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Ragazzi, genitori, prof e scuola
Alice Arba | 19 agosto 2010 alle 14:52:19

L’educazione per gli adolescenti è diventata permissiva. “Non crescono” e rimangono bambini eterni, che di fronte  ai cambiamenti adolescenziali reagiscono attaccandosi al gruppo e al bullismo. Un problema che riguarda ormai la maggior parte dei ragazzi, in particolare i quindicenni. In famiglia sono considerati bravi ragazzi, anche se non lo sono, e per questo non ricevono le giuste lezioni (di vita, ovviamente); a scuola pochi professori riescono ad imporsi come educatori, tutti gli altri sono scartati e non considerati. Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista, sostiene che un insegnante debba essere anche uno psicologo ed aiutare gli studenti a superare le loro crisi: "La scuola che funziona meglio è la elementare, perché lì chi insegna fa la mamma; di nove docenti, spesso, solo uno è in grado di fare da modello al ragazzo nella fase in cui esce dalla famiglia e deve costruirsi un’identità; nessun insegnante, poi, spiega agli allievi come si studia, per lui è scontato, ma non è assolutamente vero: c’ è lo studente che deve essere aiutato. Il punto è che non si può mandare in malore una generazione per conservare il posto a qualche docente. Se un professore non è carismatico non può trasmettere alcun sapere, anche se è molto difficile farlo ad una generazione che sempre fuori da una finestra, demotivata dalla mancanza di futuro”. È anche vero che se un insegnante vuole combattere i problemi degli adolescenti e del sistema scolastico non può essere solo contro tutti, ma deve essere l istituto intero a reagire, cioè tutti i professori più il preside. Per avere un processo educativo la classe non deve essere composta da più di 16 studenti –non 28 come decretato dal ministro Fioroni: così si esclude la condizione di partenza dell’ educazione.

C’è, poi, la categoria dei “professori scoppiati” che non riescono a reggere il ritmo della scuola in generale: “è un mondo difficile” e i ragazzi hanno alle spalle famiglie fantasma, gira anche della droga. Un esempio di come si svolgono i fatti all’ interno degli istituti è dato dall’ insegnante milanese Francesca S.: <Ho cercato di parlarne con i colleghi, il preside, ma loro si chiedono solo: “facciamo i trimestri o i quadrimestri?”>. La denuncia ha portato al suo completo isolamento. Tuttavia anche i genitori non sono più capaci di educare i loro figli: vogliono fare i moderni. Il 70% degli italiani ritiene che i genitori siano troppo permissivi, troppo disposti a proteggere i loro figli. Sono sparite le punizioni, gli schiaffi che in alcuni casi “fanno bene”, ma soprattutto un’energia e una convinzione che spesso manca: non sono più in grado di aiutarli nelle scelte; e un ragazzo ha bisogno di regole anche per affrontare la vita.

Molti sono insicuri e si riparano dietro la maschera del “bullo”, quando invece si possono aiutare con l’appoggio dei genitori. Inoltre, sempre per quanto riguarda la formazione, nelle scuole il livello di difficoltà è bassissimo. Alla maturità, in alcuni casi, si può trovare nei bagni il tema già scritto; nella prova di matematica il compito viene passato sottobanco dai professori; agli orali, domande a conoscenza degli studenti già dal giorno prima. Passando all’ università, come denuncia una studentessa di Roma, la storia non cambia: esami da otto, nove crediti passati con un semplice quiz a crocette; foglietti e fotocopie rimpiccolite sotto il foglio. I ragazzi si spianano la strada nel modo più semplice possibile, ma si fanno solo del male. Perché quando si presenteranno a qualche datore di lavoro, verranno respinti e scartati e allora a quel punto si mangeranno i gomiti pensando che, al posto degli esami passati con pochi sforzi e poche difficoltà, sarebbe servito studiare seriamente, o essere rimandati a Settembre. Quindi c’è bisogno di più autorevolezza sia da parte dei genitori sia dei professori, perché i ragazzi devono seguire delle figure in cui si possono rispecchiare in un futuro: vogliono essere “forti” e questa forza non si deve trasformare in bullismo, ma in una buona educazione che gli permetta di percorrere la vita con più serenità.

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