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Odisseo: conoscenza o bestialità?
Elisabetta Parodi | 19 agosto 2010 alle 15:34:57

Odisseo è un personaggio che per il suo carattere multiforme è stato letto e interpretato da molti autori. La figura di Odisseo è descritta in Omero come un eroe umano, polymetis (scaltro), polytlos (paziente) e polymechanos (furbo e mentitore). La fantasia di Dante immagina un Odisseo ansioso di ripartire. L’autore della Divina Commedia pone l’eroe greco all’Inferno, nell’ottavo girone, quello dei consiglieri fraudolenti, cioè chi ha ingannato e tradito la fiducia degli altri. Odisseo è l’unica anima a cui Dante vuole parlare, forse perché stimava le sue doti. Da lui si fa raccontare il suo ultimo viaggio fino alle colonne d’Ercole e a un’isola indistinta, dove una tempesta farà inabissare la nave per l’eternità. Durante il suo ipotetico racconto Odisseo pronuncia la frase che è qui tema di discussione ”Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”: “Fatti non foste per vivere come bestie, ma per seguire la virtù e la conoscenza”. Questa frase delinea la differenza tra l’intelligenza degli uomini rispetto a quella delle bestie. Evidenzia come, essendo uomini, possiamo seguire ideali di virtù, sfidare i nostri limiti e cercare di scoprire sempre di più. Ma quanto siamo diversi noi dagli animali? In fondo lo siamo anche noi derivando dai primati. Solo che la nostra specie ha sviluppato un linguaggio e un’altra forma di comunicazione: la scrittura, abbiamo appreso leggi matematiche, fisiche e chimiche, abbiamo sviluppato tecnologie e strutturato il nostro habitat. Ma stiamo distruggendo quello di molte altre forme di vita. Perciò, la conoscenza è davvero un bene? L’innovazione è sempre positiva? Per far posto a nuove città, nuove industrie e per avere materie prime stiamo distruggendo il polmone verde del mondo, la foresta amazzonica. Ogni giorno vengono sradicati una quantità incredibilmente alta di alberi, ma forse non sappiamo che essi riciclano l’anidride carbonica e producono ossigeno? Certo è vero che per alcuni paesi l’esportazione di legname è importantissima, ma perché non fare come i norvegesi che per ogni albero tagliato ne piantano un altro? Degli ulteriori esempi: i ghiacci si stanno sciogliendo, ogni anno il livello del mare cresce, si rischia che i continenti siano sommersi dalle acque, questa è la conseguenza del surriscaldamento globale. Questi sono alcuni problemi portati dalle nuove tecnologie e ce ne sarebbero molti altri. La specie umana ha sempre avuto il desiderio perverso di superare i propri limiti, impostigli dalla natura. D’altronde da un lato la cosa è giustificata poiché senza traguardi da raggiungere e superare saremmo come contenitori vuoti, senza volontà, ombre di persone che s’aggirano per la terra senza uno scopo preciso. Certo che una volta raggiunto il traguardo si è da capo, ma questo è il senso della vita. Tuttavia certi limiti devono essere rispettati, come la velocità in autostrada, bisogna preservare ciò che è buono, eliminare ciò che è male, migliorare ciò che può essere migliorato, ma nei limiti naturali.

Siamo esseri intelligenti, dovremmo capire quando fermarci, quand’è il momento di dire basta. L’umana natura ci ha consentito di possedere la capacità di sapere, apprendere. Quello che abbiamo appreso in migliaia di anni di storia non ci ha trasmesso nulla? Gli errori del passato non ci hanno fatto riflettere? Forse allora non siamo noi gli esseri intelligenti, ma gli animali, le bestie; forse la loro conoscenza del mondo è più acuta e completa, forse loro sanno quali sono i limiti e non li superano. D’altronde chi se ne importa di radiazioni, energie atomiche e clonazioni, si può vivere anche senza. Perché usare l’energia atomica quando esiste quella eolica quella solare e quella idrica? Perché costruire armi di distruzione di massa? Perché vivere due volte? Queste sono solo le riflessioni di una quindicenne sul rapporto tra la conoscenza umana e la bestialità, sulla conoscenza umana e i limiti umani. Ma visto che siamo gli uomini e le donne di domani forse dovremmo incominciare a pensare ... soprattutto a “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

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