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Il fantasma di Zapata
Giorgio Bellonotto | Recensioni | 19 agosto 2010 alle 15:36:44

Un fantasma si aggira per le strade di Città del Messico? Zapata non è morto? Sono questi gli interrogativi del  libro di Paco Ignacio Taibo intitolato: “Il fantasma di Zapata”. Dalla storia noi sappiamo che Zapata è morto, ucciso in un’imboscata, tuttavia il ricordo delle sue idee e delle sue azioni vive nella memoria di coloro che combattono per la libertà. Zapata nasce in una famiglia di indios, i suoi genitori sono poveri agricoltori costretti a vivere in condizioni disagiate e a sopportare lo sfruttamento da parte di una delle haciendas del posto, grandi aziende agricole che fagocitano terre secondo il piano di modernizzazione definito dal dittatore Porfirio Diaz. Questa situazione è comune a tutti e, fin da giovane, Zapata decide di ribellarsi alle continue vessazioni e diventa il simbolo della rivolta dei messicani che chiedono terra a migliori condizioni e il rispetto della loro dignità. Il loro grido di battaglia è “Tierra y Libertad”. La lotta che i peones messicani conducono non rimane chiusa all’interno dei propri villaggi; al contrario molti cittadini e intellettuali contrari al regime dispotico di Diaz lo appoggiano. Zapata combatte applicando le regole della guerriglia e ottiene grandi vittorie. In poco tempo, riesce a liberare dal potere dei capitalisti lo stato del Morelos e quello di Guerriero. Nel dicembre del 1913 Villa e Zapata entrano trionfanti a Città del Messico. In un gesto passato alla storia Zapata rinuncia a sedere sulla poltrona presidenziale affermando: “Non combatto per questo. Combatto per le terre, perché le restituiscano”. Successivamente torna nel proprio Stato di nascita, il Morelos, liberato dalla pressione del proprietari terrieri. Nel 1915 nasce la Comune di Morelos, un  grande esperimento di democrazia diretta al quale partecipano anche studenti e intellettuali provenienti da Città del Messico. Gli zapatisti continuano a distribuire le terre e a dare maggiore potere alle assemblee dei contadini. Zapata viene assassinato da un sicaro assoldato da Carranza nel 1919, presso l’hacienda di Chinameca.

Emiliano Zapata rappresenta l’esempio di un impegno coerente e appassionato per ideali quali, libertà, giustizia e diritti per i meno abbienti. Egli non è mai stato dimenticato dal proprio popolo ed il suo pensiero è vivo e riaffiora sempre nei cuori di coloro che combattono per la libertà. È presente in molti modi, uno dei più consueti è lo scheletro con i baffi neri ed il sombrero in testa dipinto sui muri, ma molti hanno scritto libri, biografie che parlano di lui, delle sue imprese, delle sue idee. Tra questi possiamo ricordare Edgcumb Pinchon. Edgcumb Pinchon: “que viva zapata!”. L’avventura del più grande rivoluzionario messicano, pubblicato nel 1941 questo libro è una biografia romanzata di Emiliano Zapata. Non stupisce che Hollywood sia ricorsa all’opera di Pinchon, al suo pathos e al suo eroe senza macchia e con una sola parola, il cui nero sguardo saettante ispirava devozione ai peones e, nella stesa misura incoercibile, amore alle muchachas, per portare sul grande schermo il mito di Zapata, smussandone tuttavia i toni. La sceneggiatura di John Stenback per il film Viva Zapata è stata tratta infatti da Pinchon (che figura anche nei credits). Paco Ignacio Taibo II, invece, incarica Hector Shayne, il suo detective preferito, di scoprire dove si nasconde il vecchio rivoluzionario Zapata. In effetti, Shayne trova un vecchio che afferma di esserlo, con il quale instaura un interessante conversazione:“…Emiliano Zapata è morto.” “È proprio sicuro mio generale?” “È morto, se glielo dico io può crederci. È morto a Chainameca nel 1919, assassinato da dei traditori. Ma se non fosse, ci sarebbero ancora oggi le stesse carabine pronte a sparargli..e sarebbero sempre gli stessi a ordinare il fuoco..il popolo lo ha già pianto allora, perché vuole farlo piangere un’altra volta?” Oggi, in tutto il mondo, la situazione non è cambiata e, ancora, c’è chi cerca di imporsi sugli altri e non rispetta le identità culturali di quei paesi sui quali può avanzare pretese economiche e esercitare un controllo finanziario. Noi, come già gli indigeni di tutto il mondo, ci uniamo alle voci dell’EZLN messicano: “Zapata vive, la lucha sigue!”

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