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Fecondazione fra burka e Far West
Davide Malagamba | 19 agosto 2010 alle 15:22:11

Sono passati ormai quattro anni dall’approvazione della legge 40 sulla procreazione assistita e si cominciano a  tirare le prime somme sui suoi effetti, che agli occhi di tutti risultano negativi. Medici e scienziati ritengono la legge 40 un regresso per quanto riguarda il metodo scientifico e la tutela della salute pubblica: condanna le coppie alla infelicità e non previene le malformazioni, ha un impianto ideologico e punitivo. Inoltre, è una legge burka imposta alle donne da un parlamento al 90% maschile. Le conseguenza non si sono fatte attendere: fuga di menti italiane verso l’estero, dove vige una normativa più aperta verso l’innovazione e la ricerca; e turismo della provetta verso altri Paesi europei (per chi può permetterselo). In effetti, i risultati delle tecniche di procreazione assistita, dopo l’applicazione della Legge 40, evidenziano una significativa diminuzione delle gravidanze rispetto all’anno 2003, con una riduzione assoluta delle percentuali di gravidanze rapportate ai prelievi effettuati, pari al 3.6% (dal 24.8 al 21.2%). Questa riduzione, espressa in termini percentuali, rappresenta il 14.3% delle gravidanze (su 100 gravidanze ottenute nel 2003 prima della Legge 40, si sono osservate 85.7 gravidanze nel 2005 dopo l’applicazione della legge). Niente male per una legge “a difesa della vita”… Una legge scientificamente inefficace.

Tali risultati mostrano solo in parte gli effetti negativi della normativa che penalizza in maniera più accentuata le coppie con particolari patologie genetiche ereditarie. Un ulteriore elemento di preoccupazione per la salvaguardia della salute della donna e dei nascituri è l’alto numero delle gravidanze trigemine (3.6%) osservato in Italia nel 2005, rispetto all’1,1% osservato dal Registro Europeo 2003. Il primo comma dell’articolo 1 della legge 40 ci aiuta a capire il funzionamento della procreazione assistita in Italia: al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.

La concreta violazione dei diritti individuali dei Cittadini, come quello alla salute o ad una gravidanza consapevole, si fa legge in nome dei diritti di un agglomerato di cellule, privo di vita propria, che si sviluppa all’interno di un’altra vita, quella della madre. Impianto obbligatorio dei 3 embrioni, divieto di congelamento di embrioni, divieto di analisi pre- impianto, parti prematuri, bimbi malati, gravidanze a rischio: questa è una norma dal sapore sadico. In nome della morale unica, imposta dai deputati cattolici e dalla Chiesa attraverso il boicottaggio del Referendum, si infliggono sofferenze psicologiche e fisiche ad una persona viva, giovane, che ha come colpa il desiderio di diventare madre o padre. Certo l'analisi preimpianto potrebbe escludere l'innesto di embrioni portatori di malattie o malformati che, comunque, verrebbero espulsi naturalmente e salvare, per esempio, intere popolazioni dalla maledizione della talassemia (300 mila casi solo in Sardegna)… Ma se la logica non è la felicità delle persone, allora si può vietare alla scienza di prevenire le malattie! La Legge 40 è la più restrittiva d’Europa ed è persino più integralista di quella in vigore nell’Arabia Saudita…un primato di cui arrossire. A questo punto non ci possono meravigliare i dati che evidenziano la fuga dei pazienti verso l’estero - quadruplicata rispetto al 2003 - dove vengono applicate normative più umane rispetto a quelle del “nostro” Paese.

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