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Obiezione di coscienza e... Deriva dei continenti!
Alice Arba | 19 agosto 2010 alle 15:45:39

Il diritto della donna di richiedere un contraccettivo, come la “pillola del giorno dopo, non può essere negato dal farmacista. Le affermazioni di papa Benedetto XVI sono infondate e non possono essere accolte. La lotta della Chiesa prese il via nel novembre del 2000, nei giorni seguenti l’inizio della vendita nelle farmacie della pillola del giorno dopo: l’Accademia pontificia per la vita ricordò ai medici e ai farmacisti il dovere di fare obiezione di coscienza contro la vendita di quel farmaco. Il papa ha poi “invitato” i partecipanti al congresso internazionale della Federazione dei farmacisti cattolici <Ad affrontare la questione dell’obiezione di coscienza che è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti finalizzati a scelte chiaramente immorali, come per esempio l’aborto>.

Giustamente il segretario di Federfarma, Franco Caprino, obietta che i farmacisti hanno l’obbligo di legge di garantire ai cittadini di trovare in farmacia i medicinali prescritti dal medico. Ancora una volta, l’affermazione papale di una generica sacralità della vita risulta contraria al bene concreto delle persone! Inoltre, non si può parlare di farmaci immorali: se così fosse, le autorità preposte alle autorizzazioni e al commercio non ne avrebbero consentito la circolazione. Se si seguisse il messaggio di papa Ratzinger, cosa accadrebbe? Di certo gli aborti aumenterebbero, portando ad una condizione inaccettabile di dolore per le donne. A questo proposito, sottoscrivo l’appello dell’oncologo Veronesi che afferma:<Vendere anticoncezionali vuol dire diminuire il numero di aborti. E poi bisogna distinguere medicinali come la Ru 486 (pillola abortiva) che sono per legge di esclusivo uso ospedaliero>. Se l’appello del papa fosse rivolto alla cosiddetta pillola del giorno dopo o, peggio, a tutti gli anticoncezionali, pillola tradizionale e preservativi compresi, bisognerebbe invocare l’intervento della dea ragione o almeno del buon senso: non vendere gli anticoncezionali vuol dire favorire gli aborti, visto che l’astinenza totale o i cosiddetti metodi naturali non mi risulta abbiano questo grande successo. Imporre le proprie idee con la forza del rifiuto (obiezione di coscienza) o costringere le donne ad abortire non sembra in sintonia con il messaggio cristiano.

<Medici e farmacisti - continua Veronesi - valutino secondo coscienza questi appelli, ma non dimentichino comunque di essere al servizio del benessere psicofisico di tutti i cittadini, a qualunque religione appartengano, compresi gli atei. Ripeto: intensificare l’uso degli anticoncezionali affinché diminuiscano gli aborti. Questo è saggio e proponibile>. Quindi i farmaci prescritti dal medico devono essere disponibili, non possono essere negati... almeno fino a quando la deriva dei continenti (e dei valori) non ci spingerà alla latitudine di Teheran.

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