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Contro l'aborto unica arma la prevenzione
Matteo Gibbone | 19 agosto 2010 alle 15:51:23

L’aborto clandestino purtroppo è ormai diventato il terzo maggiore caso di mortalità per le donne di tutto il  mondo; allora la questione è che se l’aborto è causa di un così alto numero di morti, forse sarebbe meglio intervenire prima, con forti campagne di prevenzione, e garantire alle donne l’interruzione di gravidanza come estremo rimedio, come oggi fa la 194. Uno dei punti cruciali è la scelta, la scelta di una donna se interrompere una gravidanza o fare nascere il bambino, entrambe le scelte comportano situazioni difficili. Da una parte l’interruzione di gravidanza, l’interruzione di una vita, un gesto che sarebbe da evitare già dal principio; dall’altra diventare madri, una delle più grandi responsabilità per una donna; un neonato significa attenzione, motivazioni forti. La scelta deve essere libera, le donne che decidono di abortire non devono essere viste come potenziali assassine, ma come vittime costrette a questo gesto estremo, devono essere aiutate e sostenute.

Basti immaginare il contesto delle ragazze che rimangono incinte nei primi anni dell’adolescenza, o ancora peggio le ragazze extracomunitarie che arrivano da sole in Italia e, vittime della prostituzione, rimangono incinte senza poi avere un appoggio su cui contare. In questi casi se esse decidessero di abortire dovrebbero avere piena facoltà di farlo, ma soprattutto la certezza che l’intervento avvenga in luogo idoneo, con un’equipe medica specializzata. Tutto questo è garantito dalla legge 194. Ancora una legge per la tutela della maternità e contro l’aborto. Di certo una cosa è chiara: i nuovi laureati in ginecologia sono per il 70% obiettori di coscienza come spiega il dottor Mauro Buscaglia, primario di ginecologia a Milano, con ben cinquemila interruzioni di gravidanza alle spalle, costretto a continuare la sua campagna perché tra i nuovi medici cresce il rifiuto. Quando gli viene domandato se ha dei rimorsi egli risponde che “Davanti agli scrupoli di coscienza, ripensa agli Anni Settanta, quando le donne arrivavano in ospedale con l’intestino bucato o addirittura estirpato dalle “mammane”, durante gli interventi clandestini”, questo gli dà la forza per continuare e dichiara che non sarà mai un’abortista pentito.

L’unica cosa di cui davvero si rammarica è il fatto che ogni aborto è un fallimento della prevenzione. Prevenzione. Altro argomento molto delicato.Le campagne di prevenzione dovrebbero essere ovunque, se questo è davvero l’unico rimedio per evitare le interruzioni di gravidanza. Come mai allora non se ne vedono molte in giro? Ed è qui che entra in gioco la politica misogina e liberticida della Chiesa. Ebbene siamo realisti, che cosa ha fatto la Chiesa per prevenire le gravidanze non volute di migliaia di donne e il dramma dell’aborto? Assolutamente niente, anzi c’è stato un boicottaggio sfrenato di tutti gli anticoncezionali. Secondo la Chiesa il diritto alla vita è sacrosanto e non dipende dal volere della madre. Ma riprendo l’esempio delle ragazze extracomunitarie costrette a prostituirsi e rimaste incinte: un prete ha mai provato ad allevare un bambino in tali condizioni?

Senza un’assistenza e senza un lavoro, non c’è da stupirsi che molte ragazze preferiscano l’intervento, che molto probabilmente verrà eseguito da macellai senza un briciolo di esperienza in luoghi malsani e a rischio.A questo punto le scelte rimangono due in nome della dea ragione e della salute pubblica: una campagna di prevenzione capillare con ampio ricorso a tutte le tecniche contraccettive e la legge 194: la difesa della legge 194 per il diritto ad una maternità responsabile.

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