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Il nucleare: nuova frontiera per la rinascita
Alberto Rubattino | 19 agosto 2010 alle 15:03:05

In questi giorni sui giornali di tutto il mondo stanno circolando articoli, relazioni sul riscaldamento globale. Purtroppo non servono i giornali per renderci conto di quello che sta accadendo: estati sempre più torride ed inverni senza neve, lunghi periodi di siccità e poi quando arriva la pioggia, si creano solo danni alle infrastrutture perché il terreno non riesce ad assorbire. L’unica soluzione per ridurre quest’effetto è puntare sulle fonti alternative che, soprattutto in Italia, sono poco o per nulla sfruttate. Tra le varie fonti sottoutilizzate, vi è il nucleare.

Il nucleare oggi è la principale fonte energetica senza carbonio e triplicare la produzione d’energia nucleare potrebbe contribuire in maniera significante a moderare il cambiamento climatico evitando l’emissione di uno o due miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno. Molti italiani sono scettici sulla costruzione di centrali nucleari sul nostro Bel Paese per via dell’incidente di Chernobyl del 1986, ma pochi sanno che la fusione del reattore nucleare e la fuoriuscita di radiazioni è stata causata da un esperimento che prevedeva l’esclusione del sistema di raffreddamento. I maggiori ostacoli alla produzione di nuove centrali sono i costi e le incertezze sulla gestione delle scorie. Uno studio del MIT (Massachussettes Institute of Technology) del 2003, ha stimato che i nuovi reattori produrrebbero elettricità al costo di 6.7 centesimi per chilowattora, contro i 4.2 centesimi un impianto a carbone e i 5.8 centesimi di un nuovo impianto a gas. Una riduzione delle spese di costruzione, attuando la costruzione di centrali in serie, la riduzione del tempo di costruzione da cinque a quattro anni e miglioramenti nel funzionamento e nella manutenzione farebbero scendere a 4.2 centesimi il costo dell’elettricità così prodotta. D’altra parte il costo dell’energia prodotta da combustibili fossili vaaumentato della cosiddetta carbon tax, la tassa europea che prevede il pagamento di 50 dollari per tonnellata di carbonio emesso. Il costo così raggiungerebbe i 5.4 centesimi ma se la tassa raggiungesse i 200 dollari, il prezzo dell’energia prodotta con il carbone varcherebbe la soglia dei 9 centesimi per chilowattora. Altra incognita dell’energia nucleare è la gestione delle scorie radioattive: in Europa la Finlandia è l’unica nazione che ha avviato un progetto per valutare lo smaltimento sotterraneo delle scorie nucleari presso il sito Olkiluoto, la sua costruzione dovrebbe incominciare nel 2015. Il problema delle grandi quantità di combustibile esausto potrebbe essere ridotto se fosse modificato il suo percorso di vita: oggi i minerali d’uranio estratti dalle miniere vengono trattati chimicamente, utilizzati nelle centrali termonucleari e, una volta esauriti,vengono depositati in centri di stoccaggio in attesa di trovare la propria sede in un deposito geologico. Si è ipotizzato l’utilizzo di un ciclo di combustibile avanzato che sfrutterebbe maggiormente il materiale fissile: una volta uscito dai reattori, il plutonio verrebbe miscelato con uranio e riutilizzato in speciali reattori di combustione, riducendo drasticamente le quantità di scorie che richiedono uno stoccaggio a lungo termine. Nel mondo vi sono molti progetti per migliorare la vita dell’uomo e il nucleare è un’arma potente per la guerra contro il riscaldamento globale. Oggi, le case automobilistiche stanno puntando su prototipi alimentati ad idrogeno e pochi sanno che il vapore generato dai reattori, con cui si produce elettricità nelle turbine, può essere trattato chimicamente e produrre H2 a basso costo. Ma per questo e altro, dovrete aspettare il prossimo numero della Peggio Redazione.

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