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Legalità è... Nessuno tocchi Caino!
Giorgio Bellonotto | 19 agosto 2010 alle 15:30:43

“Questa inutile abbondanza di supplizi, che non ha mai reso migliori gli uomini,mi ha ispirato a esaminare se la  pena di morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato”Scrive Cesare Beccaria al centro della sua opera più importante,”Dei delitti e delle pene”, e prosegue chiedendosi.” Quale può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili?” Dei delitti e delle pene è una delle opere più significative dell’Illuminismo e tratta un tema che è tutt’oggi al centro di discussioni internazionali, affrontato dai maggiori pensatori contemporanei. Lo Stato ha diritto di togliere la vita ad un uomo?

Questo è il centro del pensiero innovativo di Beccaria. Tutti gli stati settecenteschi prevedevano la pena di morte per crimini più o meno gravi a seconda del ceto sociale dell’individuo, e sempre in base a questo una differente pena di morte. Quest’ultima, nello stato giuridico settecentesco, è necessaria come deterrente contro i possibili criminali e utilizzata per ristabilire l’equilibrio che il colpevole ha rotto con il suo crimine, inoltre, per impedire che si scatenino faide personali tra vittime e colpevole.

Ma Beccaria, andando contro le consuetudini sostiene che la pena di morte non è utile bensì dannosa. Il deterrente non è mai servito, siccome per millenni non ha impedito ad un uomo di ucciderne un altro o di commettere un crimine. La pena di morte viene definita diseducativa e l’unico modo per correggere il colpevole non è ucciderlo, ma educarlo a rispettare le leggi. Tuttavia il pensiero innovativo di Beccaria non venne ascoltato sino in fondo e successivamente “Dei delitti e delle pene” venne messo all’indice dei libri proibiti, istituito dalla Chiesa, in quanto metteva in discussione la società dell’antico regime. Con il passare dei secoli filosofi e letterati si occuparono talvolta di giustificare o spiegare questo argomento, ma senza riscontrare esiti politici o sociali, rimanendo così solo alle idee. Con la nascita dell’ONU, dopo la Seconda Guerra Mondiale, inizia una progressiva sensibilizzazione verso i diritti dell’uomo, grazie anche all’emanazione della Dichiarazione Universale dei Diritti in cui l articolo n°3 sancisce il diritto alla vita.

Ora con il progredire della democrazia e della società civile non ci si chiede più se la pena di morte sia legittima o no, molti sostengono che la pena di morte non è legittima per nessuno, uomo o stato, e deve essere abolita. Da qui nasce la discussione all’ONU tra i paesi abolizionisti e i paesi mantenitori che si è protratta per alcuni decenni. L’Europa si è messa all’avanguardia tra i paesi abolizionisti e in particolare l’Italia ha giocato un ruolo d’araldo fondamentale contro la pena di morte, mettendosi in prima linea durante più di venti anni di discussioni. Gia nel 1991 Marco Pannella cerca di abbozzare una prima moratoria, nasce poi il movimento abolizionista “Nessuno tocchi Caino” a Bruxelles nel 1993. Il maggiore avversario italiano della pena di morte è l’attuale ministro per il commercio internazionale, Emma Bonino, sostenuta da ben quattro governi italiani. La Bonino ha attraversato non poche difficoltà nella sua mediazione tra i paesi abolizionisti e quelli mantenitori e, finalmente, attraverso anni di trattative, discussioni, riunioni, con il sostegno delle personalità più disparate, dai politici agli attori, da Papa Wojtyla agli sportivi internazionali si è giunti ad una conclusione. Forse parziale, ma pur sempre una conclusione. A New York l’assembla generale dell’ONU ha votato per la moratoria contro la pena di morte, con un risultato definito “storico”:104 paesi favorevoli contro i 54 contrari (29 astenuti).

Questa votazione, oltre a portare prestigio all’Italia per l’impegno dimostrato, ha segnato un passo importante per la lotta contro la pena di morte, tuttavia la strada indicata da Cesare Beccaria sembra essere ancora difficile da accettare, infatti ancora in molti paesi, come alcuni stati degli USA, la Cina e la maggior parte degli stati africani, la morte legalizzata è ancora una realtà.

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