanto la comunione di interessi e la coabitazione, ma soprattutto la residenza in comune e la vita di coppia. Il sostegno reciproco e materiale è un dovere, senza il quale il Pacs viene meno. In caso di disaccordo sulle modalità di attuazione di questo dovere, è il giudice a decidere in relazione alle capacità proprie di ogni partenaire. La Francia e la maggior parte dei paesi europei hanno adottato il patto civile di solidarietà, adesso la domanda da porsi è perché in Italia non è stato ancora fatto nulla in proposito.

In seguito a una statistica della Demos Eurisko, riportata da Roberto Borgio e Fabio Bordignon, gli italiani sembrano essere favorevoli ad una norma che, sulla scia del Pacs francese, estenda ai legami di convivenza - qualora formalizzati - parte delle garanzie e dei diritti rimasti fino ad oggi un pregio del vincolo matrimoniale. Una porzione consistente e ancora in aumento della popolazione (il 64%) si schiera a favore del PACS. Si tratta di una opinione diffusa, in particolar modo, nei settori più giovani e istruiti della popolazione (raggiunge l’80% tra i laureati). L'orientamento favorevole al riconoscimento dei diritti delle persone conviventi appare però molto diffuso in tutti i settori della popolazione. Esso risulta maggioritario anche tra chi si colloca politicamente nel centrodestra (55%), così come tra i cattolici praticanti (51%).

Se l'interesse si sposta sul gruppo delle coppie omosessuali, però, emergono pareri molto differenti. Pacs e matrimonio gay, in questo caso, appaiono ai cittadini come visioni quasi sovrapposte, che vengono respinte da due intervistati su tre. Appena il 31% del campione interpellato ritiene che l'accesso a unioni di questo tipo dovrebbe essere garantita a persone dello stesso sesso. “Su questa valutazione sembra pesare, in modo evidente, il basso livello di informazione esistente sul tema, che porta molti intervistati a confondere l'allargamento del patto agli omosessuali con l'istituzione, in Italia, del matrimonio gay.” Basti osservare, a questo proposito, come la percentuale di favorevoli all'introduzione del matrimonio omosessuale si affermi su livelli appena inferiori a quello osservato per il patto civile di solidarietà (29%). Proprio su tale confusione sembrano insistere gli oppositori politici del pacs, che hanno paragonato più volte, le posizioni del premier italiano Prodi a quelle del premier spagnolo Zapatero.

Il grande successo del PACS è la migliore risposta a chi crede sia una cosa inutile o fatta solo per gli omosessuali. I Pacs servono anche a loro, certamente, ma sono soprattutto le coppie eterosessuali a usufruirne. Il matrimonio è un’istituzione tuttora validissima, anche se il calo dei matrimoni e i figli nati al di fuori di esso stanno crescendo costantemente. Uno Stato attento ai fenomeni sociali non può limitarsi ad analizzarli, ma deve intervenire per migliorare e tutelare la vita dei propri cittadini.

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